(di Michele Serra – repubblica.it) – Ci sono segni, in molte parti d’Europa, di rivolte indigene contro il cosiddetto overtourism. L’accusa sostanziale — in qualche caso raccolta e fatta propria anche dalle autorità locali — è che il turismo di massa snaturi i luoghi, li consumi senza conoscerli, li invada senza rispettarli. Nessuna persona dotata di discernimento può negare che in questa ribellione ci siano ragioni comprensibili, e anche condivisibili.

Ma vedi come è fatto l’essere umano. La sua capacità di distorcere anche le buone idee, di rendere guaste anche le buone cause, è stupefacente. Quasi un’arte.

Va considerato un capolavoro inarrivabile, in questo senso, la scritta “tourists go home impressa da mano ignota, con un pennarello indelebile, alla base delle Tre Cime di Lavaredo, una delle montagne più belle del mondo. Difendere l’integrità delle Dolomiti imbrattandole, che idea geniale! È come protestare contro la guerra sparando una sventagliata di mitra in aria.

Quella specifica roccia è anche patrimonio archeologico (porta impresse orme di dinosauro), ma questo è quasi un dettaglio di fronte alla minchioneria di chi ha pensato di protestare contro l’invadenza turistica usando proprio una delle pratiche più nocive imputate al turismo di massa: violare l’integrità dei luoghi. Lasciare tracce indesiderate del proprio passaggio.

La scritta è stata scoperta dall’atleta paralimpico Moreno Pesce, che l’ha pubblicata sui social con un commento secco e malinconico: “Per le Tre Cime è un risveglio non bello”. Non solo per le Tre Cime, caro Pesce. Il quotidiano approfondimento della stupidità umana non smette, neppure per un attimo, di deprimerci.