Non c’è niente di più pericoloso di un istrione capriccioso al potere. Zelensky voleva evitare Monaco 1938. Gli hanno chiesto un auto da fé

(Domenico Quirico – lastampa.it) – Da un po’ di tempo ci pregavano di portare pazienza: presto la pace del mondo sarebbe stata salvata, ci penserà lui. Trump, è uno che fa un gioco scoperto ma ha più di un asso nella manica. Ha una notevole disposizione nell’arte dell’illusionista , questo rivenditore di risultati tutto e subito. La scaltrezza notava qualcuno, gli guizza nell’angolo dell’occhio quando lancia battute e iperboli come decreti della ragione. Insinua in ogni discorso: lasciate fare a me, tutto si accomoderà, sistemo tutto io nelle anime e nella geopolitica. Eppure c’erano uomini che nel frattempo morivano nelle trincee del Dombass mentre a Gaza in attesa del miracolo si sopravviveva in un paesaggio di rovine; senza dimenticare il Sudan o le foreste del Kivu. Ma a quello forse con una strizzatina d’occhio avrebbe pensato dopo aver liquidato i due problemi principali.
E poi è arrivato un pomeriggio alla Casa Bianca , lo studio ovale, il caminetto, le poltroncine di raso giallo, sui muri le facce di antichi presidenti. Sì. Certi malintesi assumono dimensioni storiche. Abbiamo scoperto, tutti, la tabula rasa. Ovvero il grado zero del nuovo mondo modello Trump. Un mondo di condanne inappellabili, di affermazioni perentorie: Zelensky non hai carte in mano da giocare quindi…
Quelli di una certa età che ricordano vecchie immagini dei tempi in cui i Grandi convocavano i Deboli per dettar le condizioni, soffocati come vittime tenute con la testa sott’acqua, si sono chiesti se da qualche parte ci fosse ancora un po’ d’aria.
Ho l’impressione che Zelensky arrivando a Washington avesse immaginato un copione come quello che un tempo in queste circostanze fornivano gli educati manuali della diplomazia, ovvero uno scenario accomodante, transitorio, per guadagnar tempo, ipocrita, sì ipocrita: con la firma di un accordo più o meno vago sulle ricchezze minerarie molto ipotetiche dell’Ucraina, poi la conferenza stampa con un seminaristico stile di compiacenze e rispetto, tante ben acconciate astrazioni che mostran la corda ma servono per dire che si è discusso, che ci rivederemo, che la pace… Parole vaghe ma che si cavalcano bene.
È il vecchio mondo che elaborava vocabolari perché si reggeva su un postulato importante, i problemi cesseranno di esistere quando se ne saranno adeguatamente definiti i termini. Allora si ridurranno a polvere, porli sarà uguale a risolverli. Che meraviglia!
E invece eccoci sganciati, lui Zelensky e noi, in un modo inflessibile munito di poche arti ornamentali, senza salamelecchi, promesse, quel vocabolario annacquato che neppure ci dava l’idea di vedere chiaro. La possente ipocrisia degli uomini al potere riusciva a velarci la presenza di sciagure che noi non comprendevamo. Le due visite di Macron e del premier inglese alla Casa Bianca che hanno preceduto Zelensky, sono stati due viaggi diplomatici del Vecchio Mondo. Dopo il pomeriggio di ieri sembrano appartenere ai rituali di un Ancien Régime, a personaggi in polpe e parrucca di cui rapidamente proveremo una grande nostalgia.
Zelensky per tre anni ha magnificamente condotto il gioco, imposto lui debole le regole ai suoi alleati occidentali. Li ha inchiodati, talora bruscamente, alla responsabilità di poter proclamare di fare la guerra ma senza farla, li ha costretti a pagare con armi e denaro l’ipocrisia di una guerra per procura crudelmente affidata al popolo ucraino che non aveva possibilità di sottrarsi se non con la resa. Sapeva che le promesse magniloquenti che accumulava nei viaggi europei e transatlantici nascondevano in realtà la volontà di non andare fino in fondo. Ma accettava, forse fino ad abituarsene, la parte dell’eroe, l’essenziale per lui era non trovarsi nella condizione dei cechi a Monaco nel 1938, costretto ad attendere fuori dalla porta dei Grandi per sapere a quale pace con Putin sarebbe stato ridotto; perché l’occidente come la Francia e l’Inghilterra di allora, non erano pronti per la guerra.
Non c’è nulla di più pericoloso di un istrione che dispone del Potere. Trump ha cancellato il copione ucraino. In modo crudele, pubblico, spettacolare. Zelensky si è trovato davanti qualcuno che ha deciso di capovolgere la sceneggiatura dell’ultimo atto perché ha scelto la parte di “chi fa le pulizie”. Quanto era fino a ieri condannabile diventa improvvisamente ammesso e legittimo. Trump ha allestito uno spettacolo antico: la dimostrazione che il capriccio e la volontà di chi ha la forza si eleva a legge e regola della Storia. Con il suo vice ha montato un meccanismo scenico in cui si scambiavano le battute per intimidire il presidente ucraino. Sono sequenze che evocano truci ricordi: l’imputato e i giudici che lo incalzano per strappargli l’auto da fé. Scene classiche del vecchio imperialismo, occidentale e sovietico.
Immagino che Putin abbia apprezzato, è un tipo di spettacolo del Potere in cui si considera maestro: i dipendenti che a capo chino ascoltano le sue reprimende, i volti contriti, gli ordini stentorei, i reprobi che si allontanano ringraziando per la clemenza.
Putin ieri ha trovato la conferma dell’efficacia del suo “sonderweg”, ora sa che può preparare con calma la sospirata Yalta con l’americano che usa il suo stesso alfabeto e parla il suo linguaggio: il mondo è dominato dai tre quattro imperatori che hanno la Forza. Non c’è posto per chi ha preso la insolente abitudine di pensare da sé senza consultare i suoi aggressivi direttori di coscienza. Putin ieri ha guardato la sua vittoria in diretta tv.
Dopo le esequie di Zelenski,Quirico ha proclamato il lutto personale per una settimana .
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C’e’ invece chi brinda felice con Vladimir…
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Zelensky, con la sua divisa a lutto e la stampa di un simbolo nazista sul cuore, ha suicidato il suo popolo e l’Ucraina, favorito corruttele e movimenti nazi, ha inscenato crimini di guerra, condotto attacchi terroristici, rastrellato civili, torturato e ucciso dissidenti e giornalisti.
Se come scrive Quirico ha dettato lui l’agenda agli alleati forti, è stato solo perché era un’utile sciocco da usare e buttare secondo necessità. La verità è che le vittime sacrificali siamo noi europei, dichiarati fottuti, e rappresentati da nani politici tipo Gioggia.
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