
(Dott. Paolo Caruso) – Il 23 dicembre 1978 prendeva luce la riforma delle riforme, la riforma sanitaria che tanto lustro avrebbe dato all’ Italia consentendo finalmente agli italiani di appropriarsi del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Carta Costituzionale. Così i principi di universalismo, equità, e eguaglianza, fanno si che i cittadini in egual misura senza privilegi di casta e a titolo esclusivamente gratuito abbiano una assistenza sanitaria pubblica. Una riforma che ben presto diventata fiore all’occhiello della politica italiana verrà apprezzata e per certi aspetti applicata da diverse cancellerie europee. A 46 anni dalla sua attuazione, la sanità pubblica rappresenta oggi però il triste epilogo di una occasione che è andata scemando con il passare degli anni, ferita nei suoi valori dal clientelismo più bieco e guidata da correnti neo liberiste basate sul libero mercato. Un business vero e proprio quello della sanità gestito da società lobbistiche che si occupano della salute dei cittadini come fosse un affare commerciale. Infatti per la politica mantenere un SSN efficiente non è più una priorità del Paese e i cittadini affondano sempre più nelle sabbie mobili delle gravi disfunzioni della sanità pubblica. Le aziende sanitarie altamente politicizzate si sono rivelate fonti di sprechi, di interessi, di privilegi, di clientele, e spesso di intrecci tra politica e malaffare. I manager che le governano, espressione dei partiti, sono interessati più che alla tutela della salute a creare consenso. Anni e anni di definanziamento del Ssn inoltre hanno provocato una crescente involuzione nella gestione della sanità pubblica offrendo il fianco a fenomeni speculativi da parte dei privati. “Melonandia”, il Paese fantastico di Giorgia, è solo una favola, un mondo surreale che al risveglio ci appare nella sua fumosità e nella sua concreta tragicità. Tragicità data dalla volontà della Premier di incrementare le spese militari a discapito del SSN, e di affidare in un prossimo futuro la salute dei cittadini ad un sistema privatistico assicurativo sul tipo americano. La vita quotidiana delle persone, in particolare delle classi meno abbienti, così sarà sempre più condizionata dalla mancata esigibilità del diritto fondamentale alla salute e si rivelerà tristemente con i suoi effetti discriminanti. La maschera politica del “nuovo” che avanza viene ora a mostrare la sua grande ipocrisia, lasciando scoperto il volto amaro della restaurazione.
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Il Ministro Valditara vuole chiudere 635 scuole e accorpare ancora di più i presidi, visto che nascono sempre meno bambini e le classi pollaio di 30 o più alunni ovviamente vanno mantenute. Inutilmente Galimberti ripete che per fare vera scuola le classi dovrebbero essere di 15 alunni. Valditara non è un pedagogista ma un somaro e della scuola, dei giovani e della cultura se ne frega.
Questo Governo sa solo fare tagli ai servizi pubblici con la sporca connivenza di Giorgetti, il peggior Ministro dell’Economia che l’Italia abbia mai avuto. Insomma un Giorgetti al giorno e ti levi l’Itaglia di torno!
Via la scuola, via l’agricoltura nelle mani dell’insulso Lollobrigida, via i trasporti che non sono mai andati così a ramengo come con Salvini, via la cultura con gente come Sgarbi o Santanchè o l’incomprensibile Giuli, via la giustizia straziata da sbronzolino Nordio, via la pace col mercante d’armi Crosetto, via il lavoro nelle inutili mani della Calderone, via i diritti umani con la reazionaria Roccella che è peggio della Binetti, via l’ordine interno con lo sciagurato Piantedosi, via l’ambiente con nuclearista Pichetto Fratin che se ne frega del territorio, via la sanità con un inutile Schillaci che lascia che la sanità sia tagliata a morte, via la tutela della Costituzione nelle mani di Signorsì Mattarella… siamo una Repubblica ormai destinata al cimitero. Ma l’urlatrice ulula come una indemoniata e il suo pubblico va in delirio. Qua è peggio di Salem. Ci vuole un esorcismo.
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