La Spoon river bianca che calpesta la Carta

(Chiara Saraceno – lastampa.it) – Siamo uno dei Paesi più ricchi al mondo. Ci fregiamo della qualifica di culla della civiltà occidentale e dei valori che questa proclama in merito alla dignità di ciascuno. Abbiamo una Costituzione che proclama la nostra democrazia come fondata sul lavoro. Ciononostante, una parte ampia di lavoratori e delle loro famiglie è esposta al rischio di povertà e si continua a morire di lavoro. Avere un lavoro, infatti, non è sufficiente a proteggere dall’esperienza della povertà.

In Italia oltre il 16 per cento delle famiglie con persona di riferimento operaio o assimilato si trova in povertà assoluta. In compenso, troppo spesso il lavoro espone al rischio di infortuni, anche mortali, che sarebbero evitabili se le condizioni di lavoro fossero migliori, gli strumenti e le procedure di sicurezza presenti e applicate. Invece i morti sul lavoro negli ultimi anni continuano ad aumentare. Entrambi i rischi – essere poveri e morire sul lavoro o infortunarsi seriamente – sono tanto più alti quanto più pesante e faticoso il lavoro e più deboli le condizioni contrattuali. La combinazione di bassi salari e condizioni di lavoro insicure crea situazioni di vulnerabilità inaccettabili in un Paese sviluppato e che si vorrebbe civile e democratico. Trappole, a volte mortali, in cui troppi lavoratori sono imprigionati sotto il ricatto di perdere, o non trovare, un’occupazione, ancora più se sono stranieri. Altro che lavoro fonte di dignità e garanzia di libertà.

Per troppi lavoratori e lavoratrici il lavoro è non solo fatica pesante, ma fonte di squalificazione umana e sociale perché pagato troppo poco e senza diritti, incluso il diritto a non essere trattati come cose privi di valore, invisibili e sacrificabili. Ha ragione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a denunciare la sostanziale indifferenza, quando non connivenza, con cui queste condizioni continuano a esistere e riprodursi nel nostro Paese. Non è la prima volta che lo fa e non sarà l’ultima, se i meccanismi, e le connivenze, che le consentono rimangono intoccate.