
E’ morto Papa Francesco. La notizia è di oggi, lunedì 21 aprile. Il Pontefice si trovava a Roma, a Casa Santa Marta, dove era stato trasferito dopo il ricovero al Gemelli. Ieri, nel giorno della Santa Pasqua, aveva desiderato partecipare alle celebrazioni della messa e si era affacciato alla loggia di San Pietro per la benedizione Urbi et Orbi. Poi il giro in papamobile tra la folla per salutare i fedeli.
Papa Francesco è morto. L’annuncio è stato dato direttamente nel corso di una diretta da casa Santa Marta, convocata all’improvviso proprio per dare la notizia. La Sala Stampa della Santa sede ha comunicato così quanto accaduto: “Poco fa Sua Eminenza, il Card Farrell, ha annunciato con dolore la morte di Papa Francesco, con queste parole: ‘Carissimi fratelli e sorelle, con profondo dolore devo annunciare la morte di nostro Santo Padre Francesco. Alle ore 7:35 di questa mattina il Vescovo di Roma, Francesco, è tornato alla casa del Padre. La sua vita tutta intera è stata dedicata al servizio del Signore e della Sua chiesa. Ci ha insegnato a vivere i valori del Vangelo con fedeltà, coraggio ed amore universale, in modo particolare a favore dei più poveri e emarginati. Con immensa gratitudine per il suo esempio di vero discepolo del Signore Gesù, raccomandiamo l’anima di Papa Francesco all’infinito amore misericordioso di Dio Uno e Trino’”
(corriere.it) – Papa Francesco è morto oggi, lunedì 21 aprile. Il Pontefice si trovava a Roma, a Casa Santa Marta, dove era stato trasferito dopo il ricovero al Gemelli. A dare la notizia il cardinale Farrell: «Alle 7.35 il Vescovo di Roma è tornato alla casa del Padre»
CITTÀ DEL VATICANO Isola di Sanciano, 3 dicembre 1552, poco dopo mezzanotte: in una capanna, vegliato da un amico cinese, Francesco Saverio, primo missionario gesuita, muore guardando la Cina, il sogno di una vita distante un paio di miglia marine. Roma, 31 luglio 2013, Chiesa del Gesù: sono passati poco più di quattro mesi da quando il conclave, il 13 marzo, ha eletto l’argentino Jorge Mario Bergoglio e Francesco, primo Papa gesuita della storia, celebra messa nella «chiesa madre» della Compagnia il giorno della festa del fondatore, sant’Ignazio di Loyola. «A me è sempre piaciuto pensare al tramonto del gesuita, quando un gesuita finisce la sua vita, quando tramonta», dice nell’omelia. E cita l’immagine di padre Francesco Saverio che muore guardando la Cina: «L’arte lo ha dipinto tante volte questo tramonto, questo finale di Saverio. Anche la letteratura, in quel bel pezzo di Pemán. Alla fine, senza niente, ma davanti al Signore. A me fa bene, pensare questo».
Il tramonto di Francesco, dopo 88 anni di vita e quasi dodici di pontificato, porta con sé la sensazione di qualcosa di irreversibile, la «rivoluzione della tenerezza» innescata dalla rinuncia di Benedetto XVI e compiuta da quel prete «callejero», di strada, figlio di emigrati piemontesi – il papà Mario ragioniere, impiegato nelle ferrovie, la madre Regina Sivori casalinga impegnata a tirar su cinque figli – cresciuto al 531 di calle Membrillar, nel barrio Flores di Buenos Aires, quartiere di italiani dove Alfredo Di Stefano, un signore del quale Pelè diceva «per me il più forte è stato lui», ricordava di averlo visto giocare a pallone con gli altri ragazzini. Il diploma da perito chimico, la vocazione, il seminario, e a ventun anni il noviziato della Compagnia a Cordoba, a settecento chilometri da Buenos Aires, accompagnato in bus dai genitori: anni difficili, perché dai gesuiti studiano molti figli di famiglie bene, ricche, e lui ne ricaverà un senso di solitudine e il risentimento per quella mentalità elitaria che definirà la «psicologia da principi».
