(Dott. Paolo Caruso) – Dichiarata incostituzionale dalla Consulta, l’Autonomia differenziata, ritenuta divisiva, viene cassata nei punti più sensibili e spedita alla Cassazione. Un vero flop per la legge di Calderoli e della Lega. Ci voleva tanto per capirlo? Bastava dichiarare i proponenti, i leghisti più accesi, che fin dalla prima ora volevano la “secessione della Padania”. Avevano creato i riti celtici dell’ampolla annuale del dio Po, che Umberto da Giussano ogni anno prelevava con venerazione liturgica alle sorgenti e la faceva portare, a staffetta, fino alla foce. Quei riti sono stati nel frattempo soppiantati dalla “réale politique”, e Salvini, esponente massimo del Carroccio, ha preferito oltrepassare i confini Padani portando la Lega fino in fondo alla penisola e aldilà dello Stretto siciliano, aumentando la sua influenza sull ‘intero territorio così da poter condividere il governo della Nazione e ottenere di più. Oggi il “Cazzaro verde” è di Destra, e cerca di superare proprio a destra la stessa Meloni sbilanciando quel poco di centro presente nel governo, tenendola sotto ricatto per scambio con la legge sul “Premierato”, a lei tanto cara. Ma i princìpi unitari da lei e dal suo partito, tanto millantati in fase elettorale quali “Dio, patria e famiglia”, che fine avranno fatto? “Fratelli” di una Italia divisa, con i poveri del Sud abbandonati all’arrembaggio del “si salvi chi può”. I valori risorgimentali, come anche la Costituzione del 1947, che volevano “l’Italia una e indivisibile”, possono sottostare agli umori della Lega & Company. La difesa per fortuna ci viene dalla Consulta, che ha ricordato a questi politici, quel che noi sapevamo, ma che per la “réale politique”, hanno barattato, con logica guicciardiniana del “particulare”, con cui “ognuno pensa solo a se stesso”.