Il tour frenetico a casa di dittatori e autocrati si conclude con la visita al villone di Trump a Mar-a-Lago. Il “piccolo Zar” ungherese si ritaglia il ruolo di «faccendiere per la pace». Ma forse ha riempito solo un vuoto lasciato dai leader occidentali

(DOMENICO QUIRICO – lastampa.it) – C’era una volta, di gran moda tra i pargoli, un apparecchietto per fare senza sforzo, senza quasi soffiare, le bolle di sapone. E si lanciavano a grappoli, grandi e piccole, e dei più intensi colori. Il piacere era, santa ingenuità, non nel formarle ma nel vederle sbocciare e poi ingrandire, venarsi di sfumature, oscillare e poterle trattenere ancora per qualche istante. Viktor Orban è un abile fabbricante di bolle di sapone. Gira freneticamente le piazze e le fiere con il suo apparecchietto come un profeta abusivo, un perturbatore pernicioso: Mosca, da Putin l’appestato, la Città Proibita di Xi, chiuso e laconico come un Mandarino confuciano; perfino le verzure golfistiche e miliardarie della Florida, l’anti Casa Bianca di Trump, e se lo accaparra quasi fosse già il nuovo presidente. Queste fornicazioni deplorevoli non gli bastano, incurante degli squittii deprecativi (e un po’ isterici) delle cancellerie benpensanti. Nel tempo libero tra un viaggio e l’altro forma perfino la Terza internazionale di sradicati schiamazzanti e marginali, attruppa all’Europarlamento le classi pericolose della destra, una corte dei miracoli lievemente losca in cui convoca tutti gli impresentabili, gli esclusi dai salotti buoni, i maleducati per le buone maniere adorate dalle élite europee. Insomma divide, scompagina, confonde. Ecco: le bolle di sapone si alzano, galleggiano un poco e poi puf! Si dissolvono senza lasciare traccia.
C’è chi dice che Orban è un traditore, una razione di veleno putiniano inoculata nella lucente mela che sta per mordere la von der Layen. Siamo disarmati, parola d’onore di queste eccessive prognosi del fausto e dell’infausto. Per noi Orban “l’unno” è uno scalcagnato che solo la miseria di una epoca occidentale che aumenta di enfasi quanto impoverisce di argomenti consegna alla gloria del palcoscenico europeo e ora mondiale. L’Ungheria è luogo particolare: ha scontato un dittatore ammiraglio, l’unico caso al mondo in un paese senza mare. Orban vi sgoffeggia da tempo, con elettorali successi, umori autoritari e gratuitamente xenofobi. È uno di quei casuali oracoli di una età affranta. Nella Disneyland teocentrica del Mercato che è il Nord benestante, europeo e occidentale, era rimasta libera una parte di alter ego leggermente ripugnante, moralmente e politicamente sconsigliabile: eccomi qua, dice Orban, a personeggiare il Cattivo, siete voi che ne avete bisogno.
Venendo a ciò che è veramente pericoloso, cioè la guerra, Orban capitalizza tutte le scemenze, gli errori, i rancidumi, i guai delle elucubrazioni più insipide commesse dai leader occidentali dopo che Putin ha scatenato il suo attacco. Se lo zaretto lo ha assunto davvero come quinta colonna per frammentare l’Occidente, beh, l’infiltrato non riuscirà a far meglio di quanto abbiamo già perfezionato noi. Dei nostri litigi e miserie ha fatto una macchina da turismo politico catafratta, con cui corre il mondo sgangherato della nuova guerra fredda. In più ha messo il brio di chi ha vissuto una parte della sua vita immerso nelle tossiche atmosfere delle ancillari dittature comuniste; che gli hanno lasciato quel fondo di perennemente diffidente, irto e rusticamente astuto da cui sbucano spesso non talenti democratici ma populismo autoritario. La famiglia europea è un luogo cupo, oneroso e difficile. Le caute e diffidenti trattative tra grandi, piccoli e piccolissimi colmano l’aria di maldomati rancori. Questo è il nido di Orban.
