In qualche anfratto del governo Meloni deve esserci un soffione che emette gas ad alto contenuto di imbecillità. L’invito alla sobrietà del ministro Musumeci, in occasione delle […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – In qualche anfratto del governo Meloni deve esserci un soffione che emette gas ad alto contenuto di imbecillità. L’invito alla sobrietà del ministro Musumeci, in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile, è una zaffata i cui effetti resteranno a lungo nell’aria. Come l’ideona del sindaco FdI di Orbetello che ha sanzionato l’Anpi per “occupazione di suolo pubblico”, in seguito alla pastasciutta antifascista promossa in piazza dall’associazione dei partigiani. E che dire di Ascoli dove una fornaia è stata identificata ben due volte dalla polizia locale per uno striscione dove c’era scritto: “Buono come il pane, bello come l’antifascismo”? In qualche santuario della sinistra giornalistica agisce, invece, una superiore magistratura dispensatrice di patenti antifasciste. O, al contrario, pronta a sanzionare chiunque osasse non adeguarsi ai parametri dell’apposito fascistometro. Unità di misura conservata nella redazione di “Repubblica”, così come a Sèvres si custodisce il campione del metro. Come ogni festa della Liberazione i tecnici del quotidiano provvisti di odometro (apparecchio che misura la distanza percorsa tra due punti) nel compulsare le ultime dichiarazioni di Giorgia Meloni sull’antifascismo (“I nostri valori democratici negati dal fascismo”) hanno stabilito un “lento, lentissimo, quasi impercettibile slittamento semantico”, ovvero “una parvenza di evoluzione”. Ecco, se in questi giorni vi capitasse di essere inquadrati per strada da un arnese provvisto di treppiedi, occhio che potrebbe non essere l’Anas ma il fascistometro di “Repubblica”. Che anche ieri in un’omelia di un custode doc della Resistenza bacchettava “i furbi cacadubbi che irridono ‘l’antifascismo immaginario’”, sfidandoli ad attaccare anche Sergio Mattarella quando egli afferma che “l’idea dell’Europa dei popoli ‘nacque a Ventotene’”. E perché mai dal momento che nel nutrire il massimo rispetto per la visione che ebbero Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi noi furbi cacadubbi dalla coda di paglia non possiamo fare a meno di sorridere davanti alle facce da Ventotene che dal salotto di casa officiano ogni sera l’antifascismo modello talk-show.
Sembra di tornare ai tempi dello scontro di Giorgio Napolitano con la magistratura palermitana a proposito del processo sulla Trattativa. Quando l’allora direttore di “Repubblica” Ezio Mauro puntò il dito contro “Il Fatto” scrivendo che “l’onda anomala del berlusconismo” aveva “spinto nella nostra metà del campo (che noi chiamiamo sinistra) forze, linguaggi, comportamenti e pulsioni che sono oggettivamente di destra”. Notammo allora il linguaggio da proprietari terrieri: “La nostra metà del campo”. Nostra di chi? E in nome di cosa, chiedemmo, pensate di rappresentare “ciò che noi chiamiamo sinistra”? (dando perfino il nome alle cose credendosi la Bibbia). Come allora verrebbe da chiedere in nome di quale autorità morale, di quale cattedra superiore questo sinedrio col ditino alzato si attribuisce la distribuzione di certificati e scomuniche? Sempre, s’intende, stando dalla parte giusta della storia (ma possibilmente al sole).
Questa volta sono in sintonia totale con Padellaro.
Alla stupidità di Musumeci si contrappone con uguale intensità quella dei sofisti di Repubblica.
Se fisso stato un fascio,alla domanda posta a Musumeci avrei risposto che la festa è festa per tutti in quanto ricorre la fine della guerra e la liberazione dalla dittatura fascista e dall’ occupazione nazista .
Ma questi di Repubblica perché amano tanto i nazisti Azov e poi si dicono antifascisti ! È evidente che è tutto strumentale e per niente ideale.
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