L’Unione europea s’indigna, protesta perché non è stata invitata al tavolo. Sulla guerra aspettavamo il foglio d’ordine da Washington, che ora vuole negoziare con noi, Staterelli tremebondi. L’unità Ue non esiste. Ammansiremo gli Usa comprando gas, così la solidarietà atlantica è morta

Al Consiglio europeo si espongono le bandiere europea e americana prima di una riunione ministeriale a Bruxelles

(Domenico Quirico – lastampa.it) – L’Atlantico si fa più largo. La Nato, a cui la guerra in Ucraina sembrava aver tolto rughe spesse come ragnatele, si avvia a una imprevedibile scomparsa ratione senectutis? Trump e famigli con il loro imprinting che mescola loquela sfrenata, furia rampante, culto dei soldi e il vecchio adagio homo homini lupus, hanno avviato un congedo che pare debba esser traumatico. Ognuno per la sua strada: io a Riad con russi e ucraini, addomesticati per necessità di sopravvivenza; gli altri, non tutti, i bigotti della guerra a Mosca in cotta ed elmo, a Parigi da Macron. Il presidente francese, quando l’Europa barcolla, modula accorate suasions, convoca, riunisce detta la linea per dissipare l’insulto e per digerirlo in modo elegante. In un colpo solo Trump ha spazzato via i due luoghi comuni all’ombra dei quali ci siamo nel vecchio continente impigriti in questi anni; “pace giusta” in Ucraina e “due popoli e due Stati” nel vicino Oriente. Dannazione, siamo nudi! Eppure gli europei sotto sotto la terrebbero in sella la vecchia solidarietà atlantica, anche morta, come El Cid, sapendo quale destino li aspetta appena sparisca. E invece sarebbe la occasione per diventare adulti, uscir di casa, sbattere la porta, crearsi una vita nuova.

Perché si coglie, imbarazzante, una contraddizione antagonistica, come avrebbero smascherato gli antichi marxisti. L’Unione europea protesta, si indigna, si offende, fa il muso a Trump perché non è stata invitata alle trattative delocalizzate a Riad. Ma come! Dopo che per aiutare Zelensky aggredito e malmenato dalla Russia di Putin abbiamo rinunciato ai condizionatori e abbiamo vuotato gli arsenali, dovremmo assistere come spettatori mentre Stati Uniti e Russia (l’Ucraina par di capire che partecipi solo per ascoltare cosa è già stato deciso) mettono insieme i cocci di una guerra che si è svolta nel cuore dell’Europa.

Tutto questo piagnisteo appare indecoroso ai limiti dell’irritante. L’Unione trova vergognoso non essere ammessa al tavolo dove dall’altra parte siederanno i messi di un criminale di guerra ricercato dalla corte penale internazionale. In attesa che arrivi lui, il latitante, in carne e ossa. Trump non ha questi rimorsi: gli Stati Uniti non sono vincolati alle decisioni della corte. L’egocrate per confermare la sua antipatia l’ha attaccata negandole qualsiasi legittimità. Ma noi, gli europei? È ancora caldo l’inchiostro sul vibrante documento di pieno sostegno ai giudici dell’Aja che hanno firmato tutti meno la Meloni, probabilmente perché nella veste di quasi imputata per misfatti libici.

Avremmo dovuto approfittare con ghiotto entusiasmo dell’occasione per dimostrare che cosa siamo o diciamo di essere. Trump telefona, incontra, riconosce? La linea decente, logica, mi fermo di fronte alla V di virtuosa, era condannare “senza se e senza ma” (non è una frase a cui ci eravamo affezionati in questi tre anni di macello?) questi adescamenti, queste rese: ogni trattativa con Putin deve esser subordinata al ritiro da tutti i territori occupati a partire dal 2014. Punto e basta. Non ci invitate? È un punto di onore. Non era questa la pace giusta che i leader europei passati e presenti hanno garantito sul loro onore alle loro opinioni pubbliche?

Nell’epoca degli imperi l’Europa è una strana creatura amorfa di cui i detentori della forza immediatamente svelano le debolezze e scartano come inutile. Indefinita, precaria, incerta tra varie attrazioni, l’Unione non ha proposte sue. L’essere indefinita e incerta, purtroppo, è la sua identità, la forma originale della mediocre intelligenza dei suoi leader e la sua ragione di durare. Retrovia retorica e danarosa intendenza qualunque chiusura di gioco le è funesta rendendola superflua.

Europeisti eminenti pensano di suscitare la reverenza per l’Europa ricordando che custodisce una civiltà millenaria superiore alle altre. L’Europa avrebbe inventato tutto compreso il genere umano. Gli altri, russi, cinesi, americani, la assaltano servendosi di vizi come l’imperialismo prepotente e il fideismo autocratico che peraltro hanno imparato studiando alla sua scuola. Già. Ma l’Europa che cercava l’invenzione, l’innovazione e l’iniziativa, che si incarnava in tutte le varietà del sacro e del profano, spesso armi a doppio taglio, dove è? La definiamo esistente per convenzione in stantii discorsi di retori tarlati. In realtà la vediamo esaurita, senza futuro, mediocre, involgarita per pretese di cause futili o risapute fino alla nausea.

La guerra che abbiamo cercato di schivare trincerandoci dietro gli stati uniti come sempre e aspettando il foglio d’ordine da Washington, è una guerra vera e completa. Perciò deve avere un verdetto, un esito, vincitori e vinti soprattutto in vista del fine per cui è stata combattuta dagli imperatori, la ridistribuzione del potere mondiale. La Russia di Putin si è mossa nell’elemento che da sempre meglio conosce, applicare e contabilizzare la forza bruta; gli Stati Uniti versione Trump sono semplicemente ritornati a essere un “impero internazionale” come ai tempi del presidente Theodore Roosvelt. Il virilismo ostentato e marziale ne è la vecchia cifra distintiva senza le goffe ipocrisie delle presidenze democratiche. Il meccanismo che vuole costruire è una rete di relazioni con Stati-Nazione di tipo diseguale e gerarchico. In questo schema ci sono i singoli Stati europei tra cui ex potenze deboli e tremebonde. L’Unione, con la sua lenta nomenklatura di politici di seconda mano, non esiste. Trattare a Riad attendendo che i ventisette si mettano d’accordo, o il sì di minuscoli Paesi? Una inutile perdita di tempo.

Niente paura. La soluzione l’abbiamo sperimentata da decenni attraverso una fitta rete di compromessi, bugie, meschinità: pagare. Primo o poi faremo a Trump la fatidica domanda: quanto costa? Ci compreremo un biglietto per aver una sedia anche noi, magari in seconda fila o in piedi come von der Leyen nella famosa sequenza dell’incontro con Erdogan. Non è il denaro l’unica uscita di sicurezza con cui da sempre evitiamo le decisioni dolorose, le scelte pesanti che non fanno consenso? Ammansiremo il maleducato di Washington comprando gas liquefatto, armi, automobili. Forse sarà così generoso da assolverci anche dai dazi. Che ci preoccupano molto di più del destino dell’Ucraina.