(Giuseppe Di Maio) – Dobbiamo nuovamente difenderci dalle false accuse. La destra dispone tribunali politici in cui processare l’operato dei governi Conte; la presunta sinistra ci processa in tv con le sue schiere di giornalisti prezzolati che ordiscono agguati e concepiscono teoremi nei quali far affondare le intenzioni a 5 stelle. Tutta la democrazia d’Occidente consiste nell’informazione. E’ bene che si capisca. E’ inutile credere acriticamente alla libertà di stampa senza denunciare che tramite essa il padrone si appropria delle istituzioni e riproduce il suo dominio. Gli emirati piddini non vogliono sparire alleandosi col Movimento, e pretendono che questo soggiaccia e colluda con le loro pratiche di potere. Se il M5S le accettasse sarebbe indistinguibile dal PD, se il PD portasse a termine la riforma annunciata da Schlein potrebbe apparire come un doppione del partito di Conte.

I rapporti tra Partito Democratico e Movimento sono stati sulla punta della spada fin dal tempo dello streaming con Bersani, e da allora sono fiorite le accuse contro i pentastellati. La nostra idea di ciò che sono i Dem la declinò Di Battista quando alla Camera disse che il PD era peggiore del Pdl, prontamente rimbrottato dall’indimenticabile Boldrini, col suo esilarante: non offenda. Tra gli agguati a cui sono usi i democratici ricordiamo il tentativo di una legge elettorale scritta assieme che naufragò tra le spire della malafede con l’accusa di Rosato che sbraitava: “ La parola dei 5 stelle non vale nulla!” Sappiamo poi quel protagonista quale idea di legge e di “parola” avesse in mente.

La Schlein ha un solo alleato e non si trova nel suo partito. Ma se la “responsabilità e la subordinazione” di Bersani, “l’anima” di Zingaretti, e “l’unità” dell’attuale segretaria, vogliono portare all’assorbimento del M5S, allora che la destra reazionaria regni in eterno, non è affar nostro, ma solo degli italiani. E’ affare che riguarda un elettore che continua a votare testardamente una classe dirigente abusiva. Lo scarso consenso del Movimento sui territori dimostra la realtà del voto di scambio, le accuse che ci rivolgono corrispondono alla quantità di contraddizioni da cui esse provengono. E se gli accordi sono difficili non è perché il M5S cerca l’egemonia, ma perché il PD non ha elementi di indiscusso valore da proporre. Un numero irragionevole di animosi pappagalli ripete a memoria le ragioni confezionate dai samurai dell’informazione. Se avessimo una legge elettorale perfettamente proporzionale saldata in Costituzione, non ci sarebbe necessità d’apparentamenti obbligati e non si tradirebbe il popolo elettore.