
(di Antonio Vigilante – glistatigenerali.com) – Di che natura è il potere di Trump? Di che natura è il nuovo potere del secondo mandato di Trump? Una domanda simile sarebbe evidentemente prematura a poche settimane dall’insediamento, ma Trump ha mandato con una rapidità che disorienta all’America e al mondo intero un messaggio tanto chiaro quanto inquietante. L’impressione è che a questo scopo servisse anche lo show – difficile definirlo diversamente – con Zelensky. Umiliare e minacciare in mondovisione il rappresentante di un Paese invaso non serviva solo a chiarire in modo particolarmente rozzo, facendo a pezzi ogni protocollo diplomatico, la sua posizione sul conflitto in corso, ma anche a presentare al mondo il suo stile di governo. Uno stile che a molti è sembrato mafioso. Ed è difficile negarlo, riguardando le immagini di quell’incontro, considerando i contenuti, ma anche il tono e perfino la prossemica. Trump si è posto indubbiamente come un boss mafioso.
Donald Trump is turning America into a mafia state è il titolo di un editoriale di Jonathan Freedland su “The Guardian” di ieri. Trump, nell’analisi di Freidland, è un corleonese della politica, che considera gli altri Stati come cosche rivali da intimidire e ridurre all’obbedienza. Così l’Ucraina, così il Canada. Mafiosi sono anche l’ossessione per il rispetto, richiesto grottescamente a Zelensky nell’incontro allo Studio Ovale, e l’umiliazione dei subordinati come Marco Rubio, che di Trump è stato a lungo un avversario e ora di trova a dipendere da lui. Dopo aver ricordato che i giudici federali stanno ricevendo a casa pizze anonime, una forma di intimidazione (“sappiamo dove abiti”) in purissimo stile mafioso, Freidland conclude con durezza: “Queste sono persone spregevoli, prive persino della moralità del teppista, e ora governano il paese che abbiamo considerato il nostro migliore amico sin dall’epoca edoardiana”.
Non sono mancate a dire il vero inchieste sui rapporti di Trump con la mafia, e segnatamente la mafia russa. In House of Trump, House of Putin (pubblicato in edizione italiana da La Nave di Teseo) il giornalista americano Unger Craig ha cercato di ricostruire la fitta rete di legami finanziari tra Trump e la mafia russa e dunque Putin, giungendo alla conclusione che Trump sia legato ai russi da una sorta di kompromat: che sia, cioè, ricattabile a causa della presenza di informazioni compromettenti. Come notava sempre su “The Guardian” (20 agosto 2028) Shaun Walker, è però una conclusione che manca di prove evidenti, per le quali bisognerà aspettare che “i servizi segreti russi aprano i loro archivi, cosa che potrebbe non accadere mai”. Un conclusione che tuttavia sembra dar ragione a Craig, supponendo appunto che i servizi segreti russi abbiano materiale compromettente su Trump, e che dunque Trump sia ricattabile. E tuttavia è difficile affermare con prove che Trump sia mafioso in senso stretto. Resta l’impressione che lo sia per la sua pratica del potere.
Ma perché definire mafiosa e non semplicemente fascista la sua politica? Esistono evidentemente molti punti in comune tra il modo di agire di un mafioso e quello di un fascista: l’arroganza, la violenza e sporcizia comunicativa, il disprezzo dei diritti umani eccetera. Ma esiste una differenza cruciale. I fascisti e i nazisti hanno il culto dello Stato. Il fascismo è hegeliano, vede nello Stato la realizzazione dello Spirito oggettivo, se non ancora assoluto. Lo stato trascende la famiglia e la società civile, li supera e comprende in una unità suprema. Ed è lo Stato a dire cosa è bene e cosa è male. Non sembra che sia questa la direzione di Trump, interessato a creare fratture nella società civile più che a ricondurre la società civile allo Stato.
Ed è proprio questa azione sulla società civile a mostrare le affinità più profonde tra trumpismo e mafia. Trump ha operato, anche attraverso la sponda di Musk, per diffondere nella società americana una forte sfiducia nelle istituzioni, anche ricorrendo al complottismo. Molti americani si sono convinti di avere lo Stato come nemico. È un sentimento che era già presente in frange non irrilevanti della società civile americana, ma che Trump ha esaltato e condotto all’esasperazione, fino all’assalto di Capitol Hill, che si potrebbe definire grottesco se non fosse costato la vita a cinque persone.