Così all’inizio c’è già tutto. I confratelli cardinali, nella Sistina, sanno bene chi stanno votando. Bergoglio era già stato il nome dei «progressisti» nel conclave del 2005 che aveva eletto Ratzinger. Ma l’atmosfera cupa e asfittica che ha accompagnato lo scandalo Vatileaks, la necessità di una scossa che Benedetto XVI avverte per primo, decidendo di dimettersi, portano uno dei conclavi sulla carta più conservatori – gli elettori sono stati nominati quasi tutti da Wojtyla e Ratzinger – a scegliere quel cardinale che a Buenos Aires raggiungeva in bus i sobborghi della villas miserias, le famiglie di baraccati talvolta non sapevano che quel prete fosse l’arcivescovo.
Nelle riunioni dei cardinali prima del conclave, il 9 marzo, l’intervento del gesuita argentino già contiene il programma del pontificato: «La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo geografiche ma anche esistenziali», dice. La Chiesa aperta: «A volte penso che Gesù bussi da dentro, perché lo lasciamo uscire». Accetta l’elezione come un «peccatore » che confida «nella misericordia» di Dio, e lascia tutti senza fiato quando dice: «Vocabor Franciscus», mi chiamerò Francesco. Mai nessun pontefice aveva scelto il nome del santo di Assisi. «Non dimenticarti dei poveri», gli aveva detto il francescano Hummes, che gli sedeva accanto. Quattro giorni più tardi sarà lo stesso Papa, l’indice al petto, a raccontare: «Quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri… Ho pensato subito a Francesco d’Assisi. Poi ho pensato alle guerre, e Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore… Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!».
La veste bianca, l’uscita dalla Sistina. Prova subito a chiamare Benedetto XVI ma a Castel Gandolfo non sentono la telefonata, si parleranno alle 20,45, ma intanto anche Ratzinger scopre come tutto il mondo il nuovo Papa che s’affaccia che dalla Loggia delle Benedizioni, «Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo, ma siamo qui».
Non era una battuta. È l’idea che fonda il suo magistero, quello che lui stesso ha definito «lo sguardo di Magellano», il grande navigatore portoghese che all’inizio del Cinquecento si propone di circumnavigare il globo e «quando arriva arriva alla fine del continente americano, guarda all’Europa dal nuovo punto raggiunto e capisce un’altra cosa», perché «la realtà si vede meglio dalla periferia che dal centro».
Così il Papa arrivato «quasi dalla fine del mondo» rovescia le prospettive, a cominciare dalla stessa figura papale. Resta a vivere nella camera 201 a Santa Marta, l’albergo vaticano che ospitava gli elettori, perché «non posso vivere da solo», e così cancella l’immagine da corte imperiale con pochi eletti ammessi all’Appartamento apostolico che gli pare «un imbuto rovesciato». Dopo una delle prime notti, all’alba vede una giovane guardia svizzera fuori dalla porta, «sei stato in piedi tutta la notte, figlio?», lo fa sedere e gli offre la colazione. Allergico al «si è sempre fatto così», spiega che «all’inizio sono caduti alcuni muri: “Il Papa non può!”» e va di persona nei negozi a cambiare occhiali o scarpe, si porta da sé il bagaglio a mano, si stupisce dello stupore, «dobbiamo cercare di essere normali, la normalità della vita».
E poi, i viaggi, cuore del suo magistero. Da una parte ci sono le grandi sfide: il dialogo con la Cina e l’ «accordo provvisorio» sottoscritto dal 2018 per la nomina dei vescovi; l’amicizia con l’Islam e il «Documento sulla fratellanza umana» firmato nel 2019 a Dubai con il Grande imam di Al Azhar Ahmad Al-Tayyeb, massima autorità sunnita; il viaggio in Iraq del 2021, primo Papa nella terra di Abramo, e l’incontro con il grande ayatollah Ali Al-Sistani, leader sciita; l’avvicinamento col mondo ortodosso e il primo, storico incontro tra un Papa e il patriarca di Mosca, Kirill, il 12 febbraio 2016.
