
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Ma si può diffamare un paese intero? Il tribunale di Taranto ha sospeso la messa in onda della fiction sull’omicidio di Sarah Scazzi perché la comunità di Avetrana, per bocca del sindaco, si è sentita rappresentata come «ignorante, retrograda e omertosa», mentre vorrebbe essere ricordata «per i suoi tesori artistici e storici».
In attesa che Alberto Angela colmi la lacuna con uno speciale in prima serata, prendiamo atto che non si può più dire niente nemmeno sui luoghi. Degli esseri umani era già sconsigliato parlare da tempo: se scrivi che un difensore falloso è un macellaio, si offendono i macellai, e se dici che quel calendario di nudi è da camionisti, insorge il sindacato di categoria. Tutti vorremmo essere ricordati solo per i nostri tesori artistici e storici.
Eppure, Parigi non esce benissimo dai romanzi del suo cantore Victor Hugo (e se parlar male di un luogo fosse anche un modo per eternarlo?). Poi ci sarebbero la Roma di «Romanzo Criminale», la Napoli di «Gomorra» e la New York dei film di Scorsese: per il tribunale, forse, avrebbe fatto meglio a chiamarla Gotham City.
Oggi si manderebbero al macero «I promessi sposi» per aver descritto i milanesi come creduloni isterici: «Dagli all’untore!». E che nessuno diffonda i testi di quel rapper insolente («Ahi serva Italia, di dolore ostello — nave sanza nocchiere in gran tempesta — non donna di provincie ma bordello»). Uno così, che manca di rispetto a un’intera nazione, meriterebbe di finire all’Inferno.
vedi che ognittanto…chapeau.
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Aldilà del fatto che non si sentiva per niente l’esigenza della serie, visto che in 10 anni hanno fatto 70 documentari, quindi conosciamo tutti la storia, Avetrana è sicuramente un paese di ignoranti, retrogradi e omertosi, i cui tesori artistici sfuggono a loro, figuriamoci a noi.
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Io vivo a pochissimi chilometri da Avetrana e posso dire con cognizione di causa che la popolazione è una composita miscela di tutte le sorti come in ogni cittadina dall’alpi alle piramidi, dal manzanare al reno.
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Il professionista della banalità colpisce ancora nel nome del diritto a (dis)informare secondo i più triti luoghi comuni, tanto i “cafoni” di Avetrana non hanno onorabilità né diritti: sono inconferenti i paragoni con le grandi città dai mille volti ove un’anima noir fa colore, qui, a scopo di intrattenimento (non di cronaca), si vuole identificare, anzi crocifiggere, sin dal titolo della serie una cittadina con il sottosviluppo morale e materiale di una sola famiglia.
Per poi magari sguazzare nel pettegolezzo delle mille ricostruzioni alternative… magari un colpo agli inquirenti e soprattutto ai magistrati fa sempre audience e si pone in linea con il sentiment dominante
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Una serie true crime è stata già portata sugli schermi. Con interviste a tutti. Madre di Sarah compresa… Come mai oggi insorgono in tutto il paese?
Sui”tesori artistici e storici” ho qualche dubbio. Io per ricordare soltanto il nome del paese devo fare ardite associazioni.
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