Tira una brutta aria nel Paese. Non è una novità, ma adesso ci sono delle aggravanti a cui forse non eravamo abituati. Almeno in queste forme.

(Pier Luigi Celli – repubblica.it) – Per cercare di farsi capire bisogna pensare a quando, ciclicamente, era emerso nel tempo l’odore mefitico di una corruzione grossolana che sembrava sempre sul punto di sfondare. Erano fiammate che portavano alla luce strane congreghe di interessi, personaggi dal pedigree modesto che assurgevano a repentina notorietà, storie mediocri di progetti di conquista sovradimensionati anche per l’ambizione di figure destinate poi a scomparire senza lasciare aloni.
Chi non ha memoria dei mitici “salotti”? Oggetto del desiderio di una mediocre borghesia politica accampata a Roma in cerca di appigli, cui i buoni uffici di caritatevoli crocerossine consentivano speranze a buon mercato. Attorno a quei tavoli, non sempre deliziosi, si intrecciavano destini, prendevano forma progetti dalla vaghezza piena di promesse, si scambiavano giuramenti, fedeltà e accasamenti, destinati a svaporare nel caldo umido di una capitale annoiata dalla troppa storia.
Poi i salotti ufficiali, quelli blasonati che aspiravano a fare da badanti alle nuove élite che periodicamente calavano su Roma, si sono spenti per consunzione di un modello così falsamente aristocratico da non reggere l’urto di una mediocrità tanto banalmente priva di appeal e vorace di prebende. Ma proprio qui sta l’errore, di chi credeva che un certo mondo fosse finalmente finito sotto la pressione di una disistima pubblica crescente.
Cosa è successo perché, tramontati per età o per consunzione alcuni protagonisti, si formasse e si consolidasse una rete di ricambio generazionale fatta di emuli rampanti dei grandi trafficanti dei tempi d’oro? Qui la questione si fa interessante.
Allevati nel circuito di imprese di scarso appeal per il mercato o all’ombra opaca di loggette, ma con buoni studi alle spalle così da avere legittimazione pubblica e qualche referenza inoppugnabile, questi giovani hanno cominciato a tessere una tela pervasiva.
Si muovono nel demi-monde che trova accoglienza in bar o ristoranti romani di qualche pregio, frequentano convegni a tema e presentazioni ben sponsorizzate, amano gerghi allusivi e millantano conoscenze reali che non sempre sfuggono al disdoro di chiacchiericci malevoli.
Quello di cui non si sentiva il bisogno, in una capitale già di per se stessa predisposta, per lunga tradizione, a cedimenti di ogni tipo, era proprio questo passaggio di testimone. Una eredità ambigua, destinata a crescere anche senza un testamento esplicito che consentirebbe, se non altro, di collocarla con chiarezza.
La conquista di spazi di potere, partendo da abilità manovriere che pescano dove possono, è un brutto auspicio per i tempi già grami che si stanno vivendo. Il fatto poi che a praticarle siano elementi che non hanno, per l’età o il curriculum, ruoli marginali in imprese di vario tipo, industriali, finanziarie o dintorni, rende anche più dubbiosi su dove porti questo inquinamento che tesse in basso per riscuotere in alto.
I movimenti di questi personaggi, fino a poco tempo fa ignoti ai più, hanno via via acquistato sicurezza, cominciano a lasciare tracce, rendono visibili quote di potere che lasciano perplessi, collezionano impronte che ne segnano il passaggio in operazioni sempre meno di secondo piano.
La rete cresce, le influenze si qualificano con qualche pretesa, cominciano a formarsi le corti degli adepti, e il business gira.
Se sono delle nuove leve a percorrere antiche strade che bene, di certo, non hanno mai portato, quantomeno in termini di cultura, di esempio e di valori, a un mondo sempre più disorientato, che speranze possiamo coltivare? E che messaggi possiamo lasciare a quanti immaginavano che il destino del Paese potesse essere diverso?
In tutto questo, quello che più ancora disorienta è la nonchalance con cui pezzi non irrilevanti di impresa, di organizzazioni di settore, e persino di istituzioni o frange politiche, assecondano questa deriva. Forse, in molti casi, per distrazione, forse per sottovalutazione del messaggio che trasmettono, o forse anche per convenienze e connivenze.
Impeccabile.
La descrizione della nostra classe dirigente politica e imprenditoriale.
Nel leggere l’articolo mi veniva in mente il duo da prendere a modello da evitare: Briatore e Santanhe.
Gente mediocre, priva di visione, abile solo nel distruggere ricchezza e ad aumentare le disuguaglianze.
Gente che celebra il perpetuarsi del fallimento con la settimana della moda, col salone del mobile, col vinitaly.
Attendendo, spero, l’ultima funzione liturgica: le olimpiadi invernali Milano Cortina
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chissà potrebbe talvolta intervenire il Fato ..
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Ciaoo, il Fatto è già intervenuto….Sala e la sua banda!” hihihih,,,
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