
(Tommaso Merlo) – I politicanti passano da una poltrona all’altra senza combinare nulla. Si occupano di strategie elettorali mentre il mondo va a rotoli. A parte le curve, ormai sono disprezzati ovunque. Lo dimostra l’astensione di massa o la scelta di outsider anti establishment. I cosiddetti populisti in Italia sono spariti quando si sono accodati al sistema, mentre oltralpe vincono ancora. Un disprezzo popolare che nasce da un tradimento, la politica non serve più i cittadini ma è in balia del pensiero unico neoliberista e così al di là delle chiacchiere è tutta uguale. Comandano élite, lobby e mercati. Comanda il profitto economico ma anche quello personale di natura egoistica. Ma ecco il punto di fondo. Rimasto privo di alternative, il capitalismo si è espanso mangiandosi tutto. La società, la politica, i valori, le idee, l’ambiente e anche la vita delle persone. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Gran parte dei cittadini sono ridotti a lavoratori sottopagati oppressi da bollette, mutui e fardelli vari, incastrati in una vita stressante e deludente spronati di continuo a consumare roba inutile mentre la plastica ormai se la respirano. Una truffa epocale. Ci lavano il cervello fin da piccoli sul competere per accumulare spingendoci verso un capitalismo ormai esistenziale. Tutti a sgomitare per guadagnare e consumare sempre di più per poi ritrovarsi in coda dallo spacciatore o dal medico o imprigionati di qualche delirio egoistico. Un lunapark materialistico che ha come unico vero risultato l’autodistruzione personale e planetaria. In questo sta il fallimento del capitalismo. Nel non riuscire a donare all’essere umano vero benessere e nell’esporlo al rischio di estinzione. Gli esseri umani non sono del resto aziende, hanno sì una pancia da riempire ma anche una testa da impegnare in modo sano e soprattutto un’anima da coltivare. Siamo più profondi e complessi di quello che ci considera il mercato che aizza giusto il nostro bulimico ego ma non è in grado di soddisfarci nella nostra interezza. Ma che fare. Il capitalismo a livello economico funziona perché genera innovazione e quindi sviluppo e ci ha permesso livelli di progresso materiale senza precedenti. Sradicarlo oggi è poi impensabile. Il punto è trovare un nuovo equilibrio rimettendo il capitalismo al suo posto in modo da impedirgli di rovinarci l’esistenza. Un compito che solo la politica può svolgere riscoprendo il suo primato. È questa la vera battaglia per la sovranità, una politica che ripudi lobby e mercati e torni al servizio della volontà popolare. Una questione di democrazia ma anche di sopravvivenza perché il capitalismo non ha cuore ma nemmeno visione e ci sta trascinando in un vicolo cieco. È urgente un modello più intelligente che impedisca ad esempio al capitalismo di mangiarsi l’istruzione, la sanità e i beni pubblici ma anche di devastare l’ambiente e la vita delle persone in nome del profitto ad ogni costo. La politica deve poi imporre un livello accettabile di giustizia sociale. È folle che poche persone abbiamo più risorse di interi paesi. Se siamo a questo punto è perché il capitalismo non ha cuore ma nemmeno cervello. Ed è la politica che deve darglieli. La politica deve svincolarsi dal casinò finanziario globale e strappare margini di manovra in modo da compensare i fallimenti del mercato nel distribuire equamente le risorse e permettere ai cittadini di avere tempo ed energie anche per godersi la vita. La politica deve togliersi il frac e promuovere una rivoluzione anche culturale. Smentendo i deliri capitalistici alla fonte e svergognando la deriva consumistica alla radice nelle industrie come nei supermercati ma anche nelle scuole e in famiglia. Altro che frac e spingere i consumi in nome della crescita economica illimitata, la politica deve avere la qualità della vita delle persone come stella polare. Profitto e benessere non sono affatto sinonimi, anzi. Altro che frac ed indici, l’economia deve tornare al servizio della democrazia e non viceversa. E deve tornare al servizio del cittadino e non viceversa. La società civile sta sperimentando da tempo alternative per esprimere le sue nuove consapevolezze. Serve una politica che le porti nei palazzi in modo da rimettere il capitalismo al suo posto prima che sia troppo tardi.
Serve una politica coerente, una politica che non dimentica le promesse elettorali, una politica anti sistema. Altrimenti il nuovo politico è solamente un altro che ce l’ha fatta ( a noi!).
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Il punto di “ equilibrio” di fronte al capitalismo globale, vorace e violento, non può che essere un punto di rottura od attraverso un conflitto o con l’ implosione interna dello stesso sistema , che implode portandosi dietro la politica degli Stati ormai demandata a poteri sovranazionali…..Che la politica sia in grado di gestire un tale passaggio svincolandosi dal casinò economico e finanziario, senza avere alcun mezzo, neppure quello informativo/culturale perché ormai ogni strumento è in disposizione e funzionale al casinò, credo che sia illusorio…..potrebbero riuscirci le masse se non fossero in preda a deliri fanatici a servizio del delirio capitalistico!
