(Tommaso Merlo) – L’Italia intera spettegola della scappatella del ministro della cultura ed ottiene la conferma di come un carro di buoi in effetti tiri molto meno. Un ministro di destra come Dante che resiste frignando invece di andarsene a Time Square a Londra a leggersi qualche libro finalista dello Strega e magari riscoprire pure la sua America seguendo le teorie di Galileo come fatto da Colombo. Oltre a Dio, patria e famiglia rigorosamente tradizionale, il pelatone si è dimenticato di citare la poltrona come valore fondante. Pare sia intervenuta addirittura la premier Meloni in persona per gestire tale vitale questione nazionale, questo mentre su Gaza non spreca neanche mezza sillaba. Un silenzio assordante che se avessimo una stampa davvero libera sarebbe sulle prime pagine al posto del ministro cornificatore e di tutte le altre beghe di cronaca rosa. Un silenzio ancora più scandaloso considerando che un paese come la Spagna si è spinto non solo a riconoscere lo Stato della Palestina ufficialmente, ma sta organizzando il primo incontro bilaterale. Il premier Sanchez ha appena annunciato che in quella occasione verranno siglati i primi accordi di cooperazione tra i due paesi. Siamo come al solito indietro, zimbelli inermi degli americani. Il governo sionista Israeliano ha ovviamente preso male le notizie provenienti da Madrid e come è solito fare, ha provato a vendicarsi cercando di sabotare il consolato spagnolo a Gerusalemme. La Spagna gli ha risposto di non azzardarsi a toccarlo anche perché il loro consolato esiste dal 1850 e cioè molto prima di Israele quando quel paese esisteva eccome e si chiamava Palestina. Ma c’è di più. La Spagna fa parte della Nato e il premier Sanchez ha chiesto apertamente agli altri stati membri il rispetto delle risoluzioni ONU e della legge internazionale ed ha invocato coerenza condannando il doppio standard usato per palestinesi ed ucraini. Parole sacrosante e cadute nel vuoto ma che fanno onore a quel paese. A Gaza intanto le Nazioni Unite definiscono la situazione ormai catastrofica mentre Netanyahu è sotto pressione come non mai. Pezzi grossi israeliani lo hanno svergognato a reti unificate dicendo che la sua insistenza sul corridoio Filadelfia non ha senso e gli ostaggi vengono prima, i parenti lo attaccano di continuo sui media e i cittadini sono in rivolta permanente per strada. Netanyahu è all’angolo in compagnia dei suoi ministri coloni e tutti attendono il punto di rottura politico. Il capo dell’esercito Egiziano si è fatto intanto un giretto sul confine con Gaza per ribadire che non vogliono sionisti tra i piedi. Anche i soldi tirano più dei buoi e Gaza è un mercato da ricostruire da zero di due milioni di persone. Dietro le quinte intanto pare che gli americani facciano finalmente sul serio invece che i passacarte di Netanyahu. L’establishment democratico è terrorizzato dal ritorno di Trump ed hanno bisogno di un trofeo per rilanciare una Harris impantanata nella sua ordinarietà. Altro che entusiasmo all’Obama, era tutta fuffa mediatica. Anche per la lobby pro Israele sono giorni complessi. Trump ha appena affermato che se gli ebrei non vogliono la distruzione di Israele devono votare per lui, ma è lo stesso tipo di fregnaccia che dice ai cristiani, agli idraulici e ai ferrovieri. La lobby finanzia poi da decenni la carriera di Biden, non è mai stata così potente e vuole capitalizzare, il problema è trovare un equilibrio. Il genocidio li ha esposti come non mai e devono fronteggiare una mobilitazione mondiale che i social rendono difficile da contenere. Hezbollah intanto continua a lanciare razzi sulla Galilea per tenere alta la tensione ma ritarda l’annunciata fase due della ritorsione per l’uccisione del loro capo militare. E anche l’Iran resta alla finestra. Stanno monitorando la situazione, lo hanno ribadito mille volte che non vogliono una guerra regionale per adesso ma un cessate il fuoco che faccia respirare Gaza. Tutto ruota attorno a Netanyahu e ai suoi ministri coloni, Israele deve raggiungere un punto di rottura politica per girare pagina e ricominciare a ragionare. Ma se siamo arrivati fino a questo drammatico punto è anche colpa degli Stati Uniti e di paesi servili come l’Italia che invece di mobilitarsi seguendo l’esempio spagnolo, si sono rinchiusi in un vergognoso silenzio interrotto giusto da beghe di cronaca rosa.