La polarizzazione non è necessariamente un problema per le democrazie elettorali. Lo diventa quando gli attori politici la gestiscono in modo tale da escludere preventivamente la mediazione con l’altra parte e non proprio tollerarla

(Nadia Urbinati – editorialedomani.it) – La polarizzazione non è necessariamente un problema per le democrazie elettorali. Lo diventa quando gli attori politici la gestiscono in modo tale da escludere preventivamente la mediazione con l’altra parte e non tollerarla proprio.
In passato, quella tra Democrazia cristiana e Partito comunista fu indiscutibilmente una relazione di polarizzazione. Tuttavia, tra i due poli si praticò l’arte del compromesso, senza di che non sapremmo dare una spiegazione storico-politica sensata all’approvazione di leggi che erano di gran lunga più progressiste nei contenuti e nelle implicazioni di quel che la cultura politica della Dc (allora forza di governo) prometteva.
La società attiva, i movimenti sociali e le forze sindacali incalzavano il parlamento e i partiti, di governo o di opposizione. Quella corrente tra il dentro e il fuori delle istituzioni era in grado di governare la polarizzazione, che raramente tracimava in linguaggi di aggressione alle persone, in rapporti plebiscitari tra leader e pubblico, nel disprezzo dell’arte del compromesso (liquidata ora come “lottizzazione”).
Invece è proprio questo che verifichiamo oggi nei paesi democratici, soprattutto tra le forze politiche di destra, laddove sono al potere o scalpitano per ottenerlo o resistono per non perderlo. Finora, i tentativi di avere una destra normalizzata o moderata sono tutt’altro che riusciti. Questo è indicativo di una crisi della democrazia.
Il caso italiano
Prendiamo il caso dell’Italia. Da quando governa, dal 2022, Giorgia Meloni ha sfoderato una concezione muscolare della democrazia, che identifica con il dominio della maggioranza.
Dominio è un termine forte, ma pertinente: esprime un potere che, provenendo dalle urne, deve essere possibilmente libero da critiche. La politica si nasconde agli sguardi ispettivi di chi sta fuori del palazzo, che possono essere aggirati in vari modi; per esempio, lesinando il numero delle conferenze stampa del governo o rendendole degli show, una passerella dei successi dichiarati e assicurati, avari di fatti e di dati. Le critiche sono poco tollerate e quando possibile interrotte preventivamente o punite.
Fino a quando il governo opera nel recinto nazionale può bellamente umiliare la stampa e fare spallucce al suo diritto di libertà. Ma quando a esercitare la sorveglianza sono le istituzioni europee l’affare si fa delicato. E occorre andare ai ripari.
Fatti e fake news
In previsione della rampogna della Ue, arrivata in questi giorni, Giorgia Meloni ha ritirato la querela a Domani, per presentarsi alla Commissione in regola con lo stato di diritto e, anzi, come la vittima di forze oscure che mestano contro il governo italiano.
Da Pechino, dove è in visita, ha scritto alla “cara Ursula” che la Relazione annuale della Ue sullo stato di diritto in Italia non si discosta da quelle degli anni precedenti, «tuttavia per la prima volta il contenuto di questo documento è stato distorto a uso politico da alcuni nel tentativo di attaccare il governo italiano. Qualcuno si è spinto perfino a sostenere che in Italia sarebbe a rischio lo stato di diritto, la libertà di informazione, in particolare in Rai».
Chi siano questi “alcuni” non è dato sapere. Mentre la lettera getta discredito anche sugli estensori della Relazione, incompetenti abbastanza da non riconoscere la differenza tra fatti e fake news.
Ma è una fake news che i tre canali della Rai siano bollettini governativi e la gestione della Rai sia faziosa? La destra non pratica la lottizzazione (gli accordi tra partiti), ma occupa tutto direttamente, senza fare compromessi. L’esito è una polarizzazione radicale.
Accettare la sconfitta
La retorica della cospirazione e la giustificazione della repressione in nome dell’interesse nazionale erano e restano i classici metodi della destra per relazionarsi con chi la critica. Il problema della democrazia sta dunque a destra. Sta in una destra che ha una mentalità che è preparata solo a situazioni di vittoria e di dominio.
