Un maxi piano Ue per aiutare l’auto

(Pasquale Tridico – lastampa.it) – Il settore europeo dell’auto sta attraversando una delle fasi più critiche, se non decisiva, della sua storia con tensioni crescenti tra obiettivi ambientali, interessi commerciali ed esigenze occupazionali. L’Ue ha imposto ai produttori di auto l’obiettivo di ridurre le emissioni medie di CO2 a 95 g/km per i veicoli nuovi entro il 2025, a cui seguono ulteriori ambiziosi target per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Il necessario e significativo incremento delle vendite di veicoli elettrici sta faticando a realizzarsi, soprattutto in Italia e Spagna dove la domanda è scarsa. Per favorire la competitività dell’industria la Commissione europea è intervenuta mettendo in campo una serie di dazi alle auto elettriche importate dalla Cina e ha messo in conto ritorsioni commerciali su prodotti più a monte nella catena del valore, come le batterie al litio. Le auto elettriche prodotte in Europa, unite ai costi elevati dell’elettricità, rappresentano al momento un sacrificio economico eccessivo per quelle che sono le disponibilità di cittadini che hanno visto il potere di acquisto drasticamente diminuire negli ultimi decenni. Di conseguenza, senza una domanda per questi veicoli, molti stabilimenti saranno costretti a chiudere, con perdite drammatiche di manodopera specializzata. Questo processo è già iniziato in molti Stati europei, dal Belgio alla Repubblica ceca, dalla Germania all’Italia.

Oltre ai target climatici e ai dazi, l’Ue non ha accompagnato la transizione della mobilità sostenibile con adeguate proposte. Sono troppo frammentate le iniziative finora messe in campo. Adesso è necessario cambiare registro agendo con decisione e l’occasione è il tavolo convocato oggi al Mise con i rappresentanti di Stellantis, delle Regioni sede di stabilimenti produttivi, delle organizzazioni sindacali e dell’Anfia. La nostra proposta prevede la creazione di un fondo con una dotazione di almeno 100 miliardi di euro per l’Ue, di contributi a fondo perduto strutturato su tre pilastri. Il primo: ammortizzatori sociali sulla scia del fondo Sure durante il Covid per tamponare la perdita di occupati che sta già avvenendo in molti stabilimenti. Durerà due anni e funzionerà come la cassa integrazione per sospensione del rapporto di lavoro o per riduzione delle ore lavorate e sarà vincolato a specifiche condizionalità. Le aziende in crisi che ricevono il supporto dovranno infatti effettuare i necessari investimenti richiesti dalla transizione verso l’elettrico, compresa la riqualificazione della manodopera, a cui si dovrebbe aggiungere un obbligo di concentrare gli sforzi produttivi verso modelli di auto accessibili per le fasce a reddito medio-basso. Il secondo pilastro è il sostegno sul lato della domanda, valutando una serie di incentivi per l’acquisto di veicoli elettrici con riduzione dell’Iva per le famiglie meno abbienti e misure in cui lo Stato diventa acquirente di mezzi di mobilità pubblica nelle cui filiere possono entrare le aziende della componentistica che soffrono la crisi dell’auto. In Belgio gli incentivi aziendali sono riservati solo alle auto elettriche e questo sta contribuendo ad aumentare la domanda in modo esponenziale. Infine, il sostegno sul lato dell’offerta e la riduzione dei costi. In attesa di interventi più decisi di politica industriale, che in Italia può appoggiarsi per il momento al sistema di crediti di imposta di Transizione 5. 0, serve un’attenzione più specifica per le tecnologie per la transizione all’elettrico. Sarebbero utili anche le misure previste per il Fondo Automotive, a cui però il governo ha recentemente tagliato l’80% dei finanziamenti pari a 4, 6 miliardi di euro.

Questa proposta sta guadagnando interesse in Europa dopo la presentazione di un emendamento al bilancio Ue, a mia prima firma, presso il Parlamento europeo e potrebbe diventare una delle misure cardine della politica industriale per i prossimi anni. Siamo entrati in una fase in cui presto sapremo se l’industria automobilistica europea riuscirà a salvarsi, preservando al contempo la sostenibilità e i posti di lavoro in un contesto globale sempre più competitivo. Quello che proponiamo è una misura temporanea ma che ci permetta di tornare a respirare, salvaguardando il tessuto produttivo e le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori e avere più tempo per formulare delle strategie di medio-lungo periodo in cui soggetti come la Bei possano giocare un ruolo decisivo nel guidare la traiettoria del sistema industriale europeo, a partire dal settore dell’auto e della mobilità in generale.