
(Flavia Perina – lastampa.it) – C’è una notevolissima sobrietà delle leader nel day after del voto ligure. Giorgia Meloni si limita a dichiarare soddisfazione per l’ottimo risultato, Elly Schlein chiude la pratica dei commenti alle tabelle e passa a occuparsi d’altro. Lasciano parlare i loro fedelissimi, che come sempre non si fanno pregare, da una parte (a destra) smentendo campanelli d’allarme per la flessione di FdI e dall’altra (a sinistra) nei consueti anatemi contro quelli che non hanno voluto Matteo Renzi, quelli che hanno rotto con Beppe Grillo, quelli che hanno messo in dubbio la sovranità di Giuseppe Conte.
Entrambe le leader hanno cose assai serie su cui riflettere. Il notevole travaso di voti interno al centrodestra ricorda a Fratelli d’Italia che il consenso anche dalle sue parti è mobile, magari non esce dal recinto della coalizione ma al suo interno si sposta con gran facilità: il 30 per cento che i sondaggi nazionali assegnano alla “destra doc” è più liquido di quel che si crede, e se domenica si è orientato verso le civiche in prospettiva può rivolgersi altrove. Il successo di Marco Bucci, sotto questo profilo, è un pericolo scampato per un soffio. Poche migliaia di voti in meno al candidato governatore, poche migliaia in più ad Andrea Orlando, e il dibattito oggi sarebbe: è già tramontata la stella di FdI?
Nel centrosinistra il clamoroso 28,4% del Pd ha sventato lo stesso rischio e la stessa domanda: è già finita l’era Schlein? Il fatto stesso che gli interrogativi del dopo riguardino altre cose finite – le ambizioni leaderistiche di Conte, l’epoca dei veti grillini, il campo largo, eccetera – è un notevole e inaspettato sollievo politico. Per intere stagioni politiche ogni dibattito post-elettorale a sinistra si è aggrovigliato intorno alla tenuta dei capi del Nazareno e ai loro errori. Stavolta almeno questa via crucis è risparmiata, anzi: i democratici risultano l’unico edificio solido in un’area spazzata dagli uragani.
Anche in questa circostanza le due donne che determinano la politica italiana si guardano in un gioco di specchi e si vedono entrambe più avanti dei loro mondi di riferimento. Meloni ha imposto l’unico candidato che poteva farcela dopo la catastrofe delle dimissioni e del patteggiamento di Giovanni Toti, resistendo alle pressioni dei suoi, della Lega, dei totiani, e con la vittoria di Bucci ha evitato un day after dirompente, visti i risultati di FdI. Schlein è uscita a testa alta da una campagna impossibile, con il guru del partito alleato, Beppe Grillo, che a urne aperte ha invocato il muoia Sansone con tutti i filistei: con il successo di lista si è salvata da un fuoco amico già pronto alla fucilazione.
La sobrietà dei day after forse è frutto anche di queste consapevolezze, perché mai come adesso queste signore così simmetriche per età e determinazione sembrano capefamiglia alle prese con figlioli irresponsabili, inconcludenti, persi nei loro traffici da ragazzini. Non ce n’è uno che abbia uno standing adulto e consapevole del ruolo, quello che affonda un governatorato mischiando appalti e soldi alla sua fondazione, quell’altro che vuole tornare premier a ogni costo, e tutti con un loro gioco sottobanco, una loro segreta ossessione, il sorpasso dell’alleato malsopportato, l’istinto a far fallire la festa dove non sono invitati, l’indomabile ricerca di visibilità. Uscirne vive, per entrambe, non è stato uno scherzo, così come non lo sarà nelle tornate umbre e emiliane che già incombono. Ma per ora è andata, si possono complimentare con se stesse.
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Sottileeee! Giustamente Papeetini da buon cohlliòn non sa (e non capisce) una…
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