“Mi affaccendo per la pace” oppone a coloro che lo mettono all’indice per queste frequentazioni illecite e soddisfatte con tutti i trivi cattivi all’Est e dall’Ovest. Ma son trovate bizzarre, illusionismi da untorello, bozze di trattative lette non si sa in quali edizioni o in quali inchiostri. E alla fine cosa restano? Bolle di sapone appunto. Più labili di quelle di un altro mammifero dell’intrigo e della finzione, Erdogan. Viktor il terribile può far l’acrobata perché, summit dopo summit, si è accorto che i leader occidentali sono deboli e inefficienti e con i suoi smilzi dieci milioni di abitanti perfino lui può permettersi di recitare da tenore. Quando le élite sono stanche, perdono il coraggio di esercitare le loro funzioni assai prima di smettere di godere privilegi e agi ormai ingiusti. Della loro fiacchezza, prima ancora che abdichi e riesca impotente, si gonfia l’appetito dei soppiantatori, a loro agio tra parassiti e faziosi, privilegiati e malcontenti.
Peccato. Sarebbe importante che qualcuno si caricasse sulle spalle i suoi pellegrinaggi eretici sulla pietrosa via della tregua con ben altra serietà e efficacia. A distanza di più di due anni dall’inizio della guerra la ricapitolazione dei nostri fallimenti lascia senza respiro. Nessuna vera buona nuova. La geologia strategica e diplomatica rivela solo terreni stanchi e sommossi. Tutta la strategia occidentale era basata su una idea fissa di Putin, che sia cioè un tipo rapace ma che per abitudine, quando è scoperto e minacciato, restituisce la roba. Tanto che alcuni che non sono stati ancora aggrediti, dai polacchi ai baltici, ma che strepitano di essere le prossime vittime, premono per assalirlo direttamente sicuri di strappare qualcosa. Ci vorrebbe qualche piccola idea intelligente, un qualcosa che allevi il convincimento di stagnazione permanente. Invece si usano aggettivi come “irreversibile” legata all’ingresso dell’Ucraina nella Nato che in diplomazia e in politica internazionale non si dovrebbero impiegare mai. Perché odorano di guerra ineluttabile e permanente.
Il pompierismo della superiorità economica non ci ha dato né la pace né la vittoria in pochi mesi. L’usura bellica non ha disintegrato Putin e il suo regime. L’high tech bellico occidentale manovrato dagli ucraini non ha fatto slittare indietro l’armata russa formata da mugiki arruffati e sonnolenti. L’isolamento del satrapo moscovita da tutti i possibili complici o alleati è caduto nel vuoto torricelliano. Semmai contiamo i cadaveri politici degli ultrà della guerra, da Sunak a Macron, da Biden a Scholz.
I pedantucci di scomuniche permalose dovrebbero interrogarsi non se Biden si presenterà davvero a novembre ma sulle modalità con cui questo re Lear con seri problemi di senilità ha da due anni preso le decisioni per guidare una pericolosa guerra in Europa. Ha scelto il tentennante presidente o c’è un problema trigonometrico clan-figlio-moglie? Ciò che è tragicamente normale in un assolutismo, il peso dei parenti, i fedelissimi , la tribù sono legittimi in una democrazia o ne costituiscono un delitto disciplinare? Altro che le bolle di sapone di Orban.
Secondo la visione del “giornalista” la Nato non risponde alle leggi del creato, per cui ciò che è stato costituito o costruito dagli uomini ha un inizio ed una fine, ma l’alleanza atlantica ,come il padreterno,non avrà mai fine ,neanche se i governanti dei paesi facenti parte dell’ alleanza decidessero di scioglierla . Basta scrivere su un foglio di carta che la Nato è semplicemente ETERNA . Ma si può? Per Quirico, evidentemente, sì che si può!
"Mi piace"Piace a 3 people
Ce ne vuole per tirare giù una serie di …di tale peso.
Credo che il giornalista abbia benemeritato del suo editore e che anche questo mese abbia sfangato le sue quattro paghe per il lesso. (cit)
"Mi piace"Piace a 1 persona