Dall’altra, le periferie. Francesco dà voce e visibilità agli ultimi della Terra, gli «scartati», come un faro proiettato, almeno per qualche giorno, sulle vicende di popoli che non interessano a nessuno, oscurati dalla comunicazione globale. Bisognava vederlo, in Bangladesh, mentre chiedeva «scusa» a nome di tutto il mondo ai Rohingya, alla donna musulmana che gli diceva piangendo: «Vorrei mostrare il mio dolore al capo dei cristiani» . O tra i Mapuche e gli indios dell’Amazzonia: «Dobbiamo lasciare da parte la logica di credere che ci siano culture superiori o inferiori». Il primo viaggio lo compie a sorpresa tra i migranti a Lampedusa, al centro del Mediterraneo divenuto «un grande cimitero», per denunciare la «globalizzazione dell’indifferenza» e i troppi «muri» destinati a crollare, come ripeterà a Lesbo, Cipro, Malta, «i ponti sono sempre soluzioni, i muri mai».
Nella sua terza enciclica, Fratelli tutti , aveva scelto un verso di Virgilio, «Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt», per dire con Enea il dolore delle cose e delle vicende umane che toccano la mente e il cuore. Perché è «la realtà stessa che geme e si ribella», in un mondo nel quale in un mondo nel quale «tutto è connesso»: la devastazione dell’ambiente, l’iniquità dell’economia e la «cultura dello scarto» a danno degli ultimi, la tragedia delle migrazioni e la «terza guerra mondiale combattuta a pezzi».
Certo, ci sono le riforme «strutturali» avviate o compiute, dalle finanze vaticane alla Curia romana, un impulso al decentramento della Chiesa che si riflette nella centralità del Sinodo dei vescovi mondiali sulle questioni più delicate e nella nomina di un «Consiglio» del Papa composto da un gruppo di cardinali da tutti continenti, le nomine cardinalizie che premiano piccole realtà periferiche a scapito delle sedi storiche, un conclave sempre meno eurocentrico e occidentale e sempre più rappresentativo del Sud del mondo.
Ma l’aspetto centrale resta il ritorno all’essenziale del cristianesimo, «le Beatitudini e il capitolo 25 del Vangelo di Matteo, li c’è tutto», l’atteggiamento che nel giorno del Giudizio distinguerà i giusti dai dannati: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Il kerygma, il Vangelo sine glossa, in purezza. Di ritorno dal primo viaggio internazionale, la Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro, i giornalisti in volo gli chiedono se in Vaticano esista la «lobby gay» di cui si era parlato, e lui spiega tranquillo: «Si deve distinguere il fatto che una persona sia gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, tutte le lobby non sono buone. Ma se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicare?».
Tutto questo senza peraltro cedere nulla sulle prerogative del Papa, com’è peraltro ovvio per un gesuita, un pontefice talvolta brusco con i collaboratori e, nel caso, duro: prosegue la «tolleranza zero» di Ratzinger sulla pedofilia e arriva a togliere la porpora all’ex cardinale di Washington, Theodore McCarrick (l’unico precedente risaliva al 1927), così come toglie «le prerogative del cardinalato» al cardinale Angelo Becciu perché sia processato per lo scandalo degli investimenti finanziari della Segreteria di Stato.
Di nemici ne ha tanti, soprattutto nella destra cattolica degli Stati Uniti e nelle frange più reazionarie che cercano di contrapporlo a Benedetto XVI, ma Francesco liquida i timori di uno scisma («ce ne sono stati tanti, nella storia della Chiesa») e non replica: «Con le persone che cercano solo divisione scandalo, l’unica risposta è il silenzio di Gesù. Con Satana non si dialoga».
