L’imbarazzante vicenda della laurea della ministra Calderone così come l’ha meritoriamente ricostruita questo giornale, costituisce di per sé un serio danno reputazionale […]

(di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – L’imbarazzante vicenda della laurea della ministra Calderone così come l’ha meritoriamente ricostruita questo giornale, costituisce di per sé un serio danno reputazionale per l’intero sistema universitario italiano: ed è proprio per questo che è opportuno che gli scandali diventino di pubblico dominio. Ed è una vicenda che, nella sua triste meschinità provinciale, ha però nessi profondi con situazioni ben altrimenti importanti: come il vergognoso cedimento della rettrice ad interim di Columbia University alle minacce liberticide di Donald Trump, o come lo stupefacente ritiro della laurea al sindaco Ekrem İImamoglu imposto dal governo di Erdogan all’Università di Istanbul. Il filo conduttore è unico, ed è la sottomissione dell’università agli interessi, alle pressioni, alle volontà del potere politico. Quando le università hanno padroni privati, piegarle è più facile: e da noi (fatte salve le vecchie e indipendenti private di grande tradizione, come la Cattolica o la Bocconi, o altre) il risultato è un triste sottobosco di scambi, collateralismi, lobbismi che smontano le regole del sistema, o peggio le piegano a favore degli interessi privati. Quando le università sono pubbliche, piegarle è in teoria più difficile, ma si possono privatizzare (l’ha fatto Orbán in Ungheria), o minacciare direttamente, come negli Usa. E ci sono ragioni concrete per pensare che anche in Italia potrebbe presto succedere qualcosa del genere: definanziamenti che inducano gli atenei a fondersi tra loro, a trasformarsi in fondazioni, a cadere direttamente sotto il controllo del potere politico. A quel punto, una squallida vicenda come quella attuale non solo rappresenterebbe la norma (e non un’eccezione rara, come è ancora), ma rischierebbe perfino di essere il minore dei mali. Non sottovalutiamo i sintomi, finché il paziente (il sistema universitario pubblico) è vivo.
Quindi basta avere un pò di denaro anche gli asini si possono laureare.
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Veramente, pare che non abbia neanche pagato… solo una cifra irrisoria a fronte dei 10mila euro previsti.
https://www.fanpage.it/politica/cose-questa-storia-della-laurea-della-domenica-di-calderone-la-ministra-non-lho-presa-in-fretta-e-furia/
Se ne tornasse a Bonorva a a fare pane zichi…
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Anail a volte rimpiango i primi onorevole che erano solo lavoratori e conoscevano la condizione di lavoro..ma erano nel PC..già questo stava a dimostrare una sola cosa…il lavoro e la sua condizione nel sociale…poi.. beh.. tra riformisti e traditori …tutto finì.. purtroppo!
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Purtroppo oggi per lavorare o accedere a qualche posto pubblico serve il foglio di carta e, data la richiesta, le offerte una volta introvabili ora sono alla portata di chi ha disponibilità economica, basta saper cercare…e pagare!
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Si ma nel privato…nel pubblico invece potevi trovare un bidello che ti trovava una firma necessaria per passare un esame..sempre pubblico,dietro il pagamento di un caffè…ma l’esame lo dovevi farei…qui si tratta di non fare nulla e solo pagare…per avere il solito pezzo di carta…una bella differenza.
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Non si sa con certezza se la ministra nel suo calderone culturale abbia una laurea o solo un diploma. Per fugare ogni dubbio, la ministra potrebbe esibire un certificato ministeriale reperibile al seguente link: https://anis.mur.gov.it/attestazioni/. Fino a quando non lo farà, sarà lecito dubitare della minestra propinata.
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Non il dito ma la luna.
Se anche avesse conseguito 4 lauree prestigiose è, e rimane, uno dei ministri più incapaci e bugiardi della storia dell’umanità.
Per conferma citofonare gestione SFL, ADI e tante altre cialtronerie miserabili.
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la sua faccia da forte la sensazione che oltre alla “laura” s’è comprato il diploma, la licenza media e pure la licenza elementare…!!!
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Sono solo in parte d’accordo con Montanari.
Dipendesse da me l’istruzione, la sanità e, come per fortuna succede, le forze dell’ordine e le forze armate dovrebbero essere totalmente precluse all’iniziativa privata.
Tornando alla realtà, le buone Università. sia pubbliche sia private, ci sono.
Chi si laurea in un’università fuffa si laurea in un’università fuffa; in QUELLA università fuffa; se questo aspetto è noto la buona università, anche privata, non ha nulla da temere.
Se ti compri il titolo in un’università, pagando o per vie traverse, sei uno che si è comprato il titolo.
Il privato sa e scarta a priori questi soggetti; il problema è il pubblico; dare valore legale a certi titoli di studio, equipararli in tutto e per tutto ai titoli conseguiti presso le buone università è un danno enorme; quello è il vero danno.
Resta comunque il fatto che nel pubblico ci sono altre anomalie, raccomandazioni in primis.
Quanto a questa, che dire, di intrallazzi ne ha fatti tanti che la laurea falsa è una vicenda che si aggiunge alle altre; in certi partiti fa anche curriculum e si vede.
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