
(di Paolo Di Mizio – lanotiziagiornale.it) – È un episodio apparentemente minore, a cavallo tra cronaca e politica. In realtà è una delle spie più eloquenti dello stato di salute della democrazia o di quel che ne rimane. A Salò polizia e carabinieri si sono presentati a casa del regista Giulio Tonincelli per ordinare la rimozione della bandiera palestinese sul balcone e dello striscione con la scritta “Palestina libera”. Trovandosi il regista in Africa per lavoro, gli agenti sono stati ricevuti dai suoi genitori che si sono rifiutati di eseguire l’ordine. La madre ha chiesto quale legge lo vietasse e gli agenti, non sapendo rispondere, hanno “identificato” la coppia e se ne sono andati.
L’effetto minimo è stato comunque ottenuto: un’intimidazione per dissuadere altri da comportamenti simili e trasmettere nel contempo il sottinteso che chiunque esponga la scritta “Viva Israele” sarà tutelato dalle forze dell’ordine. Sarebbe superficiale ridurre la vicenda alla sbavatura di un qualche funzionario di polizia. Sono troppe le “sbavature”. Giusto per ricordare le più note, l’8 dicembre 2023 a Milano alla prima della Scala la polizia identificò lo spettatore che aveva gridato “Viva l’Italia antifascista”. Nella loggia Vip c’erano in grande armonia la senatrice ebrea Segre e la seconda carica dello Stato La Russa, noto collezionista di busti del Duce. È la stessa polizia che a Pisa e a Firenze, febbraio 2024, manganellò in modo selvaggio i ginnasiali 15enni che chiedevano “tregua a Gaza”. Ed è la stessa polizia che osserva placida le adunate fasciste a Predappio con tripudio di saluti romani.
Ci si chiede anche: qualcuno “identifica” i frequentatori dei circoli giovanili di FdI dove si levano lodi al Duce e al Führer e si fa il saluto nazista gridando “SiegHeil” (si veda l’inchiesta di Fanpage)? Impossibile nascondere la sensazione che le polizie si sentano autorizzate a tutto questo dal nuovo corso politico. Quanti definiscono esagerato pensare che l’attuale governo possa imprimere al Paese una svolta fascista, ricordino che i cambi di regime avvengono quasi mai con i golpe e quasi sempre con mutamenti striscianti nella società, accompagnati dalla compiacenza dei giornali e il conformismo di molti opinion leader. È certo che una metamorfosi sia in atto. Abbiamo scritto più volte sulla fine della democrazia occidentale, che non viene rimpiazzata da un dittatore in divisa militare come un Francisco Franco o un Pinochet, bensì da un regime illiberale. Oggi il camaleontismo è sottilemavediamo che sta svuotandola democrazia dall’interno. È come il fusto di un ulivo divorato dalla xylella: intatto all’esterno, ma vuoto e morto all’interno.
Mi viene da dire: ognuno di tiene le sue di metamorfosi. Ma con Veltroni e D’Alema dovremmo parlare di metamorfosi del fascismo? A me sembra chi fasci non sono cambiati molto, mentre i compagni di una volta che andavano ai congressi del Pcus e che oggi sono diventati addirittura guerdafondai e russofobi , hanno subito più che una metamorfosi una degenerazione neoplastica .
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Occhio al benaltrismo; fa parte del “mutamento strisciante”.
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Ottimo articolo.
Esprime appieno il concetto che, da osservatrice, mi è, purtroppo, ben chiaro.
😖
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Questa situazione fa scopa con il libro di Michel Palumbo “Le atricità di Mussolini”libro che pubblicato nel ’92 introvabile nelle librerie in quanto Rizzoli lo dovette,dopo averlo stampato,mandare al macero comprese tutte le sue copie:solo perchè ritenuto da qualcuno molto scomodo.
Del resto anche il documentario Fascist legacy,acquistato dalla RAI,non fu mai madato in onda.
L’opera è il faticoso lavoro dell’autore che è riuscito ad entrare negli archivi nazionali degli USA e in quelli della Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra;documentazione sempre segretata.e resa libera solo poco prima il 1990.
In sostanza si dimostra che gli “italiani sono brava gente”?
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Grazie per l’info N&T!
Mi hai incuriosita e sono andata a spigolare sul web per vedere di acquistarlo.
