Dagli attacchi alla Bce, Borghi e Bagnai passarono alle lodi a Draghi premier

(di Fabrizio Roncone – corriere.it) – Serve un identikit del senatore leghista Claudio Borghi. Chi è, chi non è. Ancora una volta? Ancora una volta. Sono due giorni che il tipo va in giro a chiedere le dimissioni del nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Va bene.

Allora, facciamo così: volti pure pagina chi sa già tutto su questo cocco di Matteo Salvinivero pilastro della sua truppa d’élite (con lui, quel gigante di Alberto Bagnai e il generale Vannacci, più Andrea Crippa, il vice-segretario tutto muscoli e braccialetti, sorrisone alla Jim Carrey e un fidanzamento con Anna Falchi, sobriamente annunciato a Radio Libertà). Gli altri provino invece a immaginare un furbastro con la parlantina del furbastro. Che nei talk tv va fortissimo (anche qualche ora fa, all’Aria che tira, su La7, eccolo che straparla da una spiaggia deserta, ombrelloni chiusi e supercazzole a raffica, per ribadire i suoi ragionamenti un po’ comici, un po’ sovversivi: «L’Italia è una Repubblica anti-democratica fondata sulla burocrazia…»).

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Ex fattorino, ex agente di cambio, ex broker, ex agente della Deutsche Bank, ex docente a contratto di Economia e mercato all’Università Cattolica e, per hobby — diciamo così — a sua volta mercante d’arte. La vita gli cambia una notte di dieci anni fa.

È sprofondato sul divano, in pantofole, con gli occhialini tondi scesi sul naso, la felpa, forse una busta di patatine fritte (su questo dettaglio, c’è incertezza). All’improvviso, il cellulare comincia a squillare. Numero sconosciuto. Rispondo, non rispondo. Okay, vediamo: chi è? «Ciao, sono Matteo… Matteo Salvini. Disturbo?». A certi sarebbe sembrato un film di Dario Argento. Borghi -—d’istinto — capisce che è un colpo di fortuna. Disturbare? Nemmeno a dirlo. «Bene. Perché, ecco, volevo chiederti una cosa: hai voglia di spiegarmi queste tue strane idee sull’euro?».

La mattina dopo, Borghi è lì che tiene una lezioncina privata al suo futuro boss. Che decide di pancia (in senso lato): infila nel cestino dei rifiuti il suo vecchio libro guida, Il sacco del Nord di Luca Ricolfi, e inizia a leggersi, anzi proprio a studiare a memoria, la bibbia degli euroscetticiIl tramonto dell’euro di Alberto Bagnai (la combriccola si sta componendo, e su Bagnai torneremo tra qualche capoverso: perché è un personaggetto niente male).

Salvini, intanto, è entusiasta di Borghi. Lo invita a convegni, cene, riunioni di partito. Insieme partecipano al No euro day di Milano del 2013. C’è stima, e amicizia. Borghi — cinico, spregiudicato, furbissimo — prova a passare all’incasso: subito si candida alle Europee del 2014 e però, niente, non ce la fa. Un anno dopo, prova allora a diventare governatore della Toscana: ma va di nuovo a sbattere. Nel 2017 cambia piano di volo, s’abbassa di quota, e sembra accontentarsi del Consiglio comunale di Como. È un trucco. Ha Montecitorio nel mirino ed è lì che alla fine sbarca, trionfale, con il suo mantra: «Dobbiamo uscire dall’euro».

Inevitabile che faccia ticket con Bagnai. Questo Bagnai — 61 anni, modesto suonatore di clavicembalo ai festival di musica barocca, senatore e docente all’Università di Pescara — è noto alla comunità scientifica solo ed esclusivamente per la sua forsennata battaglia contro l’Eurozona. Arrogante e grifagno, spesso minacciosetto contro chiunque osi criticarlo. Il collega Tommaso Monacelli della Bocconi ci prova. E lui, Bagnai, su X (all’epoca, Twitter): «Gli facciamo un bel cappottino di abete» (per alludere, simpaticamente, a una bara).

Odiano l’euro e la Bce, scrivono e dicono cose terrificanti. Poi, il pomeriggio in cui Mario Draghi riceve l’incarico di presidente del Consiglio, noi cronisti li becchiamo mentre vengono giù in completa letizia per via degli Uffici del Vicario, stretta stradina di sampietrini sotto il Parlamento, uno avanti e l’altro dietro. «Draghi è Ronaldo. Un fuoriclasse», dice quello più basso, cioè Borghi. E l’amichetto: «Draghi? Draghi l’ho sempre stimato».

Sono persone splendide, coerenti, ragionevoli. Infatti, di botto, da No euro diventano No vax (anche se tutti, compresi i governatori leghisti Zaia e Fedriga, impegnati sul fronte anti-Covid, hanno sempre avuto il sospetto che un paio di siringate salvifiche se le sia sparate pure lui, il Borghi). Ma poi, a pandemia superata, tornano a essere feroci nemici dell’Europa.

Immagini recenti: a Natale, quando il governo italiano boccia il Mes, Borghi sghignazza nel salone Garibaldi, il transatlantico di Palazzo Madama. «Trallallerò trallalà! E presto torneremo pure alla lira!». Poi, domenica, l’insolenza nei confronti del presidente Mattarella.

Mentre Salvini, dopo un teso (eufemismo) confronto con la premier Giorgia Meloni, prova a stemperare, Borghi va a Radio24 e conferma tutto, ogni parola.

Poi, accende il computer e si collega a X, la sua giostra preferita. E, tronfio, cinguetta: «Ringrazio i tanti che stanno scrivendo #iostoconBorghi…». Allora per curiosità vai a vedere chi sono. Eccoli, gli account dei suoi fanErCavajerenero, Il lupo bisbetico, Regina delle Nevi
Fate voi.