Siena e il suo simbolo vivo – Non solo cavalli. Per i “nemici” è uno show crudele. Le contrade invece sono disposte “alla guerra” per difenderne il valore. Che ora lo Stato riconosce per la prima volta

(Di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – Perché esista un “patrimonio culturale” deve esistere una “comunità patrimoniale” che, lungo i secoli, dia senso a quel patrimonio, e da quel patrimonio a sua volta attinga senso: un circolo virtuoso che, nei casi migliori, si apre a comunità più vaste, e infine all’intera comunità umana. È il caso del Palio, che venerdì prossimo conoscerà uno dei suoi due culmini annuali: la carriera in onore della Madonna Assunta, unica regina di Siena. In tempi in cui l’ignoranza e la stupidità trovano nella rete un potentissimo catalizzatore, anche il Palio ha i suoi irriducibili nemici: la stragrande maggioranza dei quali non sa di cosa sta parlando. Il Palio non è una corsa di cavalli: è un sistema culturale complesso e secolare che ha condensato su un piano simbolico la vita culturale, sociale e politica di una orgogliosa capitale che si vedeva privata del suo Stato. Siena ha saputo riprodurre il cosmo intero nel suo microcosmo urbano, e le sue diciassette contrade sono divenute altrettanti popoli sovrani, pronti – e qui è il prodigio, e anche la straordinaria attualità – a farsi ogni anno una guerra rituale nelle due corse in Piazza del Campo, e subito a stringersi in una pace, superiore e comune, che è quella della città – la Siena il cui “Palio dura tutto l’anno”, come recita una massima chiave per capire la festa senese e il suo valore.
Il mondo semantico e rituale del Palio tiene insieme spazio e tempo, segnando il calendario senese e consacrando il tessuto della città: pietre e popoli vi si saldano, in una densità di testi, letterali e metaforici, che è difficile sospettare finché non la si conosca. Un autentico e complesso patrimonio culturale, materiale e immateriale, che ora la Repubblica italiana ha, per la prima volta, riconosciuto come tale, tutelandolo in attuazione del mandato costituzionale (articolo 9: “La Repubblica … tutela il patrimonio storico e artistico della nazione”). Dopo un lungo lavoro di un comitato scientifico, l’Istituto centrale per il patrimonio immateriale ha notificato al Comune e al Magistrato delle Contrade la pubblicazione dei diciassette decreti di dichiarazione di interesse culturale particolarmente importante delle testimonianze materiali dell’espressione dell’identità culturale collettiva “Palio di Siena”. Con una procedura inclusiva, e innovativa, le comunità contradaiole hanno partecipato alla stesura del “vincolo”, scegliendo ciascuna un oggetto (bandiere o tamburi) da tutelare materialmente, in una rete che rendesse concretamente e simbolicamente tangibile la tutela del patrimonio-Palio, fatto di strade, chiese, musei, fontane, canti, riti, storie, cene, amori, odi, ricordi… Appare a tratti vertiginoso riuscire a tenere insieme, e a definire come patrimonio culturale, un simile, inafferrabile, palinsesto plurisecolare di “cose” e pensieri: ma è proprio questa la realizzazione della più alta idea di patrimonio, quella del “contesto”. Alla fine del Settecento, il francese Antoine Quatremère de Quincy spiegava ai suoi connazionali, e a tutta Europa, che “il vero museo di Roma si compone, è vero, di statue, di colossi, di templi, di obelischi, di colonne trionfali, di terme, di circhi, di anfiteatri, di archi di trionfo, di tombe, di stucchi, di affreschi, di bassorilievi, d’iscrizioni …: ma nondimeno è composto dai luoghi, dai siti, dalle montagne, dalle strade, dalle vie antiche, dalle rispettive posizioni delle città in rovina, dai rapporti geografici, dalle relazioni tra tutti gli oggetti, dai ricordi, dalle tradizioni locali, dagli usi ancora esistenti, dai paragoni e dai confronti che non si possono fare se non nel paese stesso”.