Dietro la semplicità apparente, i riferimenti di Francesco sono sottili, nascosti. Nel greco dei Vangeli, il verbo che indica la compassione di Gesù è splanchnízomai e viene da splánchna , l’«utero» o le «viscere» della madre. Toccare le ferite, il dolore. Le viscere materne della misericordia. Il 18 gennaio 2015 celebra a Manila una messa davanti a sei milioni persone, «il più grande avvenimento nella storia dei papi», fa notare padre Lombardi. Ma nella memoria resta il volo nelle tempesta verso Tacoblan, un’isola devastata dal tifone Yolanda, la messa sotto la pioggia davanti ai sopravvissuti, e Francesco che guarda i volti in lacrime di chi ha perso tutto, figli, amori, case, soppesa l’omelia già scritta, lascia perdere i fogli: «Io non so che cosa dirvi. Il Signore sì, sa che cosa dirvi», e dice, a braccio, una delle omelie più belle del pontificato.
Raccontava che il primo annuncio cristiano lo aveva ricevuto da una donna, Rosa, la nonna paterna, e per questo amava la poesia che Friedrich Hölderlin aveva dedicato alla sua, ne sillabava i versi, «che l’uomo mantenga quel che il fanciullo ha promesso». Francesco lo ha mantenuto. E pazienza se anche lui, tramontando, non è riuscito ad andare in Cina. Dopo la morte di Francesco Saverio, fu il missionario gesuita Matteo Ricci a compiere il sogno del confratello, il 7 agosto 1582, sbarcando trentenne da un galeone portoghese nella colonia di Macao. Perché «il tempo è superiore allo spazio» e l’essenziale è «aprire processi». Il resto verrà: «Dio ci “primerea”, ci anticipa, sempre».
😥❤️

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È stato veramente un grande Papa, che ha interpretato il suo ministero nel segno della pace e della povertà. Che Dio l’abbia in Gloria.
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Non è riuscito a sopportare l’imbecillità del genere umano!
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Per questo ci stiamo immolando alla IA, ormai disperiamo che possa esisterne una umana…..
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infatti è più produttiva l’intelligenza artificiale perchè modificabile alla bisogna, mentre quella naturale è troppo genuina ed immodificabile.
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Ed ora largo agli IPOCRITI!
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12 anni di pontificato, sicuramente non è riuscito a sanare la Chiesa ma gli va riconosciuto un impegno politico a favore del dialogo con “i nemici dell’Occidente” e a favore di Gaza. Io non sono cattolica ma ho apprezzato il suo impegno pacifista.
Sicuramente, in uno scenario politico dominato da guerrafondai e affaristi, mancherà una figura politica come la sua.
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Il prossimo sarà ossequioso del sistema!
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Forse è il male del mondo che l’ha ucciso.
Ora è tornato a Casa, lasciando un enorme vuoto.
Le sue Ali erano pronte, ma il nostro cuore, e il nostro mondo, non lo sono…
Non riesco a smettere di piangere.
Lo vedo come un bruttissimo segno, ma spero di sbagliare… e che Lui ci vegli, ora.
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Mi dispiace. Chissà se il poveretto credeva veramente in Dio… un essere soprannaturale, onnipotente ecc. ecc. E’ la stessa domanda che si poneva Leonardo Sciascia su ogni prelato romanzesco o reale che fosse. Spero non al Dio barbuto e tremendo della Cappella Sistina ma al Dio (alias Gesù) dei vangeli. Una differenza fondamentale. Fatto è che l’ultima personalità incontrata è stato Vance, presumo protestante. Gli sarà stato fatale? Qualcuno tra i filosofi del pensiero critico ha detto che ha gestito la chiesa in senso troppo modernista e non autentico: più una chiesa della bontà e del soccorso ai poveri e agli ultimi che una chiesa che privilegiasse la trascendenza, lo spirito dell’oltretomba. Mussolini era un anticlericale accanito, ma anche la borgatara al governo che la mena con il… “sono cristiana…”. Insomma un mito che utilmente intimorisse i fedeli che… non devono protestare contro il POTERE. Terreno, naturalmente.
Avrà fatto in tempo a designare le caratteristiche del suo successore? Sul potere ecclesiale la storia ci ha offerto una sequela di figure non proprio aderenti al messaggio dei vangeli.
SANTO SUBITO??!!
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Come puoi dubitare che credesse in Dio, Gae? Lo ha dimostrato e mostrato la sua vita. QUELLO era il Dio in cui credeva… non quello potente e minaccioso, ma quello umile e pieno d’amore.
