(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Il pensiero dominante è quello delle minoranze. Le maggioranze sono silenziose per definizione, ma nella storia hanno sempre trovato un portavoce che ha saputo interpretare i loro silenzi per issarsi al potere. 

Ora è il turno di Donald J. Trump e lo si capisce anche dalle piccole cose, come l’attacco che il Presidente degli Stati Ingrugniti ha sferrato a quella Ferragni minore che risponde al nome di Meghan Markle. La consorte dell’instabile Harry sta cordialmente antipatica a moltitudini planetarie di uomini e donne, per svariate ragioni che hanno a che fare con la sua retorica vittimista, particolarmente insopportabile quando a esibirla è una persona privilegiata. Però nessuno finora aveva avuto il coraggio di dirlo, nel timore di passare per sessista o comunque di cavalcare un pregiudizio. Finché è arrivato lui, il portavoce dell’indicibile. E l’ha detto. In un modo tipicamente suo: facendo finta di compatire il principe azzurrognolo. «Ha già abbastanza problemi con sua moglie: è tremenda».

Ascoltando il rauco «j’accuse» trumpista, anche la parte di me in quota Lucignolo ha provato un senso di liberazione, che la parte in quota Grillo Parlante ha subito provveduto a tacitare. Con scarsi risultati, lo riconosco: la trasgressione esercita un fascino e fa passare per conformista chi ne critica gli eccessi. 

Purtroppo, una volta sdoganata, è un attimo estenderla alle questioni serie. Non più solo a Meghan, ma anche a Gaza.