(Giuseppe Di Maio) – Insomma ha avuto un grandissimo culo. Sì, ci sono state delle eccezioni, ma sono stati di più i colpi andati a segno, (in genere gli attentati ai presidenti degli Stati Uniti vanno a finire male). Un servizio di sicurezza incapace di prevedere e fermare l’attentato ha pensato bene di uccidere il ventenne fuori di testa, cosa che non spegne gli ultimi dubbi sulla dinamica dell’azione, nonostante siamo convinti dell’autonomia di un gesto sconsiderato. E siamo anche convinti che l’accaduto non farà cambiare idea sulla libertà delle armi neppure alla vittima.

La democrazia americana è disseminata di atti di violenza fin dalla sua nascita. In nessun altro paese al mondo la partecipazione politica avviene con altrettanta ferocia  e pretesa di condizionarne l’esito quanto in America. È qui che l’offerta politica si adegua di più al linguaggio comune, è qui che si insegue con maggior violenza l’universo privato, ed è ancora qui che la politica scade più frequentemente a bagattella. La nazione più potente del pianeta sta facendo ridere (e piangere) tutti i paesi della terra, perché si è costretta a scegliere tra un incosciente demente e un incosciente delinquente. Ma è mai possibile che il faro di una democrazia che vuole esportare a tutti i costi non riesca a trovare dei rappresentanti del popolo migliori di questi? Poiché se non trova di meglio vuol dire che costoro sono dei simulacri, fantasmi di un ordine che invece è ben nascosto e che con la democrazia non c’entra assolutamente niente. Un ordine che continua ad esaltare questa pagliacciata mentre disprezza le democrazie illiberali, le autocrazie, le dittature, quando invece è proprio il celebrato ordine la più feroce tirannia che ha reso il popolo totalmente estraneo alla dimensione pubblica. E’ questo ordine che continua a tener celata la realtà politica, che scende nell’agone solo per una battaglia privata e raccogliere consenso, che mostra ragioni senza costrutto ideologico e per aizzare la gente, per scioglierla dal torpore della propria disperazione e farle barrare la casella di una banda invece di un’altra, è proprio questo ordine che fa regredire la politica a bagarre, a tumulto.

Adesso sappiamo da dove è arrivata l’idea di una società post ideologica che ha travolto l’Europa delle idee e l’ha trasformata nell’Europa dei leader, una terra che una volta divideva le sue politiche in dichiaratamente reazionarie, conservatrici, e radicali. Adesso sappiamo quanto possa diventare pericoloso un cittadino escluso, un cittadino senza idee non appena gli pare di averne una. Quanto possa essere letale uno che abbia pensato finora solo al proprio privato, e improvvisamente gli viene voglia di dire la sua.