(Giuseppe Di Maio) – E invece è proprio per decreto che dovrebbe essere abolita la povertà: per legge, per civiltà, per patto sociale. Come recita la Costituzione e ancora di più: per costruire una società che abbia un obiettivo razionale, dal verso opposto a quello per cui è nata. L’espressione della premier a Campobasso “La povertà non si può abolire per decreto” è potuta sembrare una frasetta intelligente, assieme a quella che “il lavoro non si crea per decreto”. Ma se per la seconda ci sono forti dubbi, la prima è totalmente errata. “Lei, invece, è riuscita a farla aumentare per decreto”, le risponde Appendino nella sua intervista alla stampa, riferendosi alla cancellazione del Reddito di Cittadinanza. Già! Perché al contrario, l’obiettivo di questo governo è creare povertà, è creare distanza tra le classi, agevolando quelle abbienti e punendo quelle gregarie.

Sono del tutto convinto che originariamente i gruppi umani più numerosi di quelli aggregati solo dal vincolo familiare, si formarono nella necessità dello scambio genetico e nel bisogno di scegliere il gamete in mezzo a un numero opportuno di possibilità. Se dicessimo che la società è nata per generare la disuguaglianza, non diremmo proprio una sciocchezza. E’ seguìto poi lo Stato, la cui funzione è di mantenere la disparità nata dal gioco naturale e dalla politica. Ognuna di queste costruzioni umane ha un compito storico, perciò destinato ad essere modificato nel tempo. La prima ambizione delle società nate dalla rivoluzione francese e dalla democrazia è stata quella di trasformare gli obiettivi naturali in programmi razionali: di affermare “i diritti dell’uomo”, di pretendere dall’ordine sociale benefici minimi irrinunciabili. Per quale ragione allora dovremmo sottostare al giogo sociale e allo Stato? Solo per ricevere un tanto di presunte opportunità senz’alcuna garanzia?

E’ ormai chiaro che l’ideologia delle destre è osannare il liberismo, la dura regola del mercato, l’ordine imposto dal Capitale, e ammettere infine che a questi non c’è alternativa. Ma gli uomini non sono soggetti a un demone dispotico che impedisce loro di organizzare le proprie società come credono. Chi è convinto di questo, di certo trae vantaggi dal vivere in un mondo senza alternativa, poiché si propone di alterare per sé quelle regole che per gli altri predica immutabili. Difatti non vuole mettere un limite ai salari minimi, giudicando alcuni lavori degni del disprezzo della società e del legislatore, ma si aumenta il proprio stipendio che, in quanto proprio, gli pare giusto che abbia il migliore trattamento.