
(Flavia Perina – lastampa.it) – La parola dossieraggio costella la storia della Prima Repubblica e tutt’ora sappiamo poco su come e quanto ne abbia determinato le vicende. Ma quelli erano dossier costruiti e gestiti da uomini dello Stato con la giustificazione (o l’alibi) della Guerra Fredda. Il dossieraggio dei tempi nuovi, il dossieraggio della Equalize, dei bancari in apparenza innocui, degli hacker capaci di bucare il ministero della Giustizia o la Tim, non può nemmeno ammantarsi di quel sottile velo di ipocrisia. Sono traffici di informazioni gestiti da privati per soddisfare interessi di cui abbiamo appena percepito le dimensioni e l’appetito: l’ultima inchiesta ruota intorno a ottocentomila rapporti tratti dalle banche dati delle forze dell’ordine, compresi documenti di interesse per la sicurezza nazionale, compresi leak sulle massime cariche dello Stato.
Dobbiamo per forza immaginare che questa enorme massa di accessi illegali abbia avuto committenti o sia stata comunque giudicata commerciabile perché utilizzabile a fini di ricatto. Dobbiamo per forza presumere che a questi traffici silenti fossero legati i ripetuti allarmi di Giorgia Meloni e Guido Crosetto su attività di intelligence illegali. Dobbiamo per forza rivedere la versione che attribuiva questi allarmi a un’ossessione complottista. E dobbiamo per forza chiederci: come è possibile fare politica, governare ma anche fare opposizione, nell’era dei dossieraggi 2.0?
È una domanda che è stata a lungo elusa. Mentre il mercato delle spiate si sviluppava, cresceva, arruolava ex-poliziotti di prestigio, manovalanza con accesso agli schedari di ogni istituzione della sicurezza, l’attenzione della politica è rimasta fissa (stavolta sì, in modo ossessivo) sulle intercettazioni giudiziarie, la branca più sorvegliata e di sicuro più attentamente regolata delle «intromissioni» nelle nostre esistenze. Lì agisce un potere dello Stato. Lì ci sono regole, autorizzazioni da dare e avere, persone che ne rispondono, e tuttavia almeno da un paio di decenni è solo di questo che si parla, solo su questo si legifera e si agisce. Il resto, la vasta attività di intelligence privata e senza controllo, o è sfuggita ai radar oppure, ed è l’ipotesi più grave, è stata protetta perché giudicata una risorsa in casi di necessità.
I nomi coinvolti nell’affaire milanese e la loro vasta cerchia di relazioni ci dicono che questa seconda possibilità è concreta. Fornivano un servizio aberrante ma di qualità e interessante per molti. Non solo informazioni vere e segrete ma anche dossier falsi, false chat screditanti, false disavventure giudiziarie all’estero, secondo lo stile più classico di «quelli di prima» che con gli stessi sistemi depistarono gli eventi più tragici della notte della Repubblica. Ma è proprio il paragone con i vecchi tempi, e la consapevolezza del costo che ha avuto per la nostra vita democratica, a obbligare le classi dirigenti e i partiti a una riflessione. Mezzo secolo dopo gli archivi illegali del Sifar di Francesco De Lorenzo o dell’Ufficio I di Umberto D’Amato, vent’anni dopo i veleni di Pio Pompa, un anno dopo il caso di Pasquale Striano e a pochi giorni da questo nuovo ed enorme affaire Equalize, denunciare genericamente i dossieraggi (magari pensando che prima o poi torneranno utili) non basta più. Bisogna configurare ogni raccolta dati illegale e ogni costruzione privata di dossier, a qualsiasi titolo eseguita, come un reato di prima classe, un atto potenzialmente eversivo, un modus operandi in conflitto con l’essenza stessa della democrazia oltreché dannoso per singoli che ne sono colpiti, ben oltre le blande e confuse norme dell’attuale codice penale.
