Roberto Benigni è stato ospite venerdì scorso a Sanremo, ed è andata come molti temevano: il nulla ammantato di iperboli e retorica. Se è lecito nascere incendiari e morire pompieri, Benigni […]

(di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – Roberto Benigni è stato ospite venerdì scorso a Sanremo, ed è andata come molti temevano: il nulla ammantato di iperboli e retorica. Se è lecito nascere incendiari e morire pompieri, Benigni è purtroppo andato molto oltre: è nato Robertaccio ed è diventato disinnescato. Un ex satirico che ormai si compiace del suo equilibrismo infarcito di culturame citazionistico. Stringe il cuore vedere Benigni che, quando finge di fare “satira”, non va volontariamente oltre un livello da Bagaglino democristiano: “Carlo hai paralizzato l’Italia con Sanremo, dovresti fare il ministro dei Trasporti!”. E poi: “Ho detto Bella ciao a Marcella Bella ed è successo un casino, per par condicio ho dovuto salutare i Neri per caso”. Battute da asilo nido, prevedibili e pigre: un mesto timbrare il cartellino di un fu giullare oggi stanco cerchiobottista. Pure la celebratio agiografica e costantemente eccessiva di Mattarella era più prevedibile di un intervento di Bocchino. Ormai Benigni non parla, ma sermoneggia e idolatra. È tutto bello, tutto fantastico, tutto meraviglioso: una sorta di “buonismo d’essai”, che Benigni contrappone ostentatamente alle brutture del mondo. La sua voglia di smussare gli angoli e glorificare tutto ciò che è bipartisan (e dunque non divisivo), lo porta oltretutto a non pochi deragliamenti. Uno tra tutti proprio a Sanremo, quando ha detto che dalla bocca del nostro presidente della Repubblica escono solo parole di pace: neanche ha fatto in tempo ad affermarlo, che per poco Mattarella non ci ha fatto entrare in guerra con la Russia.
Non si capisce bene cosa sia accaduto a Benigni, ma è come se il guitto di un tempo si fosse sedato da solo. Forse per stanchezza, forse per quieto vivere, forse per un malessere esistenziale che lo corrode e gli ha tolto ogni slancio. L’uomo è oltremodo colto e intelligente, come dimostra la sua apprezzabile carriera da divulgatore. È però innegabile che, dopo la geniale intuizione de La vita è bella (film meritorio, a parte il finale orrendamente antistorico in cui Auschwitz lo liberavano gli americani e non i russi), il funambolo Roberto sia evaporato. Gli ultimi due film da regista sono orrendi, non dirige una pellicola da vent’anni e dopo La tigre e la neve (2005) ha recitato in appena due opere. Al cinema non esiste da due decenni e in tivù torna solo per recitare messe laiche iper-ecumeniche e puntualmente cerchiobottiste. Capisco che non potesse essere in eterno irriverente come il Cioni Mario, ma anche questa cosa che invecchiare significhi implodere è una solenne bischerata: i Rolling Stones fanno ancora rock, Guccini è ancora Guccini e Roger Waters è più incazzato oggi di quarant’anni fa. Benigni non è stato spento dall’età: si è spento da solo.
Nel 2016 ebbi la fortuna di intervistare Dario Fo, un altro rimasto vigile e arrabbiato sino alla fine. Mi disse: “Per Benigni ho avuto sempre un grosso affetto e stima, ma ultimamente si è messo in una condizione di non poterlo più seguire. Si adatta in base a ciò che può ricavare”. Proprio quell’anno, dopo aver ripetuto in ogni salsa che la nostra era la Costituzione più bella del mondo, Benigni divenne un supporter sfegatato del suo amicone Renzi e votò convintamente “sì” alla proposta di sventrare la Costituzione: un voltafaccia che molti mai gli perdoneranno. Tra il Benigni di Televacca e quello degli ultimi anni c’è la stessa differenza che passa tra i Metallica e Rkomi. Del resto, se nel 1983 prendevi in braccio Berlinguer e 24 anni dopo ti fai prendere in braccio da Mastella, vuol dire che qualcosa (di grosso) è successo. Qualcuno dice che il cambiamento dipenda dalla moglie Nicoletta Braschi, altri dal desiderio di uscirne “vivi” dopo il successo planetario di La vita è bella. Sia come sia, parafrasando il capolavoro di Giuseppe Bertolucci: “Benigni ti voglio bene”. Ma è davvero troppo tempo che, purtroppo, non ti riconosco più.
Anche Scanzi con la cazzata che “Benigni ha fatto liberare Auschwitz dagli americani e non dai russi”. Quando in tutto il film la parola Auschwitz non viene pronunciata neanche una volta e nessuno dice dove sono i protagonisti (potevano trovarsi in qualsiasi campo).
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persino la Segre ha criticato il film definendolo “falso”.
Gli autori dopo le polemiche. hanno sostenuto che il campo di concentramento rappresentato è quello di Mauthausen, in Austria.