Santo subito?
Per me sì… e lo è già.
Non c’è bisogno di burocrazia.
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Non ti impressionare, carissima. Il mio era solo un’iperbole dal sen fuggita. Grande rispetto per i credenti, anche se io purtroppo non ho questa “marcia in più”.
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Impressionarmi…? 😃☺️😄
Gae, io non sono né cattolica(se non per convenzione, per via del battesimo) né seguace di qualsiasi altra religione, eppure credo, perché sento e “so”.
Ho approfondito sin da piccola, in modo razionale, le cose ritenute spirituali…ho dovuto, per capire, per inquadrare i “fenomeni extrasensoriali” di cui era piena (non sai quanto) la mia vita.
È difficile conciliare i due mondi, se non si sa che siamo spiriti che usano, per un po’, e tante volte diverse, un corpo, per sperimentare ed imparare…
Non riesco a dire che “credo”, non più di quanto direi “credo che esista l’Australia”…
Ci basta così poco per poter dire di conoscere come è fatto il mondo… a volte un semplice atlante o le parole di chi c’è stato…ma la nostra anima non basta, per dirci che C’È il mondo da cui questa viene e che continua ad esistere insieme a questo…?
Troppe prove e “ricordi” per non dire che “SO”.
Ps le tante virgolette: perché è difficile usare la nostra lingua per significati che ad essa sfuggono.
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Sono anch’io convinto che il genere umano, fin dai primordi, è alla ricerca dell’assoluto. E’ un bene questo rovello istintivo, perché proviene dall’animo di chi ha una natura umana fatta di aspirazioni al superamento delle traversie e difficoltà inerenti al potente principio naturale della sopravvivenza. Cosa poteva fare l’uomo delle caverne se non affidarsi, guardando il cielo stellato dal funzionamento PERFETTO, a qualche regia che l’avesse portato a nascere e a cui rivolgersi in caso di necessità o solo per spiegarsi l’esistenza del “male”. Anch’ora oggi dopo vari millenni. Bellissimo, in questo senso, il libro di Telmo Pievani “Nati per credere”. Se non l’hai ancora letto ti consiglio di farlo. Vedrai che i tuoi (e non solo) assilli sono un patrimonio costitutivo della razza umana… finché non interverrà l’IA futurista a scombinarla (ne ho scritto proprio ieri in fondo all’articolo di Veneziani), come se non bastasse il caos che stiamo vivendo per colpa di esseri umani stravolti dagli influssi micidiali delle logiche di potere. Se poi vuoi andare in profondità c’è anche “Grandi Dei” di Ara Norenzayan, ambedue antropologi ed evoluzionisti di fama mondiale meritata.
Anche noi non credenti abbiamo, senza esserne coscienti, le nostre divinità che in realtà seguono lo stesso solco.
Continua così come fai, cara la mia Pasionaria!
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Anail, dopo Papa Luciani, Papa Francesco è stato il mio Papa preferito, che ci guardi e ci aiuti da lassù ne abbiamo tanto ma tanto bisogno.. la sua dipartita proprio oggi forse è un segno.. a noi non resta che piangere la sua scomparsa e sperare che ci possa aiutare davvero.. un caro abbraccio 💝
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Credo tu abbia dimenticato il papa buono Giov,XXIII…
ps: il coccodrillo orsetto ha già lacrimato!
Questi invece di nascondersi …appaiono…al sistema.
Che vergogna…per far passare la guerra e gli armamenti hanno strumentalizzato la cerimonia in Vaticano delle famiglie militari e servizi,mai trasmessi,del 2014…cosa non si fa per far digerire le armi di oggi!
Questa mattina davo ovviamente il via “agli ipocriti” …cvd..
che schifo!
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Net Papa Giovanni XXIII non l’ho “conosciuto”.. sicuramente sarà stato un grande Papa..
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X Anail:
spero che la Burina non colga l’occasione per fare pure la Papessa. Chissà se quei vestiti bianchi indicavano qualcosa in merito. Spero che almeno ai funerali verrà in nero, come nero pece è il suo animo.
