(Giuseppe Di Maio) – Immaginiamo che la Meloni non abbia quel comportamento sguaiato, urlante, che sbraita contro le ingiustizie e le inefficienze, mentre svela all’ultimo cittadino il tranello del potere. Immaginiamo che non abbia i capelli boccolosi, che non sia bionda e minuta, che non sia femmina. Nell’inconscio degli italiani c’è di certo una bambina, una specie di piccola fiammiferaia che prende coscienza di sé e inveisce contro le sopraffazioni del mondo. Credete veramente che se Lei avesse un eloquio non dialettale, pacato, dialogante, se fosse maschio, avrebbe tanto seguito tra gli elettori reazionari? Il suo aspetto ci fa diventare indulgenti, scatena il nostro animo protettivo, paterno, e in alcuni si carica financo di ben peggiori turpitudini. Una donna al vertice è soprattutto una donna, verso cui non sono consentiti eccessivi rimproveri, plateali squalifiche personali o collettive, ironia sulla sfera privata, men che mai sessuale. L’indulgenza degli italiani galanti impedisce di bocciare  e irridere l’operato di una donna al governo.

Poi la zoccoletta (termine di Berlusconi che aveva capito tutto della natura dei suoi cloni) intuì quanto il suo maestro che un popolo squalificato poteva aprire la via all’autocrazia, e intraprese la via del potere. Principalmente mentì, creò un nemico, inventò scorciatoie, accusò la politica proba di incapacità, di tornaconto, di mendacio. Una nutrita classe di ladri, eterna nemica della giustizia e del merito, vide in lei (come spesso accade per numerose donne al comando) l’intoccabile testa d’ariete per conseguire le sue illecite finalità. I tempi della DC, quelli cioè di una destra addomesticata da una sua sinistra egemone all’interno dello stesso partito, sono finiti da tempo. Le destre reazionarie approfittano da più di trent’anni della discordia tra conservatori e radicali (cioè tra PD, cespugli di centro, con le sinistre e ora M5S) e trasformano il favore elettorale in dittatura. L’ultima trovata di questo governo di ladri la cui politica è intenta a procurare vantaggi per una classe e a mantenerli intatti, è il nuovo DDL sicurezza che trasforma i cittadini in pedine di un progetto iniquo, e regala agli aguzzini franchigie inimmaginabili con un potere da stato di polizia.

Un elettorato malaccorto ha regalato al nemico della Costituzione repubblicana la prevalenza numerica in Parlamento, che da questa svista elettorale si prenderà ogni libertà democratica in nome di una generica libertà senza garanzie. La guerra ai poveri nel nome dell’attenzione verso la povertà, la guerra ai giudici nel nome di una fantomatica giustizia giusta, la guerra alla Costituzione nel nome di un suo aggiornamento, stanno trasformando la democrazia in dittatura di una maggioranza parlamentare, e ancora per poco minoranza nel paese. Questo perché gli istituti di garanzia sono insufficienti a tutelare la Repubblica dal fascismo, giacché c’è un solo garante, un solo guardiano della regola, la gente. Ma la gente è stata educata a scegliere il colore dei boccoli, non a capire i disegni di legge.