Lo storico invitato a parlare di Resistenza a poche ore dalle celebrazioni per gli 80 anni della Liberazione

(Andrea Joly – lastampa.it) – L’Italia sta vivendo una deriva fascista? «Bisogna essere chiari. È certo che nessuno, oggi, voglia di nuovo dichiarare guerra agli Stati Uniti o farci marciare in camicia nera. I neofascisti non sono questo. Ma c’è chi ha serbato un rancore, coagulato negli anni, che ora è venuto fuori. Chi l’ha covato per anni oggi dice: “Ora ci siamo noi”. E agisce». È una platea di 500 persone quella che accoglie lo storico Alessandro Barbero al piccolo festival resistente dell’associazione culturale Comala di Torino. Appuntamento alle 19, nessuna prenotazione. E per questo c’è chi è rimasto in coda per ore pur di ascoltare lo storico. Centinaia sono rimasti fuori, in piedi, lontani dal palco ma a sentire la sua lezione su fascismo e Resistenza. E Barbero risponde così alla domanda sul suo punto di vista di fronte alle politiche attuali, tra Ddl Sicurezza e repressione in piazza: «Quel rancore oggi porta a un progetto di una società controllata, a politiche repressive, ad andare contro le proteste in piazza. Ma non è una peculiarità dell’Italia e della sua eredità fascista: è una deriva di tutto l’Occidente».
Barbero è stato invitato a parlare di Resistenza a poche ore dalle celebrazioni per gli 80 anni della Liberazione. E ammette: «Qui, a Torino, quei valori si sentono più che altrove. Perché qui, come in molte altre parti del Nord Italia, la Resistenza si è combattuta in prima linea, si rischiava la vita per la libertà». Ma, per lui, in Italia c’è solo una cosa rimasta «specificatamente fascista. Ed è non voler ammettere che il fascismo era sbagliato». Tutto il resto è parte di quella «deriva conservatrice dell’intero Occidente». Che oggi più che mai parla di riarmo e vive il conflitto in Ucraina: «Ho vissuto tutta la mia giovinezza in un Paese la cui convinzione comune era che la guerra non ci sarebbe mai più stata. Ora non è più così. Viviamo in un Paese e in un mondo in cui si dice addirittura “entro il 2030 ci sarà la prossima guerra”. E si pensa al riarmo. È come essere tornati a fine Ottocento o inizio Novecento: siamo in quella direzione, e queste sono le classiche profezie che si autoavverano».
😣😭
"Mi piace"Piace a 3 people
Caro professore io ai giovani FARE STUDIARE LA STORIA DEL FASCISMO..in particolare, con riferimento a quanto sto leggendo con estrema fatica e per la vergogna che mi assale come Italiano,da chiedere scusa ,io per loro, per i massacri perpetrati dai fascisti, con il libro di Michael Palumbo su “Le atrocità di Mussolini”.
Un libro da incorniciare a Predappio e a Dongo!
"Mi piace"Piace a 6 people
Ipocriti e rancorosi… questi sono i fasci generazionali che mentono con una disinvoltura che li contradistingue allora come ora…
"Mi piace"Piace a 5 people
"Mi piace"Piace a 3 people
Non solo si è serbato rancore, ma una sorta di vendetta, di rivincita, per pareggiare i conti della storia, come se la tragedia del Fascismo e della guerra avesse riguardato solo chi si è opposto al tempo e continua a farlo adesso contro una nuova forma di fascismo, che smessa la camicia nera o la svastica , ripercorre stesso linguaggio, stessa propaganda, stessa mentalità bellicista! E questo non riguarda solo specificamente gli eredi di quel passato , ora al governo, o i nostalgici , facilmente isolabili, ma è purtroppo una mentalità trasversale, come retaggio di errori non ammessi, non elaborati, non corretti, per questo senza alcuna prospettiva di vero e reale impegno per quel mai più che avrebbe dovuto coinvolgere tutti, un intero paese e tutta l’ Europa ! Se questo non è avvenuto, ed ora siamo a riparlare di guerra, questi 70 anni di pace non sono serviti a cambiare culturalmente, nel profondo, italiani ed europei , a rimuovere radicalmente una certa mentalità che torna , quando le condizioni storiche, sociali ed economiche si ripetono e la democrazia formale rischia di cadere negli stessi errori ! Quel mai più guerra avrebbe dovuto essere la sostanza fondamentale e condivisa, su cui costruire le democrazie occidentali, di vinti e vincitori, invece ci siamo accontentati del formalismo , fragile , ed ora tornare ad inneggiare ed auspicare alla guerra sembra normale: un incredibile risultato fallimentare che non ha neppure l’ alibi di derive ideologiche autoritarie! Sono le democrazie occidentali della UE in giacca e cravatta a farlo, e gli isolati sono quelli che si oppongono……serve una nuova resistenza!
"Mi piace"Piace a 6 people
Giusto Alessandra….
Il/la fascista restano tali anche adesso che girano in giacca e cravatta , però ti sei scordata di menzionare il tailleur azzurro cielo da abbinare alla camicia gialla con la cofana al posto del fez.😅
Scherzi a parte, in tempi non sospetti ( anni 80/90) qualcuno di cui ho scordato il nome parlava già di un “fascismo televisivo dal volto sorridente ” che aveva capito che si ottiene molto di più con panem et circenses che con il manganello.
Questi sciacalli di oggi sono andati oltre: solo circenses e poco panem, al grido di battaglia “Se vuoi la pace prepara la guerra” ( anche qui originalissimi).
D’altro canto se si parla di riconvertire le fabbriche di automobili per produrre armi, direi che di soldi per il pane ne restano pochi.
E la previsione di una guerra ( di quelle grosse) nel 2030 mi sembra a dir poco un pò troppo ottimista.
"Mi piace"Piace a 3 people