A questa sfiducia per così dire ideologica – la sfiducia, ad esempio, del cristiano millenarista per il quale le scuole statali sono piene di atei e comunisti – si aggiungerà ora, grazie alle politiche di Trump, una vera sfiducia sistemica. Gli americani non avranno più la certezza di possedere diritti. Non l’hanno già ora; già ora un nero o un ispanico sentono di essere perfino in pericolo; e già ora gli studenti universitari sanno che il loro diritto allo studio è vincolato a precise condizioni (gli studenti che manifesteranno in favore della Palestina saranno arrestati o espulsi e le loro università perderanno i fondi). Non è difficile prevedere che giorno dopo giorno parti sempre più ampie della società americana si vedranno sottrarre i loro diritti, in una società che pure non si è mai distinta, diciamo così, per la difesa degli ultimi. Per alcuni – le persone transessuali, ad esempio – sarà una sottrazione senza ritorno. Per molti altri, la possibilità di godere di diritti sarà subordinata all’accettazione dell’ordine politico-mafioso del Grand Old Party. Per tutti la libertà sarà sotto condizione.
Una società in cui nessuno pensa di avere diritto ad alcunché in quanto semplice cittadino è la realtà delle zone sotto il controllo della mafia. Non c’è, ad esempio, un diritto al lavoro in sé. Si conquista il diritto al lavoro sostenendo un politico, che a sua volta sostiene un mafioso. Il diritto che dovrebbe essere garantito dalla semplice appartenenza alla società viene invece concesso dal potere, a condizione che si sia fedeli, disponibili, conniventi con esso. Con ogni probabilità è questo che avverrà negli Stati Uniti. Alcuni soggetti saranno discriminati indipendentemente dalle loro scelte, perché strumenti della politica di odio di Trump. Altri avranno qualche diritto a condizione di piegarsi al dominio di Trump.
La stessa cosa accadrà a livello internazionale, se non si opporrà a questa follia una forza in grado di resisterle.
Eppure fior di antieuropeisti e antiamericani sono diventati convintamente trumpiani. Come quei tifosi, nemici giurati della squadra B che si gemellano e tifano per la squadra C purche’ che batta l’odiata rivale, perfino a loro discapito. “Tifosi”, appunto.
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UN BUON CONSIGLIO: LEGGETE QUESTE PAROLE DEL SENATORE AMERICANO BERNIE SANDERS
Non mi capita spesso di ringraziare Elon Musk, ma ha fatto un lavoro eccezionale nel dimostrare un punto che sosteniamo da anni: viviamo in una società oligarchica in cui i miliardari non solo dominano la politica e le informazioni che consumiamo, ma anche il nostro governo e le nostre vite economiche.
E oggi questo è più evidente che mai.
Ma dato il clamore e l’attenzione che il signor Musk sta ricevendo nelle ultime settimane mentre smantella illegalmente e incostituzionalmente le agenzie governative, mi sembra il momento giusto per porre una domanda che i media e la maggior parte dei politici evitano: cosa vogliono davvero lui e gli altri multimiliardari? Qual è il loro obiettivo finale?
A mio avviso, ciò per cui Musk e chi gli sta attorno stanno lottando con tanta aggressività non è qualcosa di nuovo, né di complesso. È ciò che le classi dominanti hanno sempre desiderato e creduto fosse loro di diritto: più potere, più controllo, più ricchezza. E non vogliono che le persone comuni e la democrazia intralcino il loro cammino.
Elon Musk e i suoi colleghi oligarchi vedono il governo e le leggi semplicemente come ostacoli ai loro interessi e a ciò che ritengono di meritare.
Nell’America prerivoluzionaria, la classe dominante governava attraverso il “diritto divino dei re”, la convinzione che il re d’Inghilterra fosse un agente di Dio, e quindi non dovesse essere messo in discussione. Oggi, gli oligarchi credono che, in quanto padroni della tecnologia e “individui dall’intelligenza superiore”, abbiano il diritto assoluto di governare. In altre parole, sono i re dei nostri tempi.
E non si tratta solo di potere. È una questione di ricchezza sconfinata. Oggi, Musk, Bezos e Zuckerberg hanno una ricchezza combinata di 903 miliardi di dollari, più di quanto possieda la metà più povera della società americana — 170 milioni di persone. Dall’elezione di Trump, incredibilmente, la loro ricchezza è esplosa. Elon Musk è diventato 138 miliardi di dollari più ricco, Zuckerberg 49 miliardi più ricco e Bezos 28 miliardi più ricco. Sommando il tutto, i tre uomini più ricchi d’America hanno accumulato 215 miliardi di dollari in più dal giorno delle elezioni.
