Meloni, contatti con Ursula per ricucire con l’Europa. La premier tenta un asse con Starmer. La telefonata con la presidente della Commissione che le conferma l’impossibilità di tenere a Roma il summit sulle tariffe con Trump. Gelo con l’Eliseo. Sponda britannica per dialogare con i volenterosi

(di Tommaso Ciriaco – repubblica.it) – ROMA – Una telefonata. Di cortesia, visto che sabato mattina Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen si erano salutate solo fugacemente in piazza San Pietro. Per discutere delle «questioni di interesse comune, tra cui il sostegno all’Ucraina e i temi commerciali». Vale a dire: cessate il fuoco e dazi. Il progetto italiano dichiarato durante la missione alla Casa Bianca, d’altra parte, era organizzare un vertice tra Europa e Stati Uniti, ospitandolo a Roma. L’idea suggerita resta in piedi, perché la presidente della Commissione – deliberatamente ignorata dal tycoon nei primi cento giorni della sua amministrazione – preme molto per organizzare il summit. Quasi certamente, hanno però preso atto, non si terrà a Roma.
A pesare sono alcuni dati di realtà, che la politica tedesca non ha nascosto alla premier nel corso di tutti i recenti contatti. Il primo: sono già in programma una serie di summit internazionali a cui potrebbe agganciarsi un’eventuale visita di Trump: il vertice Nato all’Aja o un summit a Bruxelles (senza trascurare l’ipotesi che sia Ursula a recarsi a Washington). Inoltre, esistono forti resistenze, come riportato in più occasioni da Repubblica, da parte di diverse altre cancellerie continentali. Quelle della Spagna di Pedro Sanchez e della Polonia di Donald Tusk. Ma soprattutto, quella di Emmanuel Macron.
La battaglia diplomatica tra Roma e Parigi, culminata l’altro ieri nel caso della fotografia in Vaticano senza Meloni, dura da un paio di mesi. E il solco si è allargato attorno all’idea dei “volenterosi” anglo-francesi di inviare truppe sul terreno. Scegliendo di contestare pubblicamente quella impostazione, la premier ha sostanzialmente abbandonato il gruppo di lavoro che continua a riunirsi tra Parigi e Londra.

L’opzione elaborata da Macron e Starmer continua ovviamente a camminare sulle proprie gambe. Ma ha parzialmente ridefinito alcuni obiettivi, creando un terreno di potenziale convergenza futura con i più scettici. Adesso, ad esempio, i “volenterosi” progettano l’invio di istruttori militari per formare l’esercito ucraino. Un dettaglio su cui Palazzo Chigi faticherebbe in futuro a dire no. E le strade tra Roma e Parigi potrebbero riavvicinarsi, anche grazie alla relazione che Meloni mantiene con Starmer, attorno a un’altra richiesta presente nella controproposta ucraina: quella di una qualche forma di garanzia di sicurezza degli americani. Kiev sostiene che dovrebbe servire a rassicurare l’eventuale missione di pace solo europea, su cui il governo ha sempre frenato. Ma in prospettiva, anche questo scenario potrebbe coinvolgere Roma. La sfida, per Meloni, è semmai quella di costruire un percorso per rientrare in questo gioco diplomatico, dopo la rottura netta con gli anglofrancesi. È questione delle prossime settimane. E soprattutto, è una prospettiva appesa all’estrema incertezza nel teatro ucraino. Di Kiev discuterà domani con il presidente turco Recep Erdo?an.
La premier è arrivata alle 9:30, troppo tardi per partecipare al mini convegno dei potenti dentro la basilica. All’arrivo si è subito accorta che qualcosa non andava, non vedeva Trump e altri alti papaveri. Dove saranno andati? si sarà chiesta. E’ quindi tornata indietro per cercare di entrare in basilica dalla porticina laterale ma l’addetto al cerimoniale, forse un vegliardo cardinale con occhiali spessi due dita, batteva le mani dicendo via via, sciò sciò, da qui non si entra. E notando con la coda dell’occhio la nana ha aggiunto: i bambini devono essere accompagnati dai genitori! Oppure ha trovato la porticina chiusa dall’interno per bloccare il passaggio e non disturbare il mini negoziato di Trump &c. Ed entrare dalla porta principale da sola senza codazzo di addetti le parola brutto. E’ quindi ritornata indietro a raccontare l’accaduto a La Russa che si è oscurato in volto.
Fu così che ha collezionato la figuraccia di emme per essere stata esclusa dal club dei potenti davanti all’occhio del mondo e… della Garbatella, dove saranno stati altamente delusi nel vedere la loro beniamina contare una emerita ceppa. Sic transit gloria mundi!
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La premier è arrivata alle 9:30, troppo tardi per partecipare al mini convegno dei potenti dentro la basilica. All’arrivo si è subito accorta che qualcosa non andava, non vedeva Trump e altri alti papaveri. Dove saranno andati? si sarà chiesta. E’ quindi tornata indietro per cercare di entrare in basilica dalla porticina laterale ma l’addetto al cerimoniale, forse un vegliardo cardinale con occhiali spessi due dita, batteva le mani dicendo via via, sciò sciò, da qui non si entra. E notando con la coda dell’occhio la nana ha aggiunto: i bambini devono essere accompagnati dai genitori! Oppure ha trovato la porticina chiusa dall’interno per bloccare il passaggio e non disturbare il mini negoziato di Trump &c. Ed entrare dalla porta principale da sola senza codazzo di accompagnatori le pareva brutto. E’ quindi ritornata indietro a raccontare l’accaduto a La Russa che si è oscurato in volto.
Fu così che ha collezionato la figuraccia di emme per essere stata esclusa dal club dei potenti davanti all’occhio del mondo… e della Garbatella, dove saranno stati altamente delusi nel vedere la loro beniamina contare una emerita ceppa. Sic transit gloria mundi!
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Siamo sobri e moderati , quindi ipocriti come pochi al mondo e così nessuno si fida di noi e fa bene molto bene…
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