
(Gioacchino Musumeci) – Giorgia Meloni alla camera ha criticato la manifestazione Pro Europa evocando il Manifesto di Ventotene, e non v’è dubbio che ancora una volta abbia mostrato seri limiti. Il suo intervento è stato un esempio straordinario di nullità concettuale.
Tralascio il metodo mistificante bizzarro con cui la premier ha estrapolato alcuni passi del manifesto definiti salienti, di fatto la Meloni sta al manifesto come il diavolo sta all’acqua santa.
Infatti il centro di gravità della politica meloniana è il corporativismo restauratore da cui discende refrattarietà alla rivoluzione ideologica che il manifesto propone. Nell’ottica della Meloni l’impresa si deve tutelare con ogni sorta di norma a favore di questa. Ma in generale la politica del governo è plasmata sul principio che la collettività dev’essere dominata. A ciò si aggiunge l’obbedienza a diktat extranazionali, postura che garantisce sostegno di plutocrati di cui Meloni è serva selezionata nello spiacevole mercato politico odierno.
Nella filosofia retrograda meloniana, gli enormi vantaggi destinati a pochi sono raccontati con imponenti apparati propagandistici come superiori interessi nazionali, e il cittadino, in special modo il lavoratore, non può che sentirsi miracolato per le basse retribuzioni ormai insufficienti a garantire il tenore di vita dignitoso che la Repubblica dovrebbe invece favorire.
La Meloni non può che essere nemica del manifesto di Ventotene poiché in esso si combatte qualsivoglia forma di putrefacente e parzialmente indistinto totalitarismo e si ribalta la logica tossica della rovinosa sottomissione e criminalizzazione del dissenso a cui le politiche europee tendono oggi.
Giocoforza l’Europa e l’Italia immaginate nel manifesto non sono quella di Giorgia Meloni: per coloro come la premier privi di qualsiasi anelito rinnovatore, il contenuto del manifesto appare perfino pericoloso per l’assetto democratico interpretato dai politici come diritto alla prevaricazione e che il manifesto incita a divellere. In definitiva il contenuto ottuagenario del manifesto è troppo futuristico per i primitivi deputati a governare.
Il manifesto di Ventotene concepito nel 1941 è straordinariamente istruttivo e visionario perché sovrapponibile all’attuale UE, diabolica artefice della disastrosa militarizzazione ideologica pre conflitto.
Il manifesto non lesina critiche anche acerrime a democratici confusi sostenuti da masse senza bussola culturale, a burocrati comunisti che hanno intrappolato i lavoratori nella lotta di classe senza reali speranze e progetti di cambiamento, respinge fermamente la collettivizzazione della società applicata in Russia, e propone la nazionalizzazione di imprese che condizionano gravemente la libertà degli individui.
Il manifesto incoraggia l’emancipazione delle donne attraverso la regolamentazione delle basi salariarli in funzione delle aspirazioni di ogni individuo e prevede politiche di sostegno ai fragili e meno abbienti. Il manifesto è autenticamente laico, critica il concordato tra Stato è chiesa e considera la religione gabbia dello spirito critico pur senza ledere la libertà di culto. Descrive nitidamente tutti i limiti dell’Europa pre e post bellica, dominata dal corporativismo enfatizzato nello Stato inteso come entità divinizzata, interessata alla propria esistenza e al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che può cagionare ad altri. In questo Stato l’individuo di ieri proprio come quello di oggi, è prostrato, considerato mezzo più che uomo, soverchiato dal potere politico che in quanto braccio operativo di grandi imprese dell’energia ,del settore bellico e delle banche, è incapace di sintetizzare una linea utile per il progresso e l’emancipazione della collettività. Nel manifesto solo un movimento politico rivoluzionario, capace di conciliare le aspirazioni della classe operaia con lo spessore culturale di intellettuali soprattutto giovani, potrà garantire un nuovo ordine sociale.
Il manifesto è terribilmente attuale: descrive come lo stato, da tutelatore della libertà dei cittadini, “si è trasformato in padrone di sudditi, tenuti a servirlo con tutte le facoltà per rendere massima l’efficienza bellica. Anche nei periodi di pace, considerati come soste per la preparazione alle inevitabili guerre successive, la volontà dei ceti militari predomina ormai, in molti paesi, su quella dei ceti civili, rendendo sempre più difficile il funzionamento di ordinamenti politici liberi.”
Concludo con uno stralcio in cui l’essenza del manifesto è lapalissiana poiché evidenzia i disvalori su cui ancora oggi si reggono la Dx contemporanea e frange lobbiste di certa pseudosinistra cattolica: “Quantunque nessuno sappia che cosa sia una razza e le più elementari nozioni storiche ne facciano risultare l’assurdità, si esige dai fisiologi di mostrare e convincere che si appartiene ad una razza eletta, solo perché l’imperialismo ha bisogno di questo mito per esaltare nelle masse l’odio e l’orgoglio…. I più evidenti concetti della scienza economica debbono essere considerati anatema per presentare la politica autarchica, gli scambi bilanciati e gli altri ferravecchi del mercantilismo, come straordinarie scoperte dei nostri tempi. A causa della interdipendenza economica di tutte le parti del mondo, spazio vitale per ogni popolo che voglia conservare il livello di vita corrispondente alla civiltà moderna, è tutto il globo; ma si è creata la pseudo scienza della geopolitica per dare veste teorica alla volontà di sopraffazione dell’imperialismo. La storia viene falsificata nei suoi dati essenziali, nell’interesse della classe governante… Le biblioteche e le librerie vengono purificate di tutte le opere non considerate ortodosse. Le tenebre dell’oscurantismo di nuovo minacciano di soffocare lo spirito umano.”
Era il 1941…
Ce la dobbiamo tenere per volontà degli utili idioti.
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