Nel frattempo, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi, il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, 85 milioni non hanno un’assicurazione sanitaria adeguata, il 25% degli anziani cerca di sopravvivere con meno di 15.000 dollari all’anno, 800.000 persone sono senzatetto e gli Stati Uniti hanno uno dei tassi di povertà infantile più alti tra i paesi avanzati.
Pensate che gli oligarchi si preoccupino di queste persone? Credetemi, non lo fanno. La decisione di Musk di smantellare l’USAID significa che migliaia di persone tra le più povere del mondo soffriranno la fame o moriranno per malattie prevenibili.
Ma non si tratta solo di quello che accade all’estero. Anche negli Stati Uniti attaccheranno presto i programmi per la sanità, la nutrizione, l’edilizia abitativa e l’istruzione che proteggono i più vulnerabili — così che il Congresso possa garantire enormi sgravi fiscali a loro e agli altri miliardari. Come re moderni, convinti di avere il diritto assoluto di governare, non esiteranno a sacrificare il benessere delle persone comuni per difendere i propri privilegi.
Inoltre, utilizzeranno i giganteschi mezzi di comunicazione che possiedono per distogliere l’attenzione dagli effetti delle loro politiche, mentre ci “intrattengono fino alla morte”. Mentiranno, mentiranno e mentiranno. Continueranno a spendere enormi somme di denaro per comprare politici di entrambi i principali partiti.
Stanno conducendo una guerra contro la classe lavoratrice di questo Paese, e hanno tutta l’intenzione di vincerla.
Non vi prenderò in giro: i problemi che affrontiamo oggi sono gravi e non facili da risolvere. L’economia è truccata, il nostro sistema di finanziamento delle campagne elettorali è corrotto e stiamo lottando per affrontare il cambiamento climatico — tra molte altre sfide.
Ma so una cosa:
La più grande paura della classe dirigente in questo Paese è che gli americani — neri, bianchi, latini, delle città e delle campagne, gay e etero — si uniscano per chiedere un governo che rappresenti tutti noi, non solo una ristretta élite di ricchi.
Il loro incubo è che noi non ci lasciamo dividere in base alla razza, alla religione, all’orientamento sessuale o alla nazionalità d’origine e che, insieme, troviamo il coraggio di sfidarli.
Sarà facile? Ovviamente no.
La classe dominante di questo Paese vi ricorderà costantemente che ha tutto il potere. Controllano il governo, possiedono i media. “Volete affrontarci? Buona fortuna,” diranno. “Non c’è nulla che possiate fare.”
Ma il nostro compito oggi è non dimenticare le grandi lotte e i sacrifici che milioni di persone hanno fatto nel corso della storia per costruire una società più democratica, giusta e umana:
• Rovesciare il Re d’Inghilterra per creare una nuova nazione e l’autogoverno. Impossibile.
• Garantire il suffragio universale. Impossibile.
• Porre fine alla schiavitù e alla segregazione. Impossibile.
• Dare ai lavoratori il diritto di formare sindacati e abolire il lavoro minorile. Impossibile.
• Garantire alle donne il controllo sul proprio corpo. Impossibile.
• Approvare leggi per creare la Previdenza Sociale, Medicare, Medicaid, il salario minimo, standard per l’aria pulita e l’acqua pulita. Impossibile.
In questi tempi difficili, la disperazione non è un’opzione. Dobbiamo combattere con ogni mezzo possibile.
Dobbiamo impegnarci nel processo politico: candidarci, connetterci con i nostri legislatori locali, statali e federali, donare a candidati che difendono la classe lavoratrice di questo Paese. Dobbiamo creare nuovi canali di comunicazione e condivisione delle informazioni. Dobbiamo fare volontariato non solo in politica, ma anche per costruire comunità a livello locale.
Qualsiasi cosa possiamo fare, dobbiamo farla.
Inutile dire che io farò la mia parte — sia all’interno del Congresso che viaggiando per il Paese — per difendere la classe lavoratrice americana. Nei prossimi giorni, settimane e mesi, spero che vi unirete a me in questa lotta.
In solidarietà,
Bernie Sanders
(Grazie a Gaetano Pedullà)
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