Ecco, è esattamente questo intreccio che si tutela, ora, a Siena: un contesto coeso, ancora vivo e visibilissimo. Il Comune ha giustamente sottolineato che “la ricerca ha fatto emergere, entro una comune cornice di senso e di pratiche, la pluralità dei punti di vista e la specificità di ciascuna realtà. I vincoli emessi non sono volti a una sorta di “congelamento” degli oggetti stessi, ma intendono preservarne e garantirne usi e significati correnti, valorizzando il loro legame con il patrimonio culturale immateriale del Palio di Siena, con la storia delle Contrade e con la vita delle persone che li hanno costruiti, cuciti, utilizzati, suonati, vissuti e, in qualche modo, messi in valore nel tempo, e continuano a farlo tuttora”. Se aveva ragione Carlo Levi, se “il primo dei caratteri che distinguono l’Italia è quello di essere il Paese dove si realizza, in modo più tipico e diffuso e permanente che altrove, la contemporaneità dei tempi”, allora in pochi luoghi come a Siena ciò è evidente. La circolarità della corsa del Palio suggerisce proprio questo: la saldatura tra il passato e il presente. È un volo, un giro di trottola nel quale ogni cosa è chiamata a convenire, e a dissolversi. Un sortilegio di fronte al quale Eugenio Montale esclamava: “E tu dimentica! Dimentica la morte”.
tutta retorica ma la realta’ e’ meno fiorita….
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E tu che ne sai? Come al solito si parla di ciò che non si conosce e non si è mai vissuto! Sei senese, contradaiolo, sai cosa significa tessuto sociale, culturale, storico di una comunità che vive questa particolarità da secoli e la difende perché possa essere tramandata alle future generazioni come un valore? Dicci quale sia la realtà, visto che ti ritieni così informato da controbattere a Montanari che mi pare abbia ben spiegato cosa sia il Palio per i senesi ed anche per chi non lo è , come patrimonio culturale da preservare soprattutto dall’ ignoranza! Conosci per caso l’ importanza della contrada come comunità di sostegno ed aiuto, di luogo educativo per i giovani che imparano a sbandierare, a suonare il tamburo, a cucire le bandiere, si perché bandiere vengono ancora cucite a mano, poi esistono le attività sportive, il coro, e molto altro che crea socialità, aggregazione, rapporti umani per individui di ogni età, dai bambini agli anziani, condizione sempre più rara in una società alienante e web/social? Magari le guerre fossero rituali come nel Palio di Siena, invece sono la realtà della stupidità umana…..
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Autoreferenziale come tutte le tradizioni. Provate a staccare il naso dal palmo della mano. Di questa riuscireste a guardare meglio i lineamenti
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la questione è che non tutto ciò che è storico è veramente rilevante o non può essere mai modificare. Il tutto andrebbe mitigato con le nuove conoscenze sulla salute degli animali onde evitare sfruttamento di essere comunque viventi ed intelligenti. Anche la corrida è storica o in alcune zone di Cina e corea fare feste ove si mangiano i cani e per tanti popoli anche la caccia alla balena e a vari odontoceti e pinnipede ma vengono ritenute degradanti per gli animali.
Quindi andrebbe analizzato l’impatto della corrida sulla loro salute, poiché comunque la salute di un essere vivente anche se non umano dovrebbe avere la precedenza su una festa seppur storica. Se non ha impatto allora la si può continuare senza problemi, altrimenti va trovato un qualche punto d’incontro per non perdere un momento di incontro in cui tramandare certe usanze ma al contempo mostrare di essere evoluti rispetto a 500 Anni fa . Questo come discorso generale, non ho mai seguito il palio e in generale mi piaccia altri sport quindi non ho la pretesa io di avere la risposta, ma solo di fare riflettere su come andrebbe svolta la discussione e la messa sulla bilancia dei vari diritti.
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La questione non è se sia lecito o meno modificare ciò che è storico (ovvio che lo sia, lo si è sempre fatto), ma a chi spetta tale decisione.
A mio modo di vedere, gli unici titolati a prendere una tale decisione sono gli stessi interessati.
Se un domani tra i senesi prevarrà un sentimento che non vede più di buon occhio l’uso degli animali, allora saranno i primi a voler modificare la tradizione (analogamente a quanto avvenuto in certe zone della Spagna con la corrida, per esempio), ma non si può andare da qualcuno e dirgli: voi cosa fate qua, il palio? Come dite, sono secoli che lo fate? Mi dispiace per voi, ma avete sempre sbagliato: adesso vi dico io che cosa è giusto.