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Infatti non finirà bene, non subito. Si dovrà passare per una fase di rottura, sta già iniziando. Se ne vedono le avvisasaglie proprio nell’abbandono dei seggi, nel rifiuto di fare proprio quel gesto che, nato come un diritto-dovere, si è poi rivelato nel tempo una sorta di coercitiva presa in giro essendo stato svuotato dei contenuti.
I contenuti sarebbero la possibilità di scegliere i cadidati da votare scelti in maniera trasparente fra quelli radicati nel territorio, quindi ben conosciuti e di sicura fiducia che si porrà al servizio di chi lo ha eletto.
Sappiamo cos’è invece il verminaio, lo schifo, il mercimonio che sta dietro la scelta delle varie immondizie che ci presentano tutte le volte pretendendo che li votiamo. E non se ne vede la fine.
Perciò ci ritroviamo con queste macchiette incapaci di fare qualsiasi cosa, che siedono su scranni importanti, che vanno in giro a far danni invece di rappresentarci come meriterebbe un paese come il nostro. Ma siamo una decadente, imputridita, puzzolente caricatura di paese che si vuol credere e far credere evoluto.
Qualche pecora si sta svegliando, poche, troppo poche perché inizi un minimo di cambiamento. Perciò penso, mio malgrado, che la sveglia arriverà all’improvviso e non sarà una passeggiata.
Lo scossone farà aprire glli occhi e la reazione non potrà che essere forte e distruttiva. Solo dopo, sulle macerie si potrà ricostruire con nuovi paradigmi e sicuramente altre persone.
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Intanto cominciano a cadere i birilli… Santadeché ce la tolgono finalmente dalle palle?
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Purtroppo no.
La Meloni aveva detto che se fosse stata rinviata a giudizio l’avrebbe fatta dimettere
Ma le parole della Meloni sono scitte sull’acqua.
Le elezioni per FDI sono andate tutto sommato bene, ha perso elettori, ma rimane il primo partito.
Inoltre arriva l’estate e la faccenda rischia di finire nel dimenticatoio prima di quanto si pensi; quindi le parole della Meloni sono scitte nell’aria e non in stile film di Fantozzi.
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magari , ma dubito fortemente, ha troppi santi in paradiso e non se ne capisce il motivo visto la scarsa caratura umana e politica.
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Io non ci credo più. Che dalle masse popolari nasca il riscatto che salverà il pianeta, intendo. Che poi masse popolari è un temine fuori dal tempo. Oggi tutti sanno leggere e scrivere hanno un telefonino interconnesso che li mette in contatto con l’aborigeno australe (ma poi, aborigeno, io e te che c’avemo da disse… cit. Corrado Guzzanti), almeno qui da noi i poveri Cristi fanno una vita meschina e sfruttata, ma di fame non muore piu nessuno. Voglio dire che se uno volesse le informazioni, i sistemi di aggregazione e la possibilita di farsi sentire ci sarebbero. Ma tutto tace. tutto ci passa sopra la testa. Qualcuno, si indigna, scrive qua e la una protesta (come questa) e i piu rivoluzionari non si recano alle urne. E questa è l’elite. Il resto delle persone o è soddisfatto di come vanne le cose o proprio non gliene importa niente. Faccio prima a sperare che tra i megamiliardari, per autoconservazione, o per un poco di senso del pudore, nascano proposte per una piu equa ridistribuzione delle risorse, una riduzione dello spreco delle risorse del pianeta o addirittura un freno alla ricorsa verso l’apocalisse nucleare. D’altronde in quel caso si metterebbe male anche per loro
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Se riferito all’Italia, l’articolo di TM è alquanto condivisibile, ma il capitalismo non conosce confini e in altre parti non è così come descritto anche se le crepe neii muri cominciano a vedersi.
Il capitalismo o meglio la sua longa manus, i fondi di investimento non hanno avuto (ancora) lo stesso effetto ovunque; esistono i fortini di Asterix, mi riferisco ai paesi del nord Europa, che forti di una politica fiscale oculata, attuata nel passato, hanno ( ancora) risorse per resistere; con buona pace di chi parla di austerità come se si trattasse di una riedizione del corona virus.
Purtroppo per noi, non è così.
Anni di politica economica fatta “alla poltrona”, spendi e spandi senza avere risorse adeguate hanno messo una seria ipoteca sul nostro futuro rendendoci vulnerabili alle esigenze del momento che è la leva principale del capialismo alla TM; la pancia e gli ideali hanno un orizzonte temporale differente.
Bisogna quindi fare una scelta e, stando ai numeri, la pancia prevale, come sarebbe, del resto, logico attendersi.
L’ho scritto altre volte e sono convinto che l’unica cosa da fare sia pazientare e tenersi forte prima di andare a sbattere; solo allora sarà possibile, forse, ricominciare.
Per certi versi la versione moderna, 2.0 se preferite, della fine del fascismo.
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