(Stefano Rossi) – Ecco una differenza sostanziale tra un ignorante, il quale, annuisce su strafalcioni storici, solo per puro calcolo politico e un lapsus che può capitare quando sei costretto a parlare troppo.

Michele Serra, Aldo Cazzullo e Massimo D’Alema, si sono esibiti nella trasmissione di Gramellini per raccontare una fake solo per dimostrare quanto sia importante accogliere, in modo illimitato e senza tregua, gli immigrati provenienti da ogni parte.

Gramellini che annuiva confermando, a sua insaputa, la fake.

Dunque, la storia, brevemente è questa. Secondo gli scienziati appena citati, Caracalla avrebbe concesso la cittadinanza romana a tutti i gli abitanti dell’Impero Romano.

D’Alema, non pago della fesseria raccontata con enfasi, spiegava che si trattava del II secolo d.C., e gli oppositori di Caracalla paventavano che, così facendo, potevano avere financo un imperatore straniero.

Massimo D’Alema, con Gramellini che annuiva sempre, non sa che Caracalla era barbaro (straniero, secondo gli Antichi Romani) e che il suo editto è del III secolo d.C..

Particolare importante, se si pensa che dopo appena un secolo, un secolo e mezzo cadde l’impero.

Ma la fake sta nella politica imperiale verso tutti i sudditi dell’impero.

Sotto Caracalla, ma questo era già presente sotto Tiberio, non c’erano più il civis romanus e il peregrinus ma solo sudditi. Sudditi con pochi diritti e molti doveri.

Caracalla non concesse alcuna cittadinanza romana perché gli stessi romani avevano perso tutti i diritti della cittadinanza da quasi due secoli e, secondo la migliore storiografia, la mossa fu soprattutto per ragioni fiscali non certo per amore verso lo straniero.

Così, tanto per capire come andavano le cose, uno dei modi per diventare schiavo, durante la Repubblica, era quello di nascere senza la cittadinanza romana.

Eppure, i tre scienziati nominati, con Gramellini che annuiva sempre, gli Antichi Romani erano molto più inclusivi di noi verso gli stranieri.

Questo succede a chi non ha alcun interesse a diffondere la storia ma interessa solo ad indottrinare l’ascoltatore.

Ora, Gramellini, critica il Prof. Conte solo perché, per puro lapsus, ha detto che Matteotti subì un attentato nel 2026. Visto che siamo nel 2024, anche un ebete riconoscerebbe il lapsus e non una lacuna nel bagaglio culturale di Conte.

Eppure, il censore che annuiva sugli strafalcioni, precisava con la pignoleria tipica di uno scolaretto, che non di attentato si trattò, bensì, di rapimento e di assassinio. Quindi, secondo lui, che annuiva sempre, Conte non supererebbe l’esame di terza media.

Ma guarda un po’ quanto livore e impegno solo per denigrare il leader di un partito che, tra le tante follie della sinistra, si vuole per forza come stretto alleato.

Anche questa volta, Gramellini, non conosce la lingua italiana.

Capisco che la sua trasmissione si intitola “In altre parole”, ma “attentato” nella nostra lingua, ancora italiana, ha un’accezione ben precisa.

Copio dalla Treccani: “Atto con cui si attenta a persona o cosa, e che, nel diritto, è considerato un reato”.

Vedo che, oltre al diritto Romano, anche in Italiano, Gramellini annuisce ma non capisce.

Conte è professore universitario in diritto Civile, ha due lauree Honoris causa, numerose sono le pubblicazioni, i libri, le monografie pubblicate.

Aspettiamo da Gramellini che capisca il significato di attentato.