Presunzione di innocenza e certezza della disinformazione: gli effetti della norma bavaglio della riforma Cartabia.

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Il 6 gennaio scorso, con un paradosso, riportammo su La Notizia le dichiarazioni di Giorgia Meloni a commento dell’inchiesta Anas, che coinvolgeva a vario titolo Denis e Tommaso Verdini, rispettivamente suocero e cognato del ministro Matteo Salvini. Durante la conferenza stampa di inizio anno la premier rispose così: “Penso che sulla questione bisogna attendere il lavoro della Magistratura, gli sviluppi, se necessario commentare quelli e non i teoremi. Da quello che ho letto le intercettazioni fanno riferimento al precedente governo, Salvini non è chiamato in causa e ritengo che non debba intervenire in Aula su questa materia”.
Allora immaginammo di postdatare l’inchiesta e la conferenza stampa a gennaio 2025, quando la legge bavaglio che impedisce la pubblicazione integrale o per estratto delle ordinanze di custodia cautelare fosse nel frattempo entrata in vigore. E immaginammo che la risposta della Meloni alle stesse domande avrebbe potuto essere più o meno questa: “Penso che sulla questione bisogna attendere il lavoro della Magistratura, gli sviluppi, se necessario commentare quelli e non i teoremi. Ma non avendo potuto leggere l’ordinanza di custodia cautelare, e quindi neppure le intercettazioni, per il divieto di pubblicazione, non sappiamo se la vicenda chiami in causa l’attuale o il precedente governo, per questo Salvini farebbe bene a intervenire in Aula per chiarirlo”.
Senza arrivare al 2025 le cose hanno preso una piega persino peggiore rispetto alle più apocalittiche previsioni grazie ad un altro provvedimento (varato dal governo Draghi) salutato da buona parte della politica come il trionfo del garantismo. Abbiamo saputo solo poche ore fa di un arrestato lo scorso marzo per femminicidio. E ascoltato la denuncia del procuratore di Termini Imerese che, riguardo al naufragio dello yacht Bayesian, ha giustificato il suo silenzio sulla vicenda citando i divieti imposti dal “decreto del 2006”, modificato nel 2021 dalla cosiddetta norma bavaglio della ministra Cartabia, che vieta alle toghe “di fare dichiarazioni se non in occasioni particolari”.
Risultato. In nome della presunzione di innocenza si è scelto di sacrificare il diritto di informare ed essere informati. Come volevasi dimostrare.
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Basta chiamarla presunzione di colpevolezza ed è fatta la riforma!!
hahahha..il paese alla rovescia!! La culla del Diritto !
Il diritto ucciso nella culla!
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la schiforma Cartabia, la schiforma delle schiforme. Un ministro incompetente e in cattiva fede che ha affossato le norme elementari della giustizia. Per lei buttare le chiavi e lasciarla marcire nelle patrie galere. Compagna di Formigoni in Comunione e liberazione è quanto dire…..
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Ma poi il bello è che ‘sta gente una volta sparita dalla circolazione continua impalpabile ad esistere chissà dove. Questa soggetta, quella che M. Travaglio disse che non distingueva un phon da un’aula di tribunale, adesso che fa?
I danni che fanno questi soggetti non li pagano mai.
Mentre TUTTI I GIORNI dobbiamo sorbirci gli scandali del REDDITO DI CITTADINANZA e del BONUS 110.
Quelli che hanno affossato l’Italia, secondo i media e i politici che ci parlano dalla TV.
Mica le schiforme della giustizia, che sembrano fatte apposta per azzerare i reati e non far conoscere i criminali.
Adesso hanno abolito direttamente l’abuso d’ufficio e ridotto il traffico d’influenze, che non si poteva abolire totalmente per via della famigerata Europa.
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