(Stefano Rossi) – Lo sfondone de ‘o ministr.

Poco dopo la notizia delle sue dimissioni è giusto riavvolgere il nastro e vedere come

ha esordito il gaffeur del governo Meloni: Dante, padre del pensiero della destra italiana.

L’argomento meriterebbe un libro ma sarò brevissimo.

Dante Alighieri si trovava in esilio forzato.

Umiliato, stanco, mai capito, mai apprezzate le sue capacità intellettuali, dopo anni di fughe per non essere ucciso, la famiglia divisa, i beni sequestrati, lavorava al servizio di persone facoltose. Oggi lo definiremmo collaboratore domestico, anche se, tra i servizi resi, c’era quello di scrivere lettere e fare ambasciate.

L’esiliato doveva stare attento alle nuove amicizie, per questo preferì trovare un amico che aveva vissuto 750 anni prima.

Trovò conforto nella lettura di “De consolatione philosophiae” di Boezio.

Trasse spunto per scrivere il Convivio.

Il titolo è tutto un programma.

La mensa conviviale, condividere il pane, parlare, scambiare opinioni. Il banchetto, però, non è solo quello dei ricchi signori.

Deve essere una festa, una condivisione generale che deve coinvolgere tutti.

Ma, soprattutto, i bisognosi, gli affamati, gli ultimi, gli esiliati, appunto.

Ma il pane, il cibo di questo convivio non è quello che si mangia, bensì il cibo dell’anima: la cultura, la conoscenza, l’arte, la storia, tutto quello che può arricchire un uomo.

Lo chiama “il pane degli angeli” per le persone abituate a mangiare ghiande ed erba spontanea.

Vi ricorda qualcosa?

Tu proverai sì come sa di sale

lo pane altrui, e come è duro calle

lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale”.

Cacciaguida, nella famosa terzina, gli prefigura l’esilio ma, Dante, pensa che tutti debbano uscire non solo dall’esilio politico ma da quello dell’anima, dell’ignoranza, dell’oblio attraverso un cambiamento sociale, e le donne hanno un compito fondamentale.

In contemporanea al Convivio scriveva De vulgari eloquentia, con il quale spiegava le ragioni e l’importanza del volgare rispetto al latino e, le donne, secondo lui, erano le persone più adatte nella sua diffusione.

Per Dante, le donne, erano le più indicate nel cambiare la società attraverso la loro naturale sensibilità e amore per il prossimo. Le guerre, in genere, le fanno gli uomini.

In Vita Nova, scriveva: “Donne ch’avete intelletto d’amore…non restate ove sia gente villana ingegnati, se puoi, d’esser palese solo con donne o con omo cortese”.

Qui siamo all’apoteosi della visione femminile nella società. Dante carica le donne di un compito mai pensato prima, e nemmeno oggi ci sono uomini così ben disposti a vedere la donna: quello di cambiare la società attraverso la poesia, diceva Dante, oggi parleremmo di amore, di maggior sensibilità verso i problemi che affliggono il mondo.

Omo da sé virtù fatto ha lontana

omo no, mala bestia ch’om simiglia”, così scriveva nelle Rime.

Ora, con tutto il rispetto, qualcuno dica chi, oggi, nella destra al governo, ha una visione così alta delle donne.

Io potrei ricordare le clamorose fesserie di Pillon come quella che le donne non sono portate per la matematica e sono, invece, necessarie per l’accudimento. Taccio su aborto, divorzio e “non fanno più figli perché sono un peso”.

Vannacci, definisce le donne di oggi, “moderne fattucchiere”. Alessandro Amadori, consulente del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, scrive: “Dietro la punta dell’iceberg dei femminicidi, sembra però esserci il grande corpo dell’iceberg costituito dal bisogno di sottomissione maschile (…) C’è una piccola, ma appariscente popolazione di donne, che approfitta di questa tendenza maschile alla sottomissione, e ne fa una vera e propria fonte di business”.

Memorabile il pensiero di Ignazio La Russa: “Quando si realizzerà veramente la parità di genere? Quando una donna grassa, brutta e scema rivestirà un ruolo importante. Perché ci sono uomini brutti, grassi e scemi che ricoprono ruoli importanti. Credo sia un grosso complimento per le donne”.

Non c’è bisogno di ricordare Viktor Orbán; i nostrani ce la mettono tutta, come l’avversione per l’aborto.

L’Umbria di Donatella Tesei, esponente della Lega Nord, disattendeva le linee guida del ministero e la legge 194/1978.

Si potrebbe replicare che proprio il partito di destra ha portato, a Palazzo Chigi, una donna. Ma proprio Giorgia Meloni ha spiegato, da giovane, quante difficoltà ha dovuto superare in un partito quasi di soli uomini.

Naturalmente, la misoginia a destra è assai diffusa ma, negli ultimi anni, è vero che sta cambiando. Fratelli d’Italia viene sempre più votata dalle donne; molti partiti di destra, in Europa, sono guidati da donne. Ma questo fenomeno premia la destra. In Italia, perlomeno, la leadership politica è sempre stata maschile. Metterci una donna rompe gli schemi e premia i giovani e gli indecisi. Un modo per apparire nuovi e contrari gli schemi tradizionali.

Ma se il partito è poi governato principalmente da uomini, è vero cambiamento?

Concludo donando spunti di riflessione su cosa la donna dovrebbe diventare, secondo la destra europea. Ci sono libri, studi, documenti che si possono facilmente reperire in libreria o in rete.

Femonazionalismo, termine che descrive l’avversione per l’uomo immigrato (pericoloso per le donne) ma favorevole alle donne immigrate (perché ri-prenderebbero ruoli e lavori che non farebbero le donne bianche);

l’Ordine sessuale dell’Europa bianca. Qui è semplice la sintesi. Se i bianchi fanno pochi figli, prima o poi, i musulmani faranno i padroni;

Generation identity, network nato in Francia, sì, la Francia di sinistra che, per la verità, a differenza di noi, è da decenni che si interroga sui problemi dell’immigrazione senza vergogna e senza ipocrisie.