(Giuseppe Di Maio) – Non è ancora finito lo struscio tra i vincitori, i baci e gli abbracci, le strette isteriche della Schlein ai suoi, i “bella ciao” intonati fino a mattina, che l’amico dei compagnucci Renzi s’è fatto vivo con un pensierino semplice: “Senza di noi come in Liguria si perde, con noi come in Umbria ed Emilia si vince. Questa non è opinione, questa è matematica”. A niente sono valse le precisazioni che il suo simbolo è assente ora come era assente prima, pure se ora nelle liste ci sono alcuni amici suoi. Lui ha rincarato la dose avvisando che in Campania sarà anche peggio, una regione dove l’ultima volta l’Iv ha avuto il 7,5%, e dove (ha fatto i nomi) ci sono campioni di preferenze che appartengono al suo partito.

Noi siamo un largo popolo di tanto superiore a quel 3/5% che raccogliamo alle regionali, stiamo sopportando l’esercizio di democrazia imbranata, imprecisa e furbetta che il vertice M5S ha messo in campo su una piattaforma che ci fa rimpiangere Rousseau. Abbiamo fiducia non di questo cantato processo democratico, ma dei risultati, che non potranno essere se non i migliori per il popolo della rete, i migliori per il popolo italiano. E noi che sopportiamo tutte le contraddizioni del Movimento, la cruda realtà delle gambe con cui camminano certe idee, ci dovremmo avvilire se un Renzi qualsiasi ci propina un sillogismo da quattro soldi? Noi abbiamo ben altri peli sullo stomaco, e ben altri problemi. Credono forse che l’urgenza della gente sia di battere la destra? Credono che sia la nostra urgenza? No, noi quando pensiamo alla destra includiamo anche i Renzi e i vicini sodali: quelli capaci di non votare il rdc, di non fare la legge sul salario minimo, di varare una riforma classista della giustizia, e di finanziare la sanità dei privati. Il nostro obiettivo è cambiare la società italiana con una politica che le porti immediato giovamento. Noi non aspettiamo altro che il nostro vertice rinsavisca, che Conte abbia finalmente coscienza di essere stato assorbito nella strategia del PD, una strategia che mira ad assorbire la parte del nostro elettorato più simile al suo, proprio come fece Salvini con la parte liberista e reazionaria.

Ma la maggior parte dei nostri elettori non seguono il Movimento qualsiasi cosa faccia. La maggior parte di loro sono incostanti, con la puzza sotto il naso, e affollano l’area del non voto, proprio quella che manca a queste elezioni. Forse proprio quella che fa esultare la Schlein e la Meloni quando i loro partiti vincono col 40% degli aventi diritto, ambedue felici di aver fatto fuori nel paese l’unica possibilità di cambiamento.