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Ma che quel film sia totalmente irrealistico, quasi favolostico, è chiaro e lo sanno tutti. I bambini appena scesi andavano direttamente al gas, altro che giocare a nascondino o al silenzio.
Ma sono anni che i detrattori dicono che “Benigni ha fatto liberare Auschwitz dagli americani”, cosa falsa perché in tutto il film mai una volta Auschwitz viene nominato, neanche la parola “campo di concentramento” viene mai detta.
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Sono d’accordo però questa precisazione segue un po il vecchio adagio del dito e della luna, sempiterno vizio italico.
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Ma Domenico, è Scanzi! Che ti aspettavi? Bravo ragazzo, volitivo, ma la sua autorevolezza come opinionista, o giornalista, o critico musicale, o critico televisivo, o come amico di questo o di quello (lui ci tiene sempre molto a ricordarcelo. Oggi è il turno di Fo) è totalmente nulla. Scrive oggi di Benigni che non è più quello di una volta come si poteva fare (e lo si è fatto) dieci anni fa. Ma pure di più. Diciamo da dopo La vita è bella, che tra l’altro è un film riconosciuto come un mezzo capolavoro e vincitore dell’Oscar. E davanti a questo genere di riconoscimenti il “mi piace” o il “non mi piace” di Andrea Scanzi, equivale al mio o a quello del barista sotto casa.
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Interessante quel “mezzo” capolavoro, quindi l’altra metà per esclusione non lo è.
Scanzi non lascia un mi piace sotto un commento o un editoriale ma fa una sua critica a un personaggio che lui stima e non al “mezzo” capolavoro anche se si lascia andare in una precisazione eccessiva quanto inutile nel contesto del film. Se per lei o per chicchessia l’intero editoriale è il nulla poco importa.
Leggere Scanzi è sempre piacevole anche se non è possibile essere d’accordo su tutto quello che scrive ma questo vale per tutti, non crede?
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Ma lei sig. Arsenio può leggere quello che vuole, e trovare “piacevole” quello che vuole. Anch’io posso trovare “piacevole” leggere un commento di Andrea Scanzi. Come bere una tazza di tè caldo alle cinque del pomeriggio mentre fuori nevica, o leggere un giallo di cui si sa già chi è l’assassino.
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si è innamorato dei soldi,
quando era povero azzannava la vita,
ora è un marchettaro.
Dissento sul film “La vita è bella” lo trovo inguardabile
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Academy, scanzate.
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vatti a nascondere CRETINO!
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Poveraccio.
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Scanzi ben svegliato eh. Io me ne accorsi definitivamente nel 2002 quando apparve in TV a spiegarci la Divina Commedia e non una parola su Berlusconi.
E anche La Vita è bella era un pò paraqulo, ammettiamolo (del resto gli Oscar li danno negli USA, mica in Russia).
E comunque ho sempre considerato Benigni un paraqulo e opportunista, si confidò al pubblico quando cantò il suo amore per la moglie di Paolo Conte, era per scherzo ma nemmeno tanto. Il 1981.
La Tigre e la neve di 20 anni fa un film eccezionale, dico appena 2 anni dall’invasione dell’Irak, fa il paio con l’America di Gianni amelio ma almeno in Albania non si sparava come in Irak. E Nicoletta Braschi fa la parte che le si addice di più: lo stoccafisso.
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Il Generale Tempo smaschera tutti per ciò che siamo veramente….
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Il tempo passa per tutti, e noi spesso ci ancoriamo a ciò che fu, vivendo di nostalgia e di ricordi. Anche io avrei voluto che Roberto Baggio o Paolo Maldini non smettessero mai di giocare a calcio. C’è chi rimane mito per sempre fermandosi al momento giusto e chi no, imboccando un mesto viale del tramonto. C’est la vie.
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Un dem è per sempre!
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La verità è sempre stata la stessa e cioè che dei due quello bravo era Toisi🤔
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Troisi
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A Sanremo tantissimi anni fa oramai, era stato criticato per sfrontatezza e qualcuno lo definì una vergogna impresentabile, per le volgarità eccetera…adesso è così …da un pò di anni.
Due persone completamente diverse. Irriconoscibili.
I soldi ? L’Oscar ? Molto probabile.
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Capita spesso che la TV si comporti come una lente che ingrandisce ciò che trasmette, cosicché un nano può diventare un gigante . La delusione che si prova davanti alle sortite di uno come Benigni sono il frutto, appunto, a una sopravvalutazione del personaggio dovuto in buona parte alla sua faziosità sommata a una bella dose di furbizia , ma dietro non vi è stato mai un granché.
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Basta sparare sulla crocerossa, son capaci tutti.
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Il film “La vita è bella” di Benigni è un film falso e stupido dal primo fotogramma all’ultimo. Ancora peggio se è stato un successo planetario.
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Benigni non è certo Mario Monicelli, lui preferisce stare qui a prostituirsi da ricco.
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