
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Ha ragione de Bortoli: i primi che avrebbero diritto di rivoltarsi, in questo Paese, sono i milioni di cittadini costretti a subire gli effetti dei continui scioperi selvaggi del trasporto pubblico.
La logica dello sciopero è di infliggere un danno economico e di reputazione al datore di lavoro (in questo caso il governo), mentre così si finisce per rafforzarlo. So bene che in un mondo ideale dovrebbe scattare la solidarietà tra utenti e manifestanti, ma nel mondo reale (quello, per intenderci, dove vincono i Trump) ciascuno finisce per mettere davanti i propri interessi. Puoi anche sentirti spiritualmente vicino al bigliettaio vessato e all’autista sottopagato, ma se poi lo sciopero selvaggio trasforma il tuo tragitto casa-lavoro in un’impresa epica, farai fatica a tifare per chi, pur dicendo in buona fede di voler creare un disagio a Salvini, nei fatti lo sta procurando a te.
Il diritto di sciopero è sacrosanto e intoccabile, però mi si conceda una provocazione: agli scioperanti non converrebbe affiancare forme di protesta più moderne e anche più furbe? Se ieri i mezzi pubblici avessero funzionato regolarmente ma gratuitamente, cioè se i manifestanti avessero aperto i tornelli ed evitato di controllare i biglietti, avrebbero ottenuto il loro scopo — danneggiare la controparte — senza inimicarsi la clientela. Ci sarebbero stati strascichi legali? Sicuramente, e per qualche tempo, ma la storia insegna che ogni cambiamento comincia con un attrito e finisce con un accordo.
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De Bortoli e Gramellini, assertori di banalità e ovvietà. Apparentemente sensibili ai diritti e ai bisogni di tutti, con poche idee però su come ottenerli e mantenerli. E non hanno neppure idea di cosa sia la solidarietà sociale.
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A questi finti sinistri proprio non va giù che abbia vinto Trump… loro preferivano l’Oca Giuliva guerrafondaia.
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Seee… nnon mi sembra che esista una regolamentazione, con norme legali, per questo tipo di boicottaggio…per la serie:”va’ avanti tu, Gramo, ché mi scappa da ridere”
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Lo sciopero è un diritto costituzionale e prevede l’astensione giustificata (ma non retribuita) dal lavoro per manifestare il proprio pensiero. Se uno sciopero comporta ovviamente dei disagi a terzi è compito del governo o del datore di lavoro trovare dei compromessi per sanare le questioni poste in essere. Se ciò non avviene vuol dire che non c’è alcun interesse a porre un rimedio, anzi nel caso del governo si manifesta l’esplicita volontà di utilizzare il malcontento che gli scioperi creano per tentare di comprimere il diritto costituzionale, già ampiamente scarnito. Applicando la logica di Gramellini e De Bortoli nessuno sciopero dovrebbe essere consentito, visto che ogni sciopero (tranne quello dei giornalisti) provoca un intoppo nelle normali dinamiche sociali, effetto naturale del diritto di sciopero. L’idea balzana di offrire corse gratuitamente sarebbe solo il pretesto per legali sanzioni o licenziamenti, ma un gianduiotto come Gramellini probabilmente non lo sa.
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