
(MARIO TOZZI – lastampa.it) – Immaginate di vivere in una città a rischio sismico elevato (per esempio a L’Aquila) e di aver scelto quel posto per studiare e vivere. Immaginate di avere un minimo di educazione scientifica e aver sentito, o almeno ascoltato, per una volta, sui libri, dalla televisione o dal professore del liceo che, in caso di terremoto, la cosa migliore da fare in termini di salvaguardia personale è addossarsi ai muri portanti, sotto le architravi o financo sotto il tavolo fratino o sotto il letto. Immaginate di sapere perfettamente che l’ultima cosa da fare, almeno nei terremoti italiani, sia quella di uscire, evitando di precipitarsi per le scale, perché la maggior parte delle ferite si procurano per via delle tegole o dei camini che crollano. Bene, ora immaginate di avere assoluta fiducia in quello che è il minimo sindacale, e cioè che la casa in cui vivete, magari in tanti, perché siete giovani e non avete molti denari, sia perfettamente in grado di reggere ai terremoti, specialmente quelli inferiori a 6,5 di magnitudo Richter, molto comuni in Italia. Che almeno, i solai siano solidali ai muri e che le tecniche costruttive antisismiche siano state rispettate, visto che si tratta di un comune funestato dai sismi fino dai primi insediamenti. Arriva il terremoto (di magnitudo 6,3) e voi non solo siete morti, ma la colpa sarebbe pure vostra, perché vi siete comportati incautamente.
Le sentenze della magistratura non andrebbero discusse, ma semplicemente applicate, però qui non si mette in discussione l’aspetto giuridico del processo d’appello, concluso con il mancato risarcimento alle famiglie dei ragazzi morti nel crollo della palazzina di Via D’annunzio 14. Qui si mette in discussione l’obbrobrio geologico e ci si domanda quale CTU abbia potuto assolvere la struttura e condannare i suoi occupanti. I terremoti non possono essere previsti, di conseguenza non può essere messo in atto alcun comportamento “cauto” in base a una previsione che non può esistere: l’unica possibilità che abbiamo di sopravvivere al sisma è vivere in case costruite bene, perché non è il terremoto che ti uccide, ma il tetto che ti crolla in testa. Dunque tutto si deve fare in previsione, esattamente ciò che non si è fatto a L’Aquila, città nella quale non solo sono stati usati materiali edili scadenti, ma non si sono rispettate procedure e progetti antisismici, non si è ristrutturato per bene né in tempo e ci si è colpevolmente dimenticati di vivere in Appennino.
Prima dell’aprile 2009 alcune sequenze simiche avevano allarmato gli esperti e si può discutere sul fatto che la Protezione Civile Nazionale si fosse pronunciata, ma lo aveva fatto rassicurando gli abitanti, tanto che è andata a processo. Forse sarebbe stato meglio non pronunciarsi, ma di fronte a quanto registrato dagli strumenti, in nessuna parte del mondo si sarebbe proceduto a una evacuazione e nessun sismologo in buona fede avrebbe potuto suggerire alcunché avendo quei dati a disposizione. È sconcertante che nella sentenza d’appello si legga una frase come: “il compendio probatorio acquisito (convocazione della riunione, verbali della stessa, deposizioni testimoniali) (…) ha smentito o, comunque, non ha dato conferma della tesi che gli esperti partecipanti alla riunione del 31 marzo (…) avessero, a priori, l’obiettivo di tranquillizzare la popolazione e, quindi, di contraddire o minimizzare quanto desumibile dai dati oggetto della loro valutazione scientifica”. Quindi, visto che gli esperti erano tutti in quel comitato, e non avevano l’intenzione di tranquillizzare la popolazione, ma nemmeno avevano invitato all’evacuazione (entrambe le azioni non fondate su alcuna previsione), i colpevoli sarebbero gli studenti, che hanno riposto fiducia nei comportamenti abitualmente suggeriti e nella struttura che li ospitava, non i costruttori o gli amministratori. Ce ne è abbastanza per riscrivere i libri sul rischio naturale.
Con una sentenza choch si è chiuso in Cassazione il processo per i sette studenti morti nel terremoto dell’Aquila, La conclusione è che, se sono morti, la colpa è loro per “comportamento incauto”.
Dati certi giudici e certi politici, ormai la “condotta incauta” è vivere in Italia.
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Concordo ma da giurista ci tengo a fare una precisazione. Ci sono certamente tanto giudici fuori di testa (e tanti che manco lavorano e ne ho avuto conoscenza diretta) ma la maggior parte è gente assolutamente competente e difatti non si diventa giudice a caso. Ma dopo aver passato una selezione durissima.
