(Stefano Rossi) – Alla 81ª Mostra del cinema a Venezia, l’Italia si presenta con due importanti produzioni: una su Mussolini, una sulla mafia.

Non si contano i film, documentari, docfilm, narrazioni di ogni genere su Mussolini.

È noto che, quando Rai3, anche in orari notturni, manda in onda i filmati sul ventennio fascista, il numero degli spettatori aumenta notevolmente.

In libreria, se ci avete fatto caso, non mancano mai, in bella vista, libri sul fascismo.

Tutti gli argomenti passano, quelli sul fascismo sono sempre onnipresenti.

Anche se sono critici sul fascismo, anche se fatti o scritti da comunisti o progressisti (fate voi), l’interesse è generale.

Come mai?

Discorso diverso sulle tante mafie che impestano il Paese.

Il numero dei film e libri è sempre in aggiornamento.

Ma c’è la novità.

Una volta, l’attore importante rivestiva il ruolo del buono, del commissario o del giudice.

Oggi riveste il ruolo del cattivo, del marrano sanguinario.

E ci sono le emulazioni.

A Napoli impazzivano per la serie Gomorra. Infatti, sparavano dai balconi appena cominciava la puntata.

Era festa.

Non bastava il libro e un film su questi draghi di Komodo, no, bisognava fare una serie che ripeteva, allo sfinimento, frasi, gesti, sparatorie che, evidentemente, piacciono tanto.

A me, nel vedere questi bacarozzi atteggiarsi da guappi criminali, mi viene l’orchite roteante.

Quest’anno abbiamo “Iddu”. Poteva mancare un film su matteo messina denaro?

E di che parla questo film? Di un politico condannato per mafia che, per ritornare in auge, collabora con i servizi segreti per arrestare il mafioso.

Premesso che la storia è lontana anni luce dalla realtà, in quanto, purtroppo, il marrano è stato arrestato solo perché lui è stato costretto a rivolgersi ad una struttura medica sia pure con un documento falso. Non certo per l’attività giudiziaria dello Stato.

Rimane però viva l’immagine di uno Stato colluso, accomodante, rassegnato che si accorda, a volte con le mafie, a volte, con politici corrotti.

Successe per il sequestro di Ciro Cirillo, negli anni 80, successe per la “trattativa Stato-mafia”, negli anni  90.

Sono sepolti i tempi in cui, il protagonista era il poliziotto o il giudice.

Ora ci sono gli orchi, i topi di fogna che violentano questo Paese e si prendono la gloria del cinema e della televisione.

Se ne sono accorti pure le agenzie pubblicitarie. Una nota casa di moda italiana, ha provato ad approfittare della perversa simpatia verso il male (nella foto, uno dei tanti esempi di pubblicità di Dolce&Gabbana). Non ha mai causato dibattiti o critiche.

Invece, in Cina, la Dolce&Gabbana, ha dovuto annulla la sfilata a Shanghai per colpa di uno spot fatto di stereotipi e sessismo (“E’ troppo grande per te?”. Una voce maschile si rivolgeva così ad una cinese mentre tentava di mangiare un cannolo con le bacchette). La Cina è emergente, giovane, vogliosa di futuro. Si sono indignati tutti.

Da noi non ho visto alcuna indignazione per le pubblicità che giocavano sullo stereotipo italiano-mafioso.

Nessuno si stupisce, nessuno si lamenta, nessuno si indigna.

Salvo quando la stampa straniera ci ricorda che, in fondo, siamo tutti un po’ mafiosi.