(Michele Serra – repubblica.it) – L’unico pregio di Trump, lo dicono in tanti, è che costringerà i democratici (non solo la sinistra: proprio i democratici, compresi quelli rimasti, eroici superstiti, nel fronte conservatore) a riorganizzarsi. Bisogna però vedere quale sarà, nel frattempo, l’entità dei danni. Perché l’inizio è devastante.

Tutti sono concentrati, come è comprensibile, sulla questione guerra/pace, in Ucraina e in Medio Oriente. Ma gli effetti immediati sul terreno dei diritti civili e del rispetto delle persone rischiano di passare quasi sotto silenzio se il dibattito è assorbito per intero dalle questioni geopolitiche. La Casa Bianca, in uno dei suoi primi atti di cancellazione della cultura democratica (la vera cancel culture), ha dichiarato “illegali”, e dunque perseguibili per legge, tutte le politiche inclusive, e non solo nell’amministrazione pubblica, anche nelle imprese private. Il paziente lavoro di anni nelle aziende (tante) disposte a mettere in primo piano il benessere delle persone che ci lavorano, rischia di essere spazzato via in un istante. Tabula rasa, a partire dal principio, sancito categoricamente dai nuovi padroni d’America, che i generi riconosciuti sono due, maschio e femmina, e tutto il resto è inesistente, un’invenzione della cultura woke e un cedimento alla corruzione morale, e dunque occuparsene, attenzione, è “illegale”.

Siamo vicinissimi all’omofobia putiniana, alle leggi che considerano “antipatriottiche” le comunità LGBTQ. E al di là dell’ipotesi, non so se consolante o consolatoria, che le persone di buona volontà continuino a trattare il prossimo così come ritengono giusto fare, e forse potranno alleviare l’impatto brutale del trumpismo, la cosa certa è che non sappiamo ancora se avremo più pace, ma sicuramente avremo meno libertà.