Non allarghiamoci troppo; crediamoci di più. Si potrebbe riassumere così il flop dell’opposizione alle elezioni regionali abruzzesi

(NADIA URBINATI – editorialedomani.it) – Non allarghiamoci troppo; crediamoci di più. Si potrebbe riassumere così il flop dell’opposizione alle elezioni regionali abruzzesi. Partiamo dalla prima massima. È certamente vero che la politica elettorale ha una naturale dimestichezza con il compromesso, le giravolte, la furbizia e l’opportunismo.
Nel paese di Machiavelli, chi si stupisce di questo o disdegna la politica o si stupisce falsamente. Ma il segretario fiorentino insegnava anche che il «modo» è parte della sostanza.
Chi ha aderito al campo largo, i centristi di Azione e di Italia viva, lo ha reso poco credibile e con un fastidioso alone di palese opportunismo. Se opportunisti si deve essere, lo si sia nel modo conveniente. Chiuse da poco le urne sarde dove Carlo Calenda e Matteo Renzi si sono spesi contro l’alleanza Pd e Cinque stelle, portando sul candidato Renato Soru quei voti che avrebbero reso più forte e veloce la vittoria di Alessandra Todde, i due rivali in moderatismo hanno fatto una virata di 180 gradi e gli avversari di ieri sono diventati alleati. Il motivo della svolta non deve essere apparso nobile agli elettori.
Le alleanze, soprattutto quelle costruite con fatica e per necessità, devono preoccuparsi di pattugliare i confini. Un’alleanza vincente, come quella di destra, potrebbe permettersi alleati sfacciatamente opportunisti a conferma della sua forza magnetica. Tutti vogliono stare con chi vince.
Ma nel caso di un’alleanza che si costruisce da posizioni di oggettiva debolezza – cioè dall’opposizione – imbarcare chiunque voglia un posto sulla scialuppa è un segno di debolezza, non di forza.
LA FORZA DI UNA COALIZIONE
Italia viva e Azione hanno aderito al campo largo perché non hanno trovato alternative in Abruzzo. Ecco allora che si sono orientati verso Elly Schlein e Giuseppe Conte. Dopo averli sbeffeggiati e aver criticato con una certa insistenza l’alleanza tra un partito massimalista (il Pd di Schlein) e un partito populista (i Cinque stelle di Conte), che credibilità può avere un’alleanza con loro?
Sarebbe forse stato preferibile che i due moderati facessero i moderati fino in fondo: se non c’è spazio per fare liste che si adattano al loro stile, meglio stare fuori e, semmai, dare indicazioni di voto. Ma salire sullo stesso palco calcato dai criticatissimi massimalisti e populisti non è una mossa strategica degna di Machiavelli.
La forza di una coalizione che parte in svantaggio sta anche nel sapere stabilire una soglia minima di coerenza. Perché anche se la politica elettorale è un ricamo di compromessi ed equilibrismi, un ricamo è (dovrebbe essere).
Un’opera di buon artigianato. Un senso di coerenza estetica, cioè di minima compattezza, bisogna volerlo. Altrimenti la coalizione sembra tutt’altra cosa, una boa a cui si attaccano quelli in panne e che tira giù tutti. Al Pd va riconosciuto il merito di aver imboccato la direzione giusta, e gli elettori abruzzesi lo hanno capito e premiato.
Dall’11,9 per cento delle regionali 2019 al 16,6 per cento delle politiche 2022 al 20,3 per cento delle regionali di domenica scorsa. Bene, dunque, la direzione impartita da Schlein. D’ora in poi bisogna costruire bene la coalizione, che è certamente “solo” elettorale ma non può essere “esclusivamente” elettorale, come abbiamo notato. Questo può portare gli incerti alle urne.
Ed ecco la seconda massima: crederci di più. Le titubanze dei due alleati, Pd e Cinque stelle, il timore che mostrano agli elettori di volersi gelosamente tutelare mentre competono insieme, è probabilmente percepito come un segno di debolezza. L’alleanza c’è ma. Sarebbe necessario far cadere quel “ma”.
All’ osteria un ubriaco farfugliava frasi sconnesse, parlando da solo
Li chiamava Cip e Ciop
Diceva che si sono infilati nel campo larghissimo proprio per farlo perdere, sicuri del disgusto provocato nell’elettorato
Per una assicurazione a dx, in caso di crisi
E l’ ubriaco diceva pure che, tanto, nessuno avrebbe avuto il coraggio di mettere alla porta Cip e Ciop, perché a sx sono tutti codardi poltronari .
Mah..
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In effetti, meglio avere perso in Abruzzo che vinto in compagnia di simili schifosi. Quell’ubriaco probabilmente ha molta più abilità politica di Giuseppi.
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Quanto largo deve essere il campo?
Semplice, fino al limite dell’indecenza.
In abruzzo si è superato quel limite
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Il campo largo a seconda del programma.
Un ottimo programma fa diventare un campo fertile che è tale non per la dimensione ,ma per il rendimento.
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aprire le porte ai 2 balordi, che impropriamente vengono definiti moderati, forse le si sono chiuse agli elettori.
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col senno di poi….tutto diventa piu’ semplice pero’ mi sono sempre chiesto…..ma come c@@@o fanno ad imbarcare quei due…..??? Che disastrosa genialata…!!!!
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Via del campo c’è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano
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Visti i risultati, più che campo largo direi camposanto.
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“Campo largo”?????
Ma di cosa stiamo parlando?
Siamo all’assurdo….
Il campo più largo che ho visto in vita mia ( con relativo voltastomaco) è stato quell’obbrobrio del governo draghi e si è visto come è andato a finire, incoronando vincitrice l’unica che ha avuto la furbizia di restarne fuori.
E siamo ancora qui a parlare di campo largo: qualcosa che se anche dovesse funzionare alle elezioni imploderebbe due minuti dopo aver iniziato a governare, e magari come ciliegina sulla torta ci ritroveremo con un altro bel governo tecnico a trazione pd come al solito.
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Largo quanto un CAMPO di pomodori.
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