L’allergia alla critica è segno di un problema più grande: la difficoltà ad accettare la sconfitta. In questo le destre di oggi sono tutte simili. Donald Trump ha detto in un comizio a Nashville che se avessero potuto sopportare di votare per lui un’ultima volta egli avrebbe esaudito tutti i loro desideri e non avrebbero più dovuto preoccuparsi delle urne.
«Non dovrete più farlo», ha detto. «Ancora quattro anni, sarà tutto a posto, andrà tutto bene, non dovrete più votare, miei bravi cristiani». E intanto Nicolás Maduro ha dichiarato la vittoria elettorale in Venezuela prima ancora che le urne fossero chiuse e nonostante i brogli, accusando l’opposizione di voler «rubare» la vittoria e di rovesciare la volontà popolare.
la normalizzazione è la speranza del PD-DC, per governare con loro.
"Mi piace""Mi piace"
"Mi piace"Piace a 3 people
Non mi pare che la cosiddetta “sinistra” rigetti il dominio. La signora Urbinati ha forse dimenticato che Renzi occupò sistematicamente la Rai cacciando giornalisti a lui scomodi. Aveva giornali e giornalisti ai suoi piedi e modificò la Costituzione a colpi di maggioranza.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/01/rai-tre-giannini-dopo-gli-attacchi-a-tg-e-rete-inizia-la-caccia-renzi-ha-liberato-i-cani-contro-la-tv-scomoda/2085572/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/28/rai-giannini-e-berlinguer-cacciati-perche-raccontavamo-il-paese-reale-il-referendum-ha-accelerato-i-tempi/555243/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/22/riforma-rai-ok-alla-legge-la-politica-resta-dentro-la-tv-pubblica-super-ad-e-cda-deciso-da-parlamento-e-governo/2326885/
"Mi piace""Mi piace"
Hai detto bene in apertura, Mathias: “la cosiddetta” sinistra””.
Quando mai, infatti, Renzi è stato di sinistra?
Neoliberista di 💩
"Mi piace"Piace a 2 people
A parte Renzi, in generale si usa la formula che contempla l’accusa dei predecessori per sdoganare qualsiasi cosa e non discuterne proprio allontanandosi dal focus delle proprie responsabilità.
"Mi piace"Piace a 2 people
“Sinistra” & “Destra” sono categorie obsolete, del tutto inapplicabili all’attuale società. Oggi esiste una minoranza di soggetti che controlla la maggioranza delle risorse del pianeta. La “classe politica” (pietoso eufemismo) si divide tra chi vorrebbe ridistribuire la ricchezza, un’esigua minoranza, e chi vuole mantenere questa situazione per i vantaggi che ne ricava… punto.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Esiste un’unica soluzione, slegare l’interesse personale dei “rappresentanti del popolo” dal loro ruolo. Questo risultato si può ottenere solo attraverso la loro nomina per estrazione, limitando il loro mandato ad un solo anno, ovvero trasformando la nostra “finta democrazia” in una Demarchia… punto.
"Mi piace""Mi piace"
E che disturbo dà definirli “sinistra e destra” o “progressisti e conservatori”o “pinco e pallino”?
Il concetto è quello che conta.
Ed è eterno, come essere o avere.
"Mi piace""Mi piace"
Ma fino a quando “Pinco & Pallino” avranno un’interesse personale nel conservare il loro ruolo saranno condizionati da chi detiene la ricchezza e opereranno in suo favore. Questa è una LEGGE ETERNA… “prima i ca@@i miei e poi quelli degli altri”… punto.
"Mi piace""Mi piace"
e.c “un interesse”
"Mi piace""Mi piace"
le elezioni nel Venezuela sono la prova che esistono ancora democrazie vere un altro modello rispetto a quelle finte che tanto piacciono alla signora Urbinati inchinati di fronte al risultato in Venezuela, accomunare Meloni Trump e Maduro la dice lunga su quale sia il concetto di democrazia di professori prezzolati e servi del sistema unico.
"Mi piace""Mi piace"