
(Giuseppe Di Maio) – Il fondatore del pensiero di destra in Italia è stato Dante Alighieri. A via Rasella fu colpita una banda musicale di semi pensionati. Ora è la volta di Gualtiero Spinelli destituito da padre fondatore dell’Europa. Sono numerosi gli interventi dell’emiciclo di destra che tenta di riscrivere la storia. Perché? Perché ha la maggioranza in Parlamento. E in virtù di questo potere affidatogli dalla democrazia può comandare non governare, riformare quel poco di buono che c’era nel paese, processare i governi precedenti (anzi quelli prima di quelli precedenti), può persino riscrivere la storia col solo criterio dell’opinione, e quel che è peggio, riducendola a concetto spendibile per una massa di analfabeti totali e funzionali. La destra adora la democrazia quando le dà la maggioranza, la odia quando essa stabilisce regole ingombranti e contrappesi, o quando i numeri le sono avversi.
Dacché il PdC ha urlato in Parlamento: “Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia”, lo scandalo ha sorpassato i confini patrî, ed è divampata la polemica dentro e fuori le istituzioni. Lei stessa, travolta dall’enormità, ha dato versioni di volta in volta differenti. L’ho fatto per provocare la sinistra che ormai non ci si raccapezza più, non ho insultato nessuno, al contrario sono stata insultata fin sotto i banchi del governo, la sinistra ha problemi con la democrazia, è illiberale. Sarebbe il caso di fare macchine indietro tutta per un istante, e dare uno sguardo a ciò che si contesta. Meloni racconta che il popolo è un soggetto adulto e, siccome è capace di discernere autonomamente, gli si può raccontare tutto ciò che si vuole, invece per Spinelli, Colorni e Rossi no. Ma Meloni non ha letto il Manifesto di Ventotene, a Meloni hanno scritto tre frasi in croce per condannare una costruzione politica che all’inizio aveva altri intenti, e che adesso si deve accontentare del ruolo di gregaria degli USA e della sua estensione NATO, che il nostro PdC chiama Oscidente. Pensate: Essa non aveva il tempo per rispondere alla domanda scomoda di una giornalista nell’unica conferenza stampa dell’anno, ma ha avuto invece il tempo di sezionare in tre parole una dottrina politica.
Il Manifesto metteva in risalto (tra l’altro) la difficoltà delle democrazie nella costruzione di organismi nuovi, la resistenza degli stati nazionali di superare i confini dei propri interessi, l’ostacolo della dimensione privata nella creazione del bene comune. Ma Meloni col suo metodo era già pronta a dissertare della Politica di Aristotele, difatti lo diceva anche Chesterton signora mia, che posso dire quel cazzo che mi pare. Ma il metodo non è solo della nostra premier, è dei tempi, della volgarizzazione del sapere, e della riduzione della scienza a opinione. Tempi in cui si annida comodamente la mistificazione, tempi in cui anche il nostro Presidente della Repubblica infila un’accusa di nazismo al nemico Putin. Questa è la destra.
Non sapevano come depredare i beni pubblici e rubarci i nostri risparmi.
Hanno inventato l’euro.
Ci hanno sistemato con la BCE
Hanno ordinato l’austerità e il pareggio di bilancio
Poi sono venuti i vaccini
La crisi del petrolio
Le direttive europee
La guerra ucraina
E, finite tutte queste belle scuse, ora ci martellano il cervello col riarmo europeo e la minaccia russa.
Indovinate chi ci guadagna con tutte queste cose? I soliti noti.
Sono loro la vera minaccia.
Ma finché molte persone non lo capiranno e continueranno ad applaudire gente come Serra, Benigni, Scurati, Vecchioni che ci fanno credere che siamo sani e belli e forti, er meglio fico del bigoncio, e ci riempieranno di falso orgoglio o di paura, andremo poco lontano.