Serve, insomma, un collettivo sussulto civico oltre le parti, che troppo spesso hanno agito a corrente alternata sul tema, scandalizzandosi quando colpiva gli amici e minimizzando quando colpiva «gli altri». Fare politica liberamente, decidere, nominare, criticare o difendere una scelta, sotto la potenziale spada di Damocle dei dossier 2. 0 è impossibile per tutti. Tutti dovrebbero prenderne atto e agire finalmente di conseguenza.
i professionisti della politica a tempo indeterminato, da anni avezzi al potere e al compromesso, sono ricattabili per inierzia da sempre, dal tempo delle Agorà.
L’unico antidoto è avere politici a tempo determinato, ma l’ingordigia della natura dell’uomo lo impesce.
"Mi piace"Piace a 2 people
Male non fare, paura non avere; recita un noto proverbio.
Che l’accesso ai dati personali sia una grave violazione sia delle norme, sia della vita privata dei cittadini coinvolti e un fatto incontrovertibile.
Resta il fatto che se si opera in modo onesto, dai dossieraghi non può emergere nulla di scandaloso.
Il dosdieraggoo desta scandalo nella misura in cui chi è stato “dossierato” ha creato quello scandalo.
Quanto alla libertà dell’azione politica essa non è subalterna solo agli scandali, ma anche all’indipendenza finanziaria di cui una nazione gode ( stato di finanza pubblica)
Coi soldi tuoi puoi fare quello che vuoi; coi soldi degli altri fai quello che ti dicono gli altri
"Mi piace"Piace a 3 people
“Dobbiamo per forza presumere che a questi traffici silenti fossero legati i ripetuti allarmi di Giorgia Meloni e Guido Crosetto su attività di intelligence illegali. Dobbiamo per forza rivedere la versione che attribuiva questi allarmi a un’ossessione complottista”.
Ma assolutamente no.
La Meloni & friends parlavano e parlano ancora di un complotto della sinistra e dei poteri forti contro il loro governo perchè, a loro dire, starebbero facendo la storia.
Da quanto ne sappiamo fino ad ora, l’unico premier in carica ad essere stato spiato è Conte. Ma non ricordo la Meloni gridare al complotto quando uscì la notizia.
"Mi piace"Piace a 4 people
Bravo!
"Mi piace""Mi piace"
I dati dei cittadini conservati nelle principali banche dati in possesso dell’amministrazione pubblica non sono segreti di stato ma più semplicemente informazioni personali che non dovrebbero costituire una notizia di reato o un’infamia per i loro titolari. Facciamo un esempio: se viene reso pubblico il reddito di Tizio o Caio (cosa giustamente possibile per chiunque fino a quando la buonanima durante il suo ultimo governo la rese di fatto non più praticabile) per quale motivo sarebbe messa a repentaglio la solidità dello stato e in cosa consisterebbe l’azione di un ricatto? Se vengono resi pubblici i precedenti penali sempre di Tizio e Caio (cosa che peraltro è già pubblica) quale privacy si viola? Se si diffondono i dati sanitari di Sempronio si fa un atto eversivo o si viola semplicemente la privacy? Se invece si pesca in una banca dati che raccoglie dati che per loro natura non dovrebbero essere conservati dallo stato (orientamento sessuale, opinione politica, credo religioso, uso di droghe, frequentazioni di circoli e associazioni et cetera) allora bisognerebbe chiedersi quale sia la necessità per lo stato di detenere tali informazioni. La srl milanese a quanto pare era un’agenzia – molto conosciuta e praticata dai soliti noti – per mettere in pratica i normali sgarri che lorsignori si fanno da sempre per raggiungere i loro miserabili scopi. Che siano coinvolti dei corrotti e infedeli appartamenti alle forze dell’ordine non dovrebbe suscitare tanto stupore, perché in un paese come il nostro non è tanto inusuale. Un ricco ereditiere che per paura delle corna fa controllare il telefono della fidanzata è una novità nel 2024? Piuttosto dire che è stata clonata una mail del Quirinale senza alcuna prova provata è solo un modo per gonfiare la vicenda. La questione è un’altra: è normale i movimenti finanziari di un politico finiscano nell’archivio delle segnalazioni sospette?
"Mi piace"Piace a 1 persona