Il messaggio di addio: “Convivenza con le toghe da normare”

(Di Vincenzo Bisbiglia – ilfattoquotidiano.it) – “Ora regole chiare e giuste per la convivenza tra giustizia e politica all’interno del nostro sistema democratico”. È il graffio d’addio contenuto in conclusione della lettera, affidata all’avvocato Stefano Savi, con cui ieri mattina Giovanni Toti si è dimesso da presidente della Regione Liguria. Una decisione arrivata dopo quasi 3 mesi di strenua resistenza e formalmente giunta solo ora “per dare tempo al Consiglio regionale di approvare” il bilancio.

In realtà, il testo affidato al legale pare soprattutto un manifesto politico: l’ex giornalista di Mediaset punta a incarnare il ruolo di “martire” della giustizia. D’altronde è lo stesso Toti a parlare espressamente della speranza (condivisa da larga parte delle forze politiche) che “il Parlamento nazionale e l’opinione pubblica” facciano “tesoro di questa esperienza”. Ed proprio a questo proposito che invoca “regole chiare e giuste per la convivenza tra giustizia e politica all’interno del nostro sistema democratico”. Insomma, l’auspicio è che gli “eletti dal popolo” possano avere un occhio di riguardo davanti alla giustizia.

Dall’8 maggio scorso il governatore uscente è agli arresti domiciliari, accusato dalla Procura di Genova di corruzione, finanziamento illecito e falso. Secondo i pm, Toti avrebbe ottenuto finanziamenti pubblici erogati ai suoi comitati elettorali di riferimento in cambio del suo impegno ad “agevolare” e “trovare una soluzione” in favore dei donatori di voti e denaro, spesso suoi imprenditori amici.

I pm hanno chiesto e ottenuto per ben due volte gli arresti domiciliari e il Tribunale del Riesame li ha confermati in base al principio del pericolo di reiterazione del reato. “Hanno costretto Toti a dimettersi in cambio della libertà. La chiamano giustizia. E se poi tra qualche anno, come già successo con altri politici, Toti venisse assolto?”, si chiede la ministra del Turismo, Daniela Santanché (indagata a Milano, in tutt’altra vicenda). Ora che Toti non è più presidente della Regione, è possibile che il pericolo di reiterazione venga a cadere.

Vedremo cosa decideranno i giudici. Il suo legale intanto ha ribadito di non essere preoccupato da un giudizio immediato: procedura richiesta dai pm che, di fronte a prove importanti, supera l’udienza preliminare e permette di celebrare direttamente il processo. Anzi, spiega l’avvocato Savi, “sto muovendomi per non ostacolare questa possibilità”.

Intanto, ieri Toti si è impegnato a convocare le elezioni regionali entro tre mesi (si parla già di ottobre). E non è detto, stando al contenuto del suo passo d’addio, che, qualora tornasse libero, non dia il suo contributo alla campagna elettorale: “Avrei voluto confrontarmi diversamente con il nostro territorio (…) Non è stato possibile farlo. Sono confidente che lo sarà nel prossimo futuro, valutate dai magistrati le istanze che l’avvocato Savi si appresta a ripresentare nelle prossime ore”. Una variabile non indifferente in vista di una corsa elettorale breve ma infuocata.

Un pensiero Toti ce l’ha anche per l’opposizione che, a suo giudizio, “ha saputo solo cavalcare la complessa situazione, dimentica dei suoi stessi valori del passato, di ogni civiltà giuridica, della Costituzione e di quella cultura di governo che dovrebbe rappresentare chi si candida alla guida di una comunità”.

A punzecchiarlo, proprio uno dei suoi più arcigni oppositori, quel Ferruccio Sansa che lo aveva sfidato nell’ultima tornata elettorale: “Toti ha tenuto in ostaggio la Liguria, aiutando pochi ‘amici’ e dimenticandosi di cittadini e cittadine ‘normali’ e in difficoltà”.