
(Dott. Paolo Caruso) – Ancora oggi le immagini trasmesse dalla TV e dai media di tutto il mondo della nostra connazionale Ilaria Salis ammanettata, catene ai piedi, e guinzaglio al collo, entrare nel tribunale magiaro per essere giudicata per sospetta aggressione e lesioni del tutto lievi nei confronti di un gruppo di giovani nazisti durante una manifestazione a Budapest avvenuta quasi un anno fa, lascia perplessi e sconcertati. Nonostante le lesioni del tutto marginali e la mancata denuncia querela nei confronti della donna italiana da parte dei giovani aggrediti, le autorità magiare hanno confermato il regime carcerario duro per la nostra connazionale, respingendo la richiesta di arresti domiciliari nella stessa Budapest e il pagamento della cauzione di quarantamila euro. Considerata alla stregua di una criminale pericolosa, la Salis viene sottoposta ormai da tredici mesi alle più gravi limitazioni dei diritti umani e come riferisce l’imputata anche a torture e sevizie. Inimmaginabili le sofferenze psicofisiche della detenuta reclusa in una cella “pattumiera”, per mesi anche in isolamento e il dolore oltre che lo sdegno dei familiari che si vedono respinta la possibilità dei domiciliari in attesa di un processo che dimostri la propria innocenza. Scene di disumano trattamento riprese da tutti i telegiornali che lasciano totalmente sgomenti trattandosi dell’Ungheria, che fa parte dei 27 Paesi che formano l’Europa. La scena poteva rassegnatamente essere tollerata se trasmessa da un tribunale iraniano o afgano o da altro Paese privo di libertà e di diritti civili, ma sicuramente non da uno nel cuore della Mitteleuropa. L’Ungheria di Erdogan pare che stenti a ispirarsi all’Occidente di cui si sente parte, e a quei valori che hanno fatto grande l’Europa di oggi, che si definisce con tutti i suoi limiti “democratica e liberale” con una Costituzione fondata aprioristicamente sulla dignità della persona e sul rispetto dei diritti umani. La gogna mediatica disumana è inaccettabile per chiunque crede in questi valori, e non può perciò essere giustificabile e valenza di pena. Purtroppo, di fronte alle scene terrificanti della nostra connazionale nel tribunale ungherese, viene a mancare il grido di sdegno da parte dell’Europa che nel silenzio assordante della politica tende ad ammainare la bandiera della civiltà. Silenzi compiacenti forse ma non giustificabili anche da parte dell’Italia meloniana, “Patriota” ma non tanto, visto che non riesce o meglio non vuole interferire sul governo magiaro per alleviare le condizioni disumane della nostra connazionale in attesa da più di un anno di un regolare processo. Forse una punizione per la Salis rea di essere antifascista? Soltanto vergogna, vergogna, vergogna!
L’Ungheria di Orban, non Erdogan.
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Gli EURONANI, che pensano ad ingrassare Zelensky e ad ingrossare la NATO, non hanno memoria di cosa siano i diritti civili in casa, figurarsi fuori.
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“Forse una punizione per la Salis rea di essere antifascista?”
Senza “forse”.
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sono completamente d’accordo, e’ uno scandalo infame che i principi umanitari che inalza l’europa nella politca sociale comunitaria vengono rovesciati da un piccolo stato che si e’ infiltrato dentro il sistema solo per trarre il suo profitto, purtroppo cosi’ vanno le cose nel cesto europeo, dove anche le mele marce hanno il loro posto.
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hahahha…l’Ungheria fa parte dell’UE?…..UE ridicola!
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È l’UE che è entrata a far parte dell’Ungheria non il contrario ( meno quando si parla di Putin)
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Mah, c’è il solito errore di fondo: l’Europa, la Comunità Europea in realtà NON ESISTE! È solo un principio astratto, ma in 27 leader di questo magma indistinto, nessuno è davvero capace di farsi sentire, salendo in volume rispetto al rumore di fondo. È solo un’unione MONETARIA, nulla di che, dove appunto conta il quattrino: il resto non conta niente. Schianterei dal ridere se non fosse che c’è di mezzo una guerra che francamente mi fa davvero paura. Ecco, “paura” che poi è il miglior stato d’animo in cui si possa farci vivere, noi “popolo-bue”, quello dell’ansia e stress derivante da uno stato di paura: sembriamo buoi o maiali nella corsia dei mattatoi, quella in cui sappiamo che stiamo per beccarci un chiodo in testa, e iniziamo a agitarci, sentendo la puzza del sangue dei nostri simili. Così, a parte qualche rumorino, ma nulla di che, stiamo tutti zitti e buoni, sperando che prima o poi arrivi un grande salvatore (che non è colui che ci salva, ma quello del Nome della Rosa, quello del “penitenziagite” insomma mentre si infila un topo vivo in bocca).
Siamo messi bbene, davvero bbene, oh! Essì che la caciottara disse che fosse finita la pakkia! A me par piuttosto che la sia iniziata, invece, ma guarda un po’! Guarda come stiamo bene, tutti felici, tutti contenti e soprattutto, soddisfatti! 💪🏼
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