Altrimenti, vai anche dagli ultimi cannibali in Papua Nuova Guinea e, invece di preservarne la cultura e l’isolamento, li arresti.
Altrimenti, è solo l’ennesima riedizione dell’evangelizzazione forzata dei selvaggi.
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Mi sembrano paragoni alquanto forzati al di là che ormai di popolazioni cannibali non ne esistono quasi più (limitato a minuscole tribù quasi scomparse) ma appunto è il paragone ad essere improbo. Allora perché intervenire a limitare l’uso di fossili e in particolare carbone? Perché togliere la mezzadria e la terzadria? E in generale perché portare innovazioni? Di sicuro c’è chi era legato alle vecchie abitudini, modelli economici o stili di vita però talvolta alcune scelte le deve prendere un ente sovra personale che si basi sulle risultanze di chi ha dedicato una vita a studiare certe materie (siano esse scientifiche, sociali,storiche o giuridiche ecc.) altrimenti rimettiamo l’omicidio d’onore visto che venne tolto quando per tanti era ancora normale, togliamo magari un po’ di diritti alle donne visto che trovi ancora chi crede che essa debba solo stare in casa a procreare e gestire l’ oiconomia e cose del genere.
Visto che parliamo di un palio e non di questioni di assoluta rilevanza umana o ambientale non dovrebbe essere difficile mettersi attorno ad un tavolo e discutere partendo da evidenze scientifiche per trarne le conseguenze ma sicuramente non si può aspettare che sia solo la stessa popolazione locale a smettere. Se non so riesce nemmeno a discutere civilmente per temi tutto sommato non così importanti come una festa seppur storica e di rilevanza culturale figuriamoci su cose più importanti come la guerra o le politiche sociali e diventa tutta becera demagogia.
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Ale…ome al solito hai entrato il senso del post di Montanari.
Posso assicurarti che quanto vai dicendo è proprio insito nell’amino dei Senesi.Facendo il perito venni a conoscere il significato della contrada,della loro aggrgazione in piccole comunità.
Ti faccio un esempio di collaborazione.una banca di siena …. si prendeva l’onere di aiutare le attività commerciali locali,aiutava nella pubblicità dei loro prodotti e collocava gli stessi anche all’estero….in altre regioni le banche aiuti non te ne danno…anzi se possono ti mettono i bastoni fra le ruote impedendoti di esprimerti al massimo nella tua attività!!ianale.I Ricciarelli,i panforte,i tarallucci ,il vin santo ,l’olio ecc… prodotti di eccellenza conosciuti ed esportati all’estero.
L’unico neo fu ..omicidio-suicido di Rossi… ancora un mistero bancario!!
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sono un senese di lunga data e’ odio con tutto me stesso questa citta’, quindi mi trattengo di commentare , comunque per riprende tuo commento ” come patrimonio culturale da preservare soprattutto dall’ ignoranza”
mi chiedo dall’ignoranza di chi?
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Da una persona intellettualmenteo onesta non mi aspettavo questa difesa campanilistica e provinciale
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chiedo scxusa per gli errori…problemi di vista!
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Il palio fa il paio con la regata storica, solo che a sudare sette camicie a Venezia sono gli esseri umani che devono vogare fino allo sfinimento.. allora come la mettiamo? Sistemiamo automi al posto dei vogatori? Bisogna invece stabilire regole ferree per il rispetto degli animali nel caso di Siena.. perché sì ci sono degli eccessi tipo: la verga che il fantino adopera a sua discrezione, oppure le droghe che danno ai cavalli per eccitarli! Le nostre meravigliose tradizioni non devono venire meno ma devono diventare, esempi di rispetto per i tutti i partecipanti dagli esseri umani agli animali! Godere di uno spettacolo che rievoca il passato deve diventare un momento spensierato per tutti e non di dolore per chi vi partecipa..
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specifico che la regata storica è una sfilata su imbarcazioni antiche, con vestiti dell’epoca, ovviamente odierni.. la regata vera e propria poi è una gara su imbarcazioni a fondo piatto da laguna..
