L’ultimo fan della premier sospettato di «amichettismo» è il presidente di Ales. Ma non sempre i Meloniboys portati in alto dalle nomine sono riusciti a evitare le gaffe

(Maria Laura Rodotà – lastampa.it) – Se ci fosse il manuale di self-help Donne che nominano troppo, qualcuno lo regalerebbe alle sorelle Meloni. E ad altre: è utile, ora che le potenti – ministre, presidenti, parenti influenti delle presidenti – sono sempre di più. Il bestseller originale era Donne che amano troppo; e alle Meloni, vabbè, servirebbe anche quello. In questi due anni le abbiamo conosciute come due simpatiche femmine alfa romane, un po’ trucide un po’ curate un po’ vittime del patriarcato tendenza Romanzo criminale con cui si cresceva a Roma sud. Che le ha portate a scegliere compagni dall’aria gaglioffa. Andrea Giambruno per Giorgia; l’ha messa in imbarazzo dicendo porcherie fuori onda e ora è solo il genitore 2. Francesco Lollobrigida per Arianna; non sappiamo cosa abbia fatto ma deve aver fatto qualcosa o più cose ed è stato lasciato ufficialmente ad agosto e forse non sarà più ministro e non si capisce cosa vuole dire di lui Maria Rosaria Boccia.

Poi ci sono gli amici, gaglioffi pure loro, ognuno a modo suo. C’è la gaglioffaggine di Roma Nord, fredda, scortese, che fa ridere, incarnata da Federico Palmaroli detto Osho, king dei meme e ora consulente della grande mostra sul Futurismo voluta dall’ex ministro della Cultura. C’è la gaglioffaggine da dandy nero del ministro nuovo, Alessandro Giuli, amicone anche di Arianna. E c’è quella più ingenua ed entusiasta di Fabio Tagliaferri, 49 anni, di Frosinone, ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ex vicesindaco. È il nuovo presidente e amministratore delegato dell’Ales, la società del ministero che gestisce musei, aree archeologiche, restauri e servizi. È stato scelto da Gennaro Sangiuliano. Hanno detto che è in quota Arianna, forse perché lei frequenta tanti ciociari (Lollobrigida è di Subiaco).

Tagliaferri, un bel tipo appassionato di giubbotti, viene ora citato come una delle nomine più stravaganti fatte da Sangiuliano. E da giovedì sera è diventato un personaggio di culto, dopo la rimessa in onda di un’intervista che gli aveva fatto Roberta Benvenuto a Piazzapulita. La giornalista gli chiede: «Quali sono le sue competenze culturali? Lei gestisce un autonoleggio». Lui risponde «ho tre aziende, una che si occupa di noleggio, una di automotive in senso lato, una di assicurativo». Lei gli cita il vecchio presidente, dal curriculum infinito.

Lui replica: «L’amministratore delegato di Ales non è un critico d’arte, deve essere un manager che gestisce un’azienda» da cento milioni di fatturato e più di 2500 dipendenti. E si secca quando gli viene fatto notare che lui ha un duecentesimo dei dipendenti dell’Ales: «Non ci vogliono tremila dipendenti per poter gestire un’azienda con tremila dipendenti. È sufficiente avere un’azienda con dei dipendenti». Tagliaferri ne ha avuti «dieci, cinque, sette, a seconda dei periodi».

Interrogato sui sospetti di amichettismo, ha risposto con affetto, tra il nordcoreano e il marito buonone di Kamala Harris: «Io ho il mito di Giorgia Meloni. Cioè per me è difficile, non so, assolutamente, io pendo dalle sue labbra, cioè io passo le giornate a vedere i suoi video» del Diario di Giorgia e altrove, «perché imparo, a me Giorgia insegna».

Anche a essere multitasking, Tagliaferri sta quattro giorni alla settimana all’Ales e il resto all’autonoleggio, e combatte con l’esigua truppa. Cronisti dell’Espresso hanno trattato direttamente con lui l’affitto di un’utilitaria. E lui gli ha detto: «L’importante è che le due attività non abbiano attinenza merceologica», e potrebbe diventare il mantra anti-conflitti d’interesse dei Meloni boys. Firmato Tagliaferri, più evoluto di Lollobrigida, più alto di Sangiuliano, più educato di Osho, più elegante di Giuli, nuovo personaggio della commedia meloniana (tutto il resto è noia, cantava un loro autore di riferimento, e in effetti).