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Addio Francesco. Chissà se ci saranno altri Papi che avranno il coraggio di scegliere il nome di Francesco e cercheranno di rendere onore a tale nome come ha cercato di fare lui
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Che cali il silenzio. Sipario.
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Un GRANDE PAPA…..un grande vuoto e tanta tanta tristezza….!!!!
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Sento le campane a morto e provo naturalmente grande dispiacere e rispetto. Francesco però non ha fatto nessuna rivoluzione. L’impegno pacifista? Trovatevi un Papa negli ultimi 80 anni che sia stato guerrafondaio. Sui diritti poi la chiesa non ha fatto mezzo passo avanti. A me ha sempre fatto pensare più a un parroco che a un Papa. A molti piaceva anche per questo. È stato eletto in un momento storico che oggi sembra preistoria, “contro” una certa immagine degradata che la chiesa stava dando di sé. Ricchezza, appartamenti, scandali, eccetera. Per questo, aspetto con grande curiosità la prossima nomina. La Pace, secondo me, ma posso sbagliarmi, sarà la missione principale del conclave.
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Per decenni lo Stato pontificio ha fatto affari con Fondi e Banche che investivano direttamente in armi e altre attività contrarie al messaggio evangelico, dal 2022 queste pratiche sono state vietate. Formalmente quindi si può indicare Francesco come pacifista, non già soltanto per le dichiarazioni pacifiste ma per aver compiuto un atto politico di coerenza al messaggio cristiano.
In merito al novo papa: speriamo non eleggano un nuovo Pio XII.
La Chiesa, come la politica, promette continuamente rinascita e bonifica e poi disattende puntualmente. Certo, visto che si tratta di una figura politica che ha molto seguito, basterebbe il nuovo Papa comunicasse un senso di speranza e responsabilità ….ma un po’ di coerenza i cristiani dovrebbero iniziare a viverla per se stessi: spero quindi in un nuovo Papa che viva coerentemente il Vangelo e che lo faccia vivere ai cristiani….sarebbe già un bel passo avanti.
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io lo voglio ricordare così:
“la Nato ha abbaiato ai confini della Russia”
“indagare se è in atto un genocidio a GAZA. Salviamo la dignità umana”
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E ha anche parlato due anni fa di guerra mondiale a pezzi.
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“ Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo. L’esigenza che ogni popolo ha di pgrovvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo”.
Così io voglio ricordare Papà Francesco con queste parole pronunciate ieri a Roma quando in città era ancora presente il vice presidente degli Stati Uniti d’America.
Parole che indirizzerei ai responsabili dell’Unione Europea e ai membri del nostro Governo, in primis alla presidente.
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E anche quando ha detto a chiare lettere sul riarmo al 2% PAZZI!
Grande Bergoglio, mi dispiace tantissimo che sia andata così.
Ha avuto la forza morale di denunciare i crimini di Gaza e la guerra in Ucraina addebitandola all’abbaiare della NATO.
L’unico e ripeto l’UNICO capo di stato occidentale che ha ricercato la pace in questi 3 anni.
E proprio adesso che Vance è a Roma, e che la Meloni va in giro vestita di BIANCO (burina sempre e comunque), proprio il giorno dopo Pasqua è tornato davvero alla casa del Padre.
Lacrime ben meritate per lui.
Non perfetto ma mille volte meglio dei nostri cialtroni al governo.
La Melona e tutto il suo entourage sarebbe bene che non si facessero vedere ai funerali visto che l’hanno pensata al contrario su tutte le guerre e il riarmo, nonché il taglio della spesa sociale per i poveri!
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“La Melona e tutto il suo entourage sarebbe bene che non si facessero vedere ai funerali visto che l’hanno pensata al contrario su tutte le guerre e il riarmo, nonché il taglio della spesa sociale per i poveri!”. Ah ah ah ah!! In questa giornata un po’ triste, ci voleva un post del volatile che si appropria della figura di Francesco per farmi tornare il buonumore! Grazie!
