(Giancarlo Selmi) – Una delle cose più comiche che abbia letto in questi giorni, ma anche in assoluto, è stata una parte del “repetita iuvant” del garante (d’altra parte, il suo mestiere principale è il comico). Mi riferisco alla parte dove dice che in competizione ci sono due modi di concepire il Movimento, quello della “democrazia dal basso”, chiaramente riferito a se stesso, e quello del “posizionamento”, ovviamente riferito agli altri. Evitando di sottintendere, a Giuseppe Conte.

È curioso che chi espelleva gente con un messaggio sul suo blog, faccia richiami alla democrazia in generale. Ma è ancora più curioso il richiamo a un determinato tipo di democrazia, quella dal basso, molto pubblicizzata ma mai attuata. È curioso, infine, che si richiami la democrazia dal basso, però si abbia paura dell’esito di un’assemblea Costituente. A tal proposito vale la pena ricordare un paio di episodi che riguardano Di Battista. Episodi che dimostrano il concetto “elastico” che il comico genovese ha della tanto evocata “democrazia dal basso”.

Il primo riguarda i risultati della votazione in rete del capo politico che, con la complicità evidente del capo di Rousseau, quel davide casaleggio che oggi si atteggia a duro e puro, vennero occultati. Perché, così si dice e non c’è motivo di dubitare, aveva vinto Di Battista mentre al secondo posto Dino Giarrusso. Il figlioccio del garante, di maio, pare fosse giunto solo terzo. Il secondo la candidatura di Di Battista nel 2022, fortemente voluta da Conte, prima osteggiata e poi bloccata da grillo.

Ma anche sul “posizionamento” richiamato dal post sul blog, qualcosa da ridire c’è. Il padre biologico di tutti i posizionamenti lo volle lui, il comico. E fu quello in onore a draghi. Sul quale ci sono poche spiegazioni che possano reggere. Posizionamento voluto fortemente e perseguito in combutta con di maio. La verità viene sempre a galla, così com’è venuto a galla l’insolito iper-attivismo del grillo in occasione del voto di fiducia al dragone. E le pressioni esercitate sui parlamentari, seguite dalle espulsioni di chi non votò quella fiducia.

E che dire di un blog che dovrebbe servire il Movimento, peraltro al costo di 300.000 euro all’anno, ma che viene utilizzato per attaccare il capo politico dello stesso Movimento? Che dire delle quotidiane conversazioni telefoniche con draghi aventi per oggetto la richiesta della defenestrazione di Conte? Sputtanate dal compianto De Masi e da lui mai smentite? E quanto sapeva delle operazioni che conduceva sottobanco di maio? Pare che ne sapesse molto.

È legittimo pensare che Grillo stia giocando su più tavoli? Nessuno può esserne sicuro. Rimane però un atteggiamento che, da anni ormai, risulta inspiegabile. A pensar male si fa peccato, ma…