Salvini attacca l’Anac: “Rema contro lo Stato”.  Dopo i rilievi sulla diga di Genova, il leghista sbrocca. Dal Ponte al codice appalti, un anno di scontri con Busia

(DI CARLO DI FOGGIA E ANDREA MOIZO – ilfattoquotidiano.it) – L’Autorità anticorruzione come un “pezzo dello Stato che rema contro l’interesse nazionale”. Matteo Salvini ha preso malissimo la stroncatura dell’Anac alla gestione dell’appalto della diga foranea di Genova, maxi-opera da 1,3 miliardi affidata senza gara e con modalità che lasciano trasparire una futura esplosione dei costi. Ma è solo l’ultimo di una serie di episodi che hanno visto l’anticorruzione contestata dal leader leghista per le critiche sulla gestione degli appalti.

Prima 24 ore di attacchi dei vertici liguri del centrodestra – dal sindaco Marco Bucci al presidente Giovanni Toti, al viceministro Edoardo Rixi –, poi nel primo pomeriggio il ministro fa uscire una durissima nota alle agenzie con cui apre l’ennesimo scontro istituzionale con l’autorità guidata da Giuseppe Busia. “Il ministro delle Infrastrutture – si legge – seguendo i principi di concretezza e buonsenso, ha fatto di tutto per velocizzare l’iter di un intervento fondamentale per tutto il Paese e non solo per la Liguria e il suo capoluogo. È come se pezzi di Stato remassero contro l’interesse nazionale”. I rilievi dell’Authority sono bollati come “semplici osservazioni burocratiche” mentre Salvini lavora “per gli interessi degli italiani”. Pochi minuti e Toti esulta: “Comprendo benissimo il ministro, il Paese dovrebbe remare nella stessa direzione, ma sembra che qualcuno non riesca a evitare di privilegiare la forma alla sostanza”. È il vecchio mantra berlusconiano del “lasciateci lavorare”.

Busia non replica. Anac risponde con una nota in cui conferma i rilievi, che finiranno in Procura (dove è già aperto un fascicolo) e alla Corte dei conti. L’istruttoria, aperta a luglio scorso, contesta a Bucci e all’autorità portuale di Paolo Signorini, i due commissari emergenziali per il post Morandi, la decisione di affidare una delle opere simbolo del Pnrr (finanziata dal piano complementare) senza gara al consorzio guidato dal colosso Webuild – decisione già bocciata dal Tar con tanto di potenziale risarcimento ai rivali – e peraltro scaricando sulla stazione appaltante l’incognita geologica dell’opera. Insomma, le varianti le pagherà tutte lo Stato a piè di lista, cosa che sta già avvenendo stando ai bilanci.

Il nervosismo è spiegato dalla decisione del ministero di stanziare altri 300 milioni per l’opera nell’ultimo decreto Pnrr per finanziare anche la seconda fase, che nelle intenzioni di Bucci&C. dovrebbe essere affidata anch’essa senza gara, un regalo a Webuild. Il nuovo stanziamento emerge da un dossier del servizio studi della Camera, grazie ai chiarimenti forniti dal Mit, visto che il decreto non specifica la destinazione delle risorse.

L’attacco di ieri, come detto, è solo l’ultimo, ancorché il più sguaiato, di una lunga serie che hanno messo l’Anticorruzione in rotta di collisione col governo. Busia, nominato ai tempi del Conte-2, è da tempo nel mirino della maggioranza. A marzo 2023 le sue critiche alla decisione di Salvini di far rivivere la vecchia gara per il Ponte sullo Stretto di Messina – bollata come “un enorme regalo” alla solita Webuild che lega le mani allo Stato – furono prese malissimo dal leader leghista (“il ponte è un regalo a tutti gli italiani”).

Ancora peggio è andata con il nuovo codice degli appalti pubblici, che elimina l’obbligo di gara per oltre il 90% dei contratti, riduce i poteri dell’Authority e reintroduce il subappalto a cascata. In quel caso, ai rilievi dell’Anac, la Lega rispose invitando Busia a dimettersi.

Più di recente, il ministro della Giustizia Carlo Nordio gli ha riservato un altro sgarbo istituzionale, non invitando il giurista al vertice di Atlanta tra i Paesi firmatari della Convenzione Onu sulla corruzione e di fatto estromettendo l’Anac dalle interlocuzioni sulla nuova direttiva europea contro la corruzione proposta dalla Commissione Ue. Busia ha criticato a più riprese (l’ultima ieri in audizione alla Camera sul ddl Nordio) anche la decisione del governo di eliminare il reato di abuso d’ufficio e svuotare quello di traffico di influenze. Ieri Salvini ha svelato cosa pensano di lui nel governo: un pezzo di Stato che “rema contro”. Con 90 miliardi di appalti Pnrr-Pnc da realizzare, non è un bel viatico.