
(Filippo Ceccarelli – “il Venerdì” di Repubblica) – Quesito come al solito irrilevante e malizioso: s’è mai visto un governo più goffo?
Certo, ben altri e più gravi pericoli mette in evidenza l’esecutivo di destradestra, ma per quel poco che vale questa rubrichetta l’impressione è che l’iconcina del sottosegretario
Delmastro in carcere con la sigaretta accesa sotto l’avviso no smoking abbia battuto ogni record gialloverde; e il fatto che poco dopo il medesimo abbia goffamente cercato di eliminare il selfie oscura ogni inopportuno post di Toninelli and company.
Incerto è l’etimo del termine “goffo”, segnalato intorno al 1400, derivante forse dal greco antico, forse dal tardo latino, forse di origine germanica e tale da coinvolgere in radice gufi, gobbi e chissà quali altre parole. Ma in quel regno della percezione che è divenuta la politica, la goffaggine risalta in forma di fatti, persone, comportamenti e perfino proposte di legge che si segnalano per un imbarazzante, inequivocabile, ma comico mischione di dabbenaggine, impaccio, rozzezza, inettitudine e quasi tenero infantilismo.
A cominciare dalla premier, che a suon di smorfiette, “orbe terracqueo”, “daje” e “regà”, molto ha perso in spontaneità e sempre più assomiglia alla macchietta di se stessa, straordinariamente simile a una bambina da cartoon, ora furibonda, ora capricciosa, ora sguaiata – e in questo senso è esemplare la recentissima raccolta di Stefano Disegni, L’importanza di chiamarsi Giorgia (Paperfirst).
Ma poi ecco tutti gli altri a farle da corona: il deputato pistolero di capodanno, i dirigenti e le fidanzate di TeleMeloni, il karaoke dopo la strage di Cutro, gli smaniosi spropositi dispensati a getto continuo da Lollo, il ministro cognato, i continui sfondoni che la prosopopea mette in bocca al finto dotto Sangiuliano. Incidenti minimi rispetto a guai più seri, e tuttavia tali da sommergere nel ridicolo ciò che la destra dovrebbe tenere in massimo conto: l’onore, il contegno, la dignità.
E invece giorno per giorno tocca annotare le confessioni e gli sfoghi social di Crosetto; le colorite balle di Santanchè; le continue scuse di La Russa che prima straparla e poi se ne pente per poi ricominciare; il “carico residuale” di Piantedosi e altri suoi indimenticabili appelli in tema immigrati tipo «Fermatevi, veniamo noi a prendervi!». E ancora, ancora, ancora, lo spritz richiesto da Nordio a una giornalista, il periodico e spasmodico richiamo della foresta degli staff, le citazioni sbagliate, gli anniversari bucati, la legge sul tiro a segno nelle scuole, quella sul sovranismo linguistico, il decreto legge per sistemare Fuortes a Napoli con susseguente tarantella.
Di imbarazzanti e comiche figuracce si riempiono gli annales. Tra goffi e gaglioffi, dopo tutto, corre appena una sillaba.
Articolo “eccellente” sulla Meloni (d’alra parte chiamarla goffa assieme alla manica di beceri buzzurri acefali provinciali che s’è sapientemente scelta, è troppo poco e comunque è come sparar sulla Croce Rossa), ma la necessità-di-pagnotta per gli scribacchini di Repubblica li obbliga COMUNQUE a dire le solite carognate sul M5S.
«…oscura ogni inopportuno post di Toninelli and company.» Ma che v’ha fatto a voi sinistronzi il M5S non lo sapremo mai, per meritarsi tutto questo odio e questa rabbia, come se poi il problema fosse tutto lì dentro, nel Movimento. Ci son pure casini, è fuor di dubbio ma son acqua fresca al confronto della m3rd4 che c’è nella destra destra. E non parliamo della sinistra sinistra che più che sinistra direi sinistrata sin dalla nascita del berlusconismo e certamente dai tempi in cui fu conquistata da Frenzie e compagnia cantante di buffoni di corte poveracci, che di sinistra ormai non fa più una segaccianùlla da decenni e decenni. Insomma, che la trippaia di Garbatella sia una incapace è ovvio, come a dire che l’acqua sia bagnata, ma infilar sempre nel mezzo discorsi contro il M5S avrebbe anche rotto le p🏀lle, a esser super-franchi. No, dico davvero, e ‘un se ne pòppiù, eh… 🤷🏼♂️
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ottimo Cekko! Ormai siamo al “piove M5S inadeguati”, partendo da qualsiasi discorso bisogna sempre cadere li se no il padrone non è contento
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Più vedo la Melony e più tendo ad immaginarmi come sarebbe andata se lei si fosse data anziché alla politica, al cinema Hardcore.
Secondo me è una delle donne più allupate che esistono.
Tanto ci eravamo persi la Mussolini, almeno questa.
Film di rilievo tipo ”’Sesso, droga e caciotte. ”’
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Hai ragionissima, per essere graditi all’ establishment de noantri, deve figurare nel curriculum vitae almeno una decina di deprecazioni pubblicamente espresse per gli scappati di casa del Movimento. Se no, bocciati
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BRAVO Cekko Bilekko!!!
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