
(di Michele Serra – repubblica.it) – Quando la Cina di Mao diceva “l’America è una tigre di carta” ero un ragazzino. A cavallo tra i Sessanta e i Settanta il comunismo cinese aveva una forte attrazione sui giovani occidentali in piena ribellione anticapitalista. Era più radicale o forse solo più esotico del comunismo sovietico, che già allora sembrava comatoso.
Niente o molto poco si sapeva delle violenze, delle crudeltà e delle deportazioni della Rivoluzione culturale, grande campagna maoista contro i “revisionisti controrivoluzionari” (leggi: i riformisti) che ebbe fine solo con la morte di Mao e l’arresto della Banda dei Quattro.
Io dovevo essere poco ribelle già allora — forse il riformismo è un vizio innato — perché alle Guardie Rosse preferivo Berlinguer, che nei cortei studenteschi era schernito in quanto fifone, nemico della rivoluzione, reggicoda dei padroni.
Mezzo secolo dopo quelli della mia età non possono non avere un sussulto leggendo le parole del ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, a proposito dell’America di Trump: «Tutti i bulli sono solo tigri di carta. Gli Usa non rappresentano il mondo intero, il loro commercio è meno di un quinto del totale mondiale. Quando il resto del mondo è unito nella solidarietà, gli Stati Uniti sono solo una piccola barca alla deriva».
Per uno dei tanti paradossi della storia, ciò che venne detto nel nome della lotta al capitalismo (l’America è una tigre di carta) viene ripetuto oggi nel nome del libero scambio.
La Cina non è più il paese contadino affamato dei tempi di Mao, è una potenza mondiale, anch’essa imperiale nella gittata dei suoi traffici. Ha i suoi interessi e le sue mire, e lo sappiamo. Ma non una sola delle parole del ministro Wang Yi suona stonata.
Serra che cita Berlinguer dipingendolo come un pavido è quanto di più grottesco possa esistere…Lo stesso Serra che dipingeva la via della Seta come un progetto politico assurdo, oggi si trova a plaudire i veri vincenti della guerra economica mondiale. L’opportunismo, la malafede saccente e arrogante di questi personaggi è rivoltante. Serea è un guerrafondaio che si autonomina riformista, un alleato della dx contro ogni opposizione a un sistema economico che per ogni milionario genera milioni di scarti umani per dirla alla Francesco. Incredibile che queste persone non abbiano il senso della vergogna.
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Prima di criticarli , gli articoli bisogna, magari, capirli. …“ preferivo Berlinguer, che nei cortei studenteschi era schernito in quanto fifone, nemico della rivoluzione, reggicoda dei padroni “.
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Caro Ed, avevo capito benissimo, magari quello che non capisci tu è l’uso strumentale di questi argomenti per autodefinirsi riformisti quando si è guerrafondai e, ora che al potere c’è Trump (per me un pazzo) e non Biden (altro demente non meno pericoloso) si può riabilitare la superpotenza che fino a ieri era solo una dittatura. “Leggere tra le righe” si chiama.
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“… l’uso strumentale di questi argomenti per autodefinirsi riformisti quando si è guerrafondai…”. Ah ah ah! E chi sarebbe “guerrafondaio”? Il mite Serra? È questo il fantomatico “spirito critico” di cui straparli? Ma perché non smetti di leggerlo Serra, invece di perdere tempo a scriverci sotto?
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Lotta Continua tacciava di vigliaccheria Togliatti e Berlinguer per la colpevole omerta’ sulla sorte dei comunisti italiani rifugiatisi in Russia e fatti sparire dall’”aspro “ Stalin ( copyright Canfora ).
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Se basta omaggiare Berlinguer per definirsi “ riformisti “ allora l’hanno fatto tutti : Conte, Meloni, Salvini, perfino La Russa….todos caballeros.
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Berlinguer viene utilizzato dai post comunisti che ormai non sono neanche più socialisti e,a pensarci bene, neanche più di sinistra, quando conviene : lo fece persino Renzi , quindi…
A proposito di imperialismo, Serra dovrebbe spiegare come definire gli interessi di paesi come la Francia, l’Inghilterra o anche il nostro, in Africa che hanno comportato guerre e bombardamenti con eliminazione di presunti dittatori ritenuti pericolosi per i propri interessi,tipo Gheddafi.
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” Presunti dittatori “ riferito al liberticida e stupratore seriale Gheddafi e’ davvero meraviglioso. Visto il metro di giudizio, l’indulgenza per le gesta di un altro “ presunto dittatore “ come Putin e’ allora assolutamente coerente.
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Puoi sempre consolarti con chi è venuto dopo di lui, tipo il generale Haftar e Al Masri. Loro sì che sono devoti democratici.
Anche gente che si sega a vicenda come te e Loguasto ne sareste certo soddisfatti.
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Grande apprezzamento per la tenacia con cui Infosannio propone gli innocui articoli di Michele Serra, sapendo in anticipo che il 99% dei lettori del blog si precipitano a insultare l’autore senza neanche leggerli.
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Complimenti a te per appartenere a quell’un per cento di persone che si ritengono detentori del sapere universale e dello Spirito critico e trattano chi non condivide il loro pensiero come rozzo ignorante
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Il tuo è un tipico caso di proiezione. Ossia attribuire all’altro i propri atteggiamenti. I “detentori del sapere universale” sono compresi per buona parte in quel 99%. Per quanto riguarda lo “spirito critico”, a leggere i commenti sotto ogni pezzo di Michele Serra (di questo stiamo parlando), non ne vedo manco l’ombra.
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Proprio di Serra stiamo parlando e credo molti (non so se il 99 per cento) abbiano capito l’ipocrisia di questo personaggio e dei riformisti di oggigiorno (leggi gattopardi).
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Non lo leggere.
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Articolo alquanto approssimativo, poche righe per spiegare malamente un aspetto decisamente più complesso.
Abbiamo una tigre di cartone che continua ad essere tigre di cartone da 40 anni, almeno stando all’articolo, ma che all’occorrenza diventa un soggetto particolarmente pericoloso; dipende dall’articolo che si desidera scrivere.
Dall’altra abbiamo una potenza emergente, non tanto emergente dati i tempi e della quale si ignorano le vulnerabilità.
Basta scrivere e mangiare; Serra deve pur guadagnarsi da vivere e fino a quando trova gente che è disposta a seguirlo sarà legittimato a continuare a farlo.
Inutile pensare al fatto che le nazioni sono fatte da esseri umani che, in quanto tali, hanno i loro pregi ed i loro difetti.
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