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Montanari lo adoro sempre. Ma stavolta no. Nessuno impedisce alle contrade senesi di glorificare la propria storia, nessuno impedisce ai senesi di divertirsi ed esprimere nel divertimento di una festa l’amore per la propria città, le proprie tradizioni e il resto. Ma lo facciano senza rompere il c4zz0 ai cavalli. Se ne corrano tra contradaioli (si dice così?) a piedi, mostrino davvero la propria abilità e superiorità fisica. Che cacchio c’entrano i cavalli? Sono animali amati e rispettati, ma il giorno del palio stranamente no. Si pongano due o tre (mila) domande, i senesi. E se le ponga Montanari per primo, prima di scrivere certe cose.
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Ciao Cecco credo che Montanari vada oltre il discorso dei cavalli… sai i contrdaioli impiegano anni,anni per avere la supremazia sulle altre contrade,sopratutto se una contrada per un anno non può partecipare perchè eliminata.Poi per i cavalli hanno la massima attenzione e cure credimi addirittura vegliano il loro animale assegnato fino ala vigilia della gara.
Infine da non sottovalutare la solidarietà fra i contraioli.
Mentre da me in condominio nessuno sa di nessuno,emeriti sconosciuti..per cui, se ci sono problemi ,ci pensa l’amministratore!
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Sì, capisco. Un piccolo sfogo, il mio di ieri. Non ce l’ho con Montanari, né con gli abitanti di Siena. Ma neanche con i cavalli. E penso semplicemente che tirare in ballo animali che non c’entrano nulla con una questione paesana (mi si permetta il termine), ma comunque relativa ad un’altre specie – quella umana – sia fastidioso già solo sul piano concettuale. Cioè, immagina: tu sei lì, animale quadrupede, che bruchi l’erbettuola nel pratone, arriva uno che ti mette una roba assurda sulla schiena, ti mette un ferro in bocca ti prende per il collo e ti obbliga a andare al trotto e al galoppo secondo quanto ti tira il muso da una parte anziché dall’altra. E se sei lento, via di calcioni nel costato, se va male pure con delle punte, e se va malissimo pure a frustate. Ecco, mi irrita, perché io la vedo dal punto di vista di un ‘animale’ che in santa pace, senza romper le palle a nessuno si sta facendo i cacchi propri alla stragrande, e arriva qualcuno e gli cambia la vita per le sue manie inconcepibili del piffero. Se l’animale si ribella, son pure botte. Ecco qui il discorso! E vale per tutti, dai cavalli ai manzi, ai conigli, ai maiali, ai tacchini, ai pesci eccetera. Lo ripeto: non son diventato vegano per nessun motivo; lo sono divenuto, ormai son dieci anni pieni, per lasciare in pace gli animali, che amo profondamente (e infatti non li mangio, e non li sfrutto), e cerco disperatamente di essere un vegano sui generis, nel senso che come pretenderei che agli animali non si fracassassero i coLLioni per motivi e con discorsi insopportabili (infatti di amici vegani che io riesco a sopportare ne ho piuttosto pochi, vedi un po’), lo pretendo per me e per tutti, di aver il diritto di esistere in santa pace senza che nessuno venga a infastidirmi. Quando succede che si assista a persone che abbiano necessità di dimostrare sul piano logico (cosa che semplicemente non si può) che sia necessario per X, Y, Z motivi ammazzare e/o sfruttare animali senzienti ma non consenzienti e vien fatto con millemila disquisizioni perlopiù idiote e che partono da presupposti altrettanto idioti, vado in bestia (di nuovo, se mi si permette il gioco di parole). Apprezzo comunque la tua spiegazione, e ribadisco: non ce l’ho certo con i senesi, men che meno con Montanari, che infatti adoro quasi a prescindere. Ciao, grazie.
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Grazie a te …da buon toscano… sa d’anda? In armonia. Ciaoo!
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Sono d’accordo Cekko!! Gli animali si fanno i cacchi propri e gli esseri umani distruggono tutto o quasi al loro passaggio.. sei diventato vegano per un motivo però e validissimo: gli animali che rispetti.. bravissimo!! Io ho ridotto al minimo ma completamente non riesco ancora.. e ogni volta che mi capita mi sento in colpa e a ragione!! Un caro abbraccio 💝
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