
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – La serie televisiva «di cui tutti parlano» (laddove «tutti», che ai tempi di Sandokan o della Piovra voleva dire tutti, adesso significa una bolla un po’ più grossa delle altre), la serie del momento che bisogna avere visto, o almeno dire di aver visto, si intitola «Adolescence».
Avendola vista per davvero, ammetto che ha il merito di affrontare il tema più rimosso della nostra epoca: la frustrazione di non piacere agli altri. Il bisogno di riconoscimento fa parte della condizione umana dai tempi di Caino e Abele, ma i social lo hanno alimentato, creando dipendenza. Un’ottima ragione per maneggiarli con cura, in particolare negli anni dell’adolescenza, quando la corteccia prefrontale non è ancora completamente sviluppata e il cervello emotivo è padrone assoluto del campo. In un minorenne la rabbia esplode senza filtri, anche se per fortuna non sempre con le conseguenze narrate nella serie, dove l’imberbe protagonista accoltella una coetanea che lo ha preso in giro su Instagram e, al termine del colloquio con la psicologa del carcere, sembra ossessionato da un unico aspetto della sua vicenda e della vita in genere: il bisogno di piacere agli altri, anche alla psicologa, e di venire rassicurato sul fatto di non essere brutto o comunque inadeguato.
Gli adulti mascherano meglio la frustrazione, ma questo non significa che non ne siano vittime. Chi sono, in fondo, gli elettori dei partiti populisti, se non persone arrabbiate con un mondo che si rifiuta di riempirle di cuoricini?
“Chi sono, in fondo, gli elettori dei partiti populisti, se non persone arrabbiate con un mondo che si rifiuta di riempirle di cuoricini“
Certo, lui che vive e vegeta solo nella ZTL poco si cura dell’approvazione altrui.
Per questo vota piddì, soprattutto quello del 2016.
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