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C’È CHI VUOLE RIUNIRE L’EUROPA
E CHI VUOLE DIVIDERE L’ITALIA
Leonardo Cecchi
Io sono in seria difficoltà perché non so neanche da dove iniziare per commentare la follia, ma follia vera, di questo individuo e di tutto il Governo che lo sta appoggiando.
Ricordate che 4 mesi fa la Corte Costituzionale aveva bocciato 3/4 dell’autonomia differenziata, facendola fortunatamente naufragare?
Oggi ci riprovano, ma riuscendo nel mirabolante intento di peggiorarla.
Mentre il mondo va in fiamme, tornano le guerre commerciali che rischiano di mandare sul lastrico milioni di europei e impera un clima da Guerra Fredda, questo brillante, geniale e fine costituzionalista torna a proporre di dare a Regioni grandi quanto un quartiere di Rio de Janeiro la delega – tra le altre – al commercio internazionale. Così mentre Trump mette i dazi, si scatena una guerra commerciale tra continenti, l’Italia si potrà ritrovare con il Molise o la Valle d’Aosta che provano a trattare individualmente con Xi Jinping o Narendra Modi. Poi la scuola, trasporti, protezione civile. Ci manca la possibilità di battere moneta.
Tutto come prima, ma due differenze enormi: il clima odierno che è diventato folle e richiede ancora di più di evitare pagliacciate come queste; il fatto che l’altro grande colpo di genio della riforma sia che oggi è A COSTO ZERO. Avete capito bene: costo zero. C’è proprio scritto: nessun onere aggiuntivo per lo Stato.
Quindi da Roma in giù le Regioni dovranno farsi carico di mille e più servizi senza soldi.
In Calabria, dove ci sono medici cubani e manca poco che non arrivi Save the Children.
In Sicilia, dove il debito pubblico supera quello di una non indifferente quota di Paesi africani.
Questi sono PERICOLOSI. Per l’incompetenza manifesta, evidente e chiara. Attuare la riforma (in 9 mesi dicono!) significa far implodere un pezzo d’Italia.
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La perfida nana culturale al governo accusa i sostenitori del Manifesto di Ventotene, scritto al confino 84 anni fa e lontano un miglio dall’Ue attuale, di essere nostalgici illiberali. Mentre lei difende a spada tratta, senza se e senza ma… udite udite… Orbàn, il campione assoluto di regime illiberale (peraltro reoconfessato esplicitamente e declamato nei comizi).
Non sa neanche il significato del termine LIBERALE che va scomposto in due parti: 1) Valore di apertura, di democrazia, tolleranza per le altrui opinioni, etnie ecc. ecc. 2) Liberismo economico e statuale anti-giustizia-sociale e privatistico in senso persino oligarchico.
A quale dei due sensi di liberalismo la borgatara è affine?? Non è difficile scoprirlo. IL SECONDO! Purtroppo in lingua anglosassone esiste solo un vocabolo, LIBERAL, per indicarli entrambi.
Ma vediamo l’origine del suo autentico illiberalismo. Lo spartiacque è la RIVOLUZIONE FRANCESE che al solo sentirla pronunciare le viene un attacco di orticaria. Fu infatti quell’evento a far nascere (unico caso al mondo) la BORGHESIA che prima di divenire il veicolo di imprenditoria spregiudicata e bulimica di profitti, era una categoria sociologica di alto valore intellettuale, culturale e critico del POTERE in senso lato: “Che cosa ha condotto alla bandiera rossa quelli che, per così dire, non ne avevano bisogno??”. (Ernst Bloch,“Il principio speranza”).
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Egregio Gae, troppo complicato per cervelli modesti. Semplifichiamo per “capocce” raffinate: delle due signore bionde, l’una è faxxxxta, l’altra è naxxxta.
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…un capolavoro di articolo!!
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Con i manifesti non se magna Con la riforma fiscale stipendi netti calati del 6 per cento e ci sarebbe da rivoltare il paese ma nessuno ne parla pensando alla splendida isola di Ventotene che al di là del manifesto ti puoi permettere solo se hai i dane’ e tanti.🤔
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