L’ex ministro nella prima linea del fondatore. Le battaglie su Youtube con il monologo sul costo del tonno per denunciare l’inflazione. Costretto a lasciare dopo due mandati. Veleni e battute su chi era in Parlamento

(di Tommaso Labate – corriere.it) – Con la povertà alla fine non c’è riuscito. Ma l’eufemismo l’ha abolito, eccome, Danilo Toninelli. «Beppe, sei amatissimo, sei un grandissimo», riferito ovviamente al video in cui si vedeva Grillo piombare col carro funebre a tagliare politicamente la strada a Giuseppe Conte. E sul capo politico, in un crescendo che definirlo rossiniano sarebbe persino riduttivo: «Cioè ma vi rendete conto? Dai formalismi rompico… di un giuridichese azzeccagarbugliese del c…, porca putt…, posso dire una cosa che non vi ho mai detto? Chi sa leggere dietro le righe sa da tanto tempo che io non ho mai stimato Giuseppe Conte, ho sempre saputo che non aveva niente a che fare col Movimento 5 Stelle», ha scandito l’altro giorno in una delle sue dirette all’insegna, ipse dixit, della «controinformazione», segno tangibilissimo che l’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del fu governo Conte I a colorazione gialloverde, relegato in tribuna a causa della tagliola statutaria dei due mandati, adesso è tornato. 

Come il mitologico schiavo Spartaco che nella celebre battuta di Christian De Sica alla fine «s’ha liberato da’ catena», Toninelli si rimaterializza sul proscenio della guerra civile del Movimento vestendo i panni del più ortodosso dei sostenitori di Grillo. Da fervente grillino s’è fatto fanatico grilliano, lanciatissimo nella battaglia contro Giuseppe Conte e accanito suggeritore della mossa da mettere in campo sul riconteggio dei voti della costituente: l’astensione, con l’obiettivo di far mancare il quorum su tutti i provvedimenti chiesti dal capo politico, dal licenziamento del garante all’abolizione della regola dei due mandati. «Non dovete votare oggi, voi innamorati del Movimento 5 Stelle», ha spiegato l’ex ministro sui suoi social ancora ieri, riconvertendo implicitamente la massima dell’«uno vale uno» in una sorta di «nessuno vale uno», con tanto di invito ad andare a funghi.

 Inarrestabile, irrefrenabile, immarcescibile Toninelli. Che nel suo personalissimo one man show sul suo canale YouTube, lo stesso reso celebre mesi fa col monologo sul costo del tonno elevato a spia del carovita e dell’inflazione galoppante, lavora sapientemente d’archivio e pesca qua e là vecchi e nuovi colleghi del Movimento a cui fa il controcanto. Il deputato Francesco Silvestri accusa Grillo di essere stato l’artefice, insieme a Luigi di Maio, dell’adesione pentastellata al governo Draghi? Toninelli, dopo un sapiente mix di vecchie interviste di Conte, lo castiga senza pietà: “Ti abbiamo beccato Peppino Silvestri… ditemi come c… si chiama ché non lo so. Hai detto una bugia! Ai tempi l’unico cogl… che aveva accettato di andare a casa prima della fine della legislatura ero io…». Accettato a parole, forse. Perché tracce di dimissioni di Toninelli dal Parlamento non ce ne sono state.

 Qualcuno, per rendergli la pariglia, potrebbe montare un collage di sue vecchie dichiarazioni su Conte, con cui ha lavorato a stretto contatto dopo essere diventato nel 2018 uno dei suoi ministri («Conte è una persona perbene e farà il bene degli italiani», durante uno speciale di Enrico Mentana su La7). Oggi la musica è cambiata: «Mi ricordo tutte le riunioni fatte con Giuseppe, che aveva due caratteristiche: la prima, non si capiva mai il punto a ci voleva arrivare; la seconda è che non decideva mai, non prendeva mai una decisione. Io invece sono pragmatico, che va al punto, mamma che cogl…, poi il piattume, dopo tre minuti che lo ascoltavo mi veniva da addormentarmi…». Non fosse stato per la celebre battuta di Grillo su Prodi che si addormentò parlando con lui, poteva quasi rischiare di essere originale.