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Hai ragione. Dovevo ricordare di Papa Francesco, il suo appoggio incondizionato alla vittoria finale ucraina. 😀 Fatti un tuffo rinfrescante nel WC e tira lo sciacquone. Whassss (gluglu)
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“Dovevo ricordare di Papa Francesco, il suo appoggio incondizionato alla vittoria finale ucraina”. E insiste! Papa Francesco la pensa come il volatile mononeuronico. Ah ah ah!
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La pensava… purtroppo
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Di sicuro non la pensava come te, testa di cocco nato-SODO-mita, e i tuoi trenini usati come dildo anali 😀
E insiste.
Ridicolo 😀
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Appropriarsi del pensiero di Papa Francesco e usarlo contro qualcuno per motivi politici è ridicolo. Tu sei ridicolo 😀 Ma questa non è una novità.
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E se lo fa anche Di Battista me ne fotto. È ridicolo pure lui 😀
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Ma guardati allo specchio, ridotto idealmente a poltiglia (Morgan, Vertigo Blu) 😀
Io non mi approprio di niente, ma El Papa lo ricordo per quel che ha detto e che gente fatta di cacca come te ha ignorato per anni.
Almeno avesti la decenza di tacere per la vergogna.
Invece no, più siete disonesti e tr0llanti, e più avete la faccia come il qulo di parlare e di attaccare gli altri che stranamente, a El Papa lo hanno ascoltato.
Gioca, gioca con i trenini Lima, ho saputo che sei arrivato alla locomotiva + tre vagoni passeggeri. Coraggio, che almeno un altro ti ci entra tra le chiappe.
Ciuf Ciuf.
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Meloni su FB oggi:
Giorgia Meloni
9 h ·
Papa Francesco è tornato alla casa del Padre. Una notizia che ci addolora profondamente, perché ci lascia un grande uomo e un grande pastore. Ho avuto il privilegio di godere della sua amicizia, dei suoi consigli e dei suoi insegnamenti, che non sono mai venuti meno neanche nei momenti di prova e di sofferenza. Nelle meditazioni della Via Crucis, ci ha ricordato la potenza del dono, che fa rifiorire tutto ed è capace di riconciliare ciò che agli occhi dell’uomo è inconciliabile. E ha chiesto al mondo, ancora una volta, il coraggio di un cambio di rotta, per percorrere una strada che “non distrugge, ma coltiva, ripara, custodisce”. Cammineremo in questa direzione, per ricercare la strada della pace, perseguire il bene comune e costruire una società più giusta e più equa. Il suo magistero e la sua eredità non andranno perduti. Salutiamo il Santo Padre con il cuore colmo di tristezza, ma sappiamo che ora è nella pace del Signore
Alessandro di Battista le ha risposto sotto:
Alessandro Di Battista
Ipocrita. L’hai ignorato quando si è scagliato contro il business delle armi. L’hai ignorato quando ha ricordato anche le responsabilità della NATO nella guerra in Ucraina e l’hai ignorato tutte le volte che ha denunciato l’orrore di Gaza, l’Olocausto palestinese, il genocidio che avviene anche grazie al tuo ignobile silenzio per non dire compiacenza. Ipocrita. Oggi i terroristi israeliani hanno colpito ancora una volta i profughi nelle tendopoli. Bambini, sopratutto bambini. Fatti a pezzi. E tu, sostenitrice di Netanyahu ancora una volta non hai aperto bocca. E poi oggi parli di pace.
“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità”.
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Santo e Sparviero: anche basta.
https://www.ilsole24ore.com/art/messaggio-urbi-et-orbi-a-gaza-situazione-ignobile-no-riarmo-poi-papa-mobile-sorpresa-attraversa-piazza-AHenVDP
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Senza l’ultima parola, frase saggia da citarsi,
piegò il capo sul cuscino quasi per addormentarsi,
senza un grido, senza un nome, senza motti, senza un suono,
nè il rumore di battaglie, era morto un altro uomo,
restò solo qualcosa che volò
nell’aria calma e poi svanì,
per dove non sapremo mai.
mai, mai, mai, mai, mai… (l’Uomo, F. Guccini)
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