Per fortuna il testo è stato messo in salvo e il libro è in vendita nelle librerie, anche su Amazon.
Sicuramente si troveranno notizie e fatti che sono stati nascosti perché noi poveri babbi dobbiamo rimanere nell’ignoranza e ci devono solo riempire la testa con le narrazioni ufficiali più convenienti per chi ha vinto la guerra.
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Lo sto leggendo in questi giorni! Consiglio a tutti!
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Tipico clima da Salò.
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basta la Salò e un par de scarpe nove…….
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La cosa più illuminante per l’italiano medio (tipo me) e ancor di più per chi ricopre cariche pubbliche o serve nei ranghi delle forze armate/ polizia è che la maggior parte dei fascisti si sia riciclata rimanendo nel corpo vivo dello Stato, in seno a Santa Madre Chiesa e nella Massoneria e che sia ancora oggi immune da qualsiasi forma di dissenso “perché le colpe dei padri (o dei nonni) non abbiano a ricadere sui figli”. E quindi abbiamo i La Russa, i Giuli tra i “presentabili”, e subito d’appresso tutto l’humus che segue il Generale in vestaglia, solo per nominare i più in vista, e più dietro i soliti figli di e poi i neofascisti come Fiore. Siamo un Paese che, all’indomani dell’assassinio di Mussolini ha messo spintaneamente una coperta sul passato e si è rinnovato passando da carnefice a alleato e cancellando misfatti e peccatori.
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Il capo della polizia fascista OVRA Guido Leto, repubblichino di Salò, il 12 aprile del 1946 venne assolto in Corte d’appello relativamente alle imputazioni ascrittegli.
Reintegrato nel 1948, fu richiamato con il compito di riattivare i servizi segreti italiani, che non erano mai stati realmente smantellati alla fine della guerra.
“Durante la detenzione a Regina Coeli, il 27 settembre 1945 Leto fu prelevato e portato nell’abitazione sulla via Appia di Mario Spallone, medico carcerario e amico di Togliatti. Ivi fu lungamente interrogato da Palmiro Togliatti, per poi essere ricondotto in cella. Analogo trattamento ebbe due giorni dopo. Prelevato dalla cella dal vicecommissario Marcello Guida (ex direttore della colonia penale di Ventotene), venne condotto nell’abitazione di Pietro Nenni, del PSI, presso la quale rimase circa un’ora e mezza.”
Nel 1951 terminò la sua carriera nella P.S. come Direttore tecnico delle scuole di polizia.
Dopo il suo pensionamento dalla polizia, il conte Marzotto, conosciuto a Valdagno, lo nominò direttore della sua catena di alberghi Jolly Hotels.
(Wikipedia)
Il figlio Marco Leto, deceduto pochi anni fa, è stato un regista (secondo me di buon livello)
Vittorio Veltroni è stato un tecnico radiotelevisivo assunto nell’EIAR fascista nel 1938, alla vigilia dell’emanazione delle leggi razziali. Vi rimase praticamente fino alla fine della guerra e dopo il 1945 fu assunto in Rai, dove lavorò fino al 1956, anno della sua morte. Il Walter c’è lo abbiamo ancora in mezzo ai ma
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Il Walter ce lo abbiamo tuttora in mezzo ai 🌰🌰
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sono tutti qui a cummannare!
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Ma infatti. Loro non se ne sono MAI andati, proprio mai.
Basta ricordarsi di Pinelli, del generale Borghese, della rifondazione dei fasci con l’MSI, Gelli, P2, strategia della tensione ecc. Tutte robe impossibile se non fosse che per i 20 e rotti anni dopo la II guerra mondiale la polizia non fosse stata comunque controllata dai gerarchi del tempo fascista.
Lo stesso accadde in Francia con l’infame Papin, collaborazionista dei nazi.
Gli USA hanno salvato non si sa quanti nazi, con qualcuno sono andati anche sulla Luna, con qualcun altro hanno rifondato le forze armate tedesche e altre robette del genere. Insomma, giusto quei 4 sfigati di Norimberga, gli altri sopravvissuti alla guerra sono riusciti a rifarsi una vita. Figurarsi noi, italiani brava gente per definizione.
Dicono le cronache che persino Dario Fo fosse un repubblichino, salvo poi inventarsi di avere fatto la resistenza quando la guerra era finita.
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