Poi vi sono due aspetti da un lato il giudice non può sapere tutto ciò che attiene la tecnica e deve basarsi sulle risultantze dei consulenti tecnici. Dall’ altro è vero che hanno un po’ di libertà nel valutare il merito ma deve essere comunque attinente al dettato normativo. Se la legge è scritta in modo che il gestore dell’ autostrada, il costruttore, il sindaco (vedasi anche abuso d’ufficio) o il proprietario della funivia non risponda mai perché richiede un milione di elementi a suo sfavore e non ne bastano “solo” 10 Mila il giudice poco può fare.
Per dire se qualcuno togliesse l’abuso d’ufficio e il sindaco del tuo paese affida una nuova rotonda a suo cugino spendendo il quadrupolo non puoi lamentarti se il giudice non può condannarlo (poi magari lo fa per via traverse ma magari non cade più nel penale) poiché è stato un legislatore a togliere quel reato.
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Sì ma quando è troppo, è troppo! I giudici che hanno emesso la sentenza non erano nati forse, 15 anni fa, quando c’era il governo tramite la P.C. e i suoi sghenziadi al guinzaglio a tranquillizzare la gente e ad invitarla a bere il Montepulciano d’Abruzzo?
Se vengono emesse sentenze del genere, non è perché il giudice non è competente.
E’ nel senso comune che le istituzioni debbano esserci e PREVENIRE i danni invece di dire che ‘va tutto bene madamalamerchesa’.
Invece non hanno fatto niente!
Ecco quel che diceva Bertolaso a proposito della commissione fasulla da inviare a L’Aquila.
E i giudici hanno condannato le vittime!
Non nel mio nome, grazie!
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Siamo un paese con le pezze al ……
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No le pezze al culo in questo paese le hanno solo i poveri cristi.
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“Le sentenze della magistratura non andrebbero discusse”. Ma che sciocchezza è questa? Va discusso tutto. Poi la sentenza l’applichi e la rispetti ma i giudici sono umani, a volte si sbagliano, a volte dicono cavolate. Non c’è niente di male nel discutere tutte le sentenze.
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C’è poco da essere giuristi, giudici e tecnici: gli edifici sono stati costruiti demmarda, tra l’altro – se non sbaglio – si trattava di palazzi che avrebbero dovuto essere costruiti con normative relativamente nuove, in zona ad alto rischio sismico. Invece, come sempre in Italia, hanno lucrato su materiali e corretta costruzione. In Giappone, altra zona sismica, un terremoto come quello dell’Aquila nemmeno spostava il lampadario. Avete mai visto immagine di terremoti, decisamente più forti, in Giappone? Da mettersi le mani nei capelli, per chi li ha, altroché l’Aquila. (https://www.youtube.com/watch?v=WXwZF6gy_bU ) Ma questo è il Paese dei cachi, con tante persone pronte a difendere l’indifendibile, perché il “guelfo/ghibellino” vive, costantemente, dentro di noi. Quindi, diciamolo chiaramente, il ponte Morandi è crollato perché sopra passavano auto… Incredibile l’ignoranza pedissequa che aleggia intorno a noi.
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Disgusto totale.
Pensiamoci un attimo: quando Bertolaso mandò la commissione grandi fiaschi a l’Aquila fu per tranquillizzare la popolazione… con che faccia questi emettono in nome del popolo italiano questa condotta per cui a questo punto, si può ben dire che l’unica salvezza è DISOBBEDIRE alle cosiddette istituzioni.
Non era compito del governo, della regione, della provincia, del comune, della protezione civile, nooooo era responsabilità dei SINGOLI di salvarsi le chiappe!
Dopo la mancata revisione di Erba, dopo l’assoluzione dei Mottola per l’omicidio Mollicone (vista l’ultima volta viva entrare in una caserma dei CC).
Non è possibile rispettare una sentenza del genere. Subirla perché lo ‘stato’ è più potente di te, è l’unica cosa vera.
Ma non si può accettare una roba del genere. E’ chiaramente una sentenza che ha la ragione politica come motivo principale, dove per ‘politica’ si intende salvare ogni politico da ogni responsabilità.
A parte Chiara Appendino, condannata per la strage di Piazza San Carlo. Lei sì, che doveva sapere gestire l’ordine pubblico (da Londra), mica Bertolaso e soci, che non misero su una tenda che una prima del terremoto principale, per salvare le persone rimaste in case pericolanti!
Pazzesco, non c’é altro da dire.
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si può ben dire che l’unica salvezza è DISOBBEDIRE alle cosiddette istituzioni.
E come facciamo adesso che don abbonDIO ci ha edotti sul fatto che la frase che incita alla disobbedienza, non è di Thomas Jefferson ma di Jerry Lewis?
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E poi pensa te: se un domani cominceranno a dire ai danneggiati da vaccino ‘avevate visto la fine della Canepa, non dovevate credere a Speranza’